Prato, il Tennis Club di via Firenze a rischio chiusura: le contestazioni dell’Asl e la data chiave
All’origine del procedimento c’è la mancanza di una serie di documenti che il Club non è stato finora in grado di produrre e che dovranno essere prodotti entro un mese, cioè entro il 24 ottobre
PRATO. Il glorioso Tennis Club Prato di via Firenze rischia la chiusura. Non è un’ipotesi campata in aria, ma è stata messa nero su bianco in una comunicazione inviata lo scorso 24 settembre al presidente Marco Romagnoli dal Servizio attività economiche del Comune e firmata dalla dirigente Sandra Piccinini che ha per oggetto l’inizio del procedimento di "cessazione attività di impianto sportivo".
Il procedimento
All’origine del procedimento c’è la mancanza di una serie di documenti che il Tc Prato non è stato finora in grado di produrre e che dovranno essere prodotti entro un mese, cioè entro il 24 ottobre, pena la chiusura del club. Non è stato esattamente un fulmine a ciel sereno, perché l’inizio dei guai per il Tc Prato risale al 28 maggio, quando i tecnici dell’Asl hanno fatto un’ispezione sui campi di via Firenze, rilevando numerose presunte irregolarità. Il 6 agosto, mentre tanti soci si preparavano ad andare al mare o forse già erano sotto l’ombrellone in Versilia, è stato presentato il conto, che è pesante. L’elenco dei documenti mancanti è lungo: le dichiarazioni di conformità degli impianti elettrico, idrico-sanitario, termico e del ricambio dell’aria, il parere della Commissione pubblico spettacolo, la Scia di apertura attività con l’indicazione della capienza, la Scia dell’apertura delle sale palestra con la capienza, il certificato di omologazione del Coni, la documentazione sul superamento delle barriere architettoniche, il protocollo di gestione del rischio legionella, la relazione sul corretto montaggio delle vetrate. L’Asl fa presente che il presidente Marco Romagnoli non sarebbe in possesso delle autorizzazioni previste dal Tulps (il Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza) relative all’apertura di locali pubblici e alla loro agibilità. Ricevuta la comunicazione da parte dell’Asl, il Comune, che in questo caso è un mero esecutore, l’ha trasmessa al Tc Prato intimando la produzione dei documenti mancanti entro un mese.
Il grande problema
Non sarà una cosa semplice, perché alcune di queste carte possono essere perfezionate entro il 24 ottobre, ma il problema grosso è la mancanza della Scia, per la quale come minimo servono tempi un po’ più lunghi. Un bel problema per un circolo intorno al quale ruotano attualmente 650 famiglie e che ha una storia gloriosa lunga mezzo secolo. Sui campi di via Firenze sono passate le stelle del tennis mondiale passato e presente, da Federer a Murray, da Nadal a Sinner, e per ben due volte il circolo ha ospitato incontri ufficiali di Coppa Davis, nel 1987 contro la Svezia di Mats Wilander e nel 1998 contro lo Zimbabwe dei fratelli Black. In tutte queste occasioni, compreso il prestigioso Trofeo internazionale Città di Prato riservato alle giovani promesse, non sono mai stati sollevati problemi di sicurezza, agibilità o capienza, ma nel frattempo le norme sono cambiate, la burocrazia è diventata più pesante ed evidentemente le carte non sono state aggiornate. Il controllo dell’Asl che ora fa tremare il Tc Prato è uno di quelli a campione, che già l’anno scorso hanno portato alla chiusura dei campi sportivi di Chiesanuova, Tavola e Paperino.
L’aiuto delle istituzioni
Il delegato provinciale del Coni Massimo Taiti e l’assessore allo Sport Enrico Romei si sono messi a disposizione del circolo per tentare di risolvere i problemi, ma non possono cambiare le norme. L’unica cosa positiva di questa faccenda, per il Tc Prato, è che non è scattata l’immediata chiusura dell’impianto, come accaduto ai campi di periferia, ma se le presunte irregolarità non verranno sanate il rischio di chiusura è concreto. «Il problema non riguarda solo Prato, è generale - commenta Massimo Taiti - In prospettiva la soluzione sarebbe quella di assimilare gli impianti storici come il Tc Prato agli impianti pubblici». Per questo, nel caso in questione, manca il tempo. «Oppure - aggiunge Taiti - un intervento della Regione che dia indicazioni alle Asl di rimanere nei confini dell’ambito sanitario senza entrare nel campo delle prescrizioni edilizie». Ma anche su questo probabilmente mancherebbe il tempo, se non la volontà politica o la praticabilità concreta. E allora non resta che aspettare la scadenza del 24 ottobre per capire se il Tc Prato potrà continuare regolarmente la sua attività, come sta facendo in questi giorni, oppure sarà costretto a sospenderla, a meno che dal Comune non arrivi una proroga alla scadenza.
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