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La vertenza

Caso Acca, un altro giudice dà ragione al Sudd Cobas. Il sindacato: «Pensiamo ai posti di lavoro a rischio»

di Redazione Prato

	Luca Toscano del Sudd Cobas coi lavoratori davanti alla Acca di Seano
Luca Toscano del Sudd Cobas coi lavoratori davanti alla Acca di Seano

Il Tribunale di Pisa ribalta la decisione che aveva dichiarato illegittimo il picchetto davanti alla logistica cinese di Seano

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PRATO. Da Pisa è arrivato un nuovo pronunciamento favorevole al Sudd Cobas nella dura vertenza che oppone il sindacato alla logistica cinese Acca di Seano e a decine di pronto moda cinesi che vorrebbero rientrare in possesso della merce bloccata nel deposito di via Copernico. Il giudice del lavoro del Tribunale di Pisa, in seguito all'udienza che si è tenuta ieri, 24 luglio, ha deciso di revocare il provvedimento che lui stesso aveva emesso “inaudita altera parte” lo scorso 14 luglio con cui dichiarava illegittimo il picchetto ed ordinava al Sudd Cobas la sua cessazione.

«Un ribaltone avvenuto dopo che con l'udienza di ieri i nostri legali, Lorenzo Nannipieri e Letizia Bertolucci, hanno avuto la possibilità di smontare pezzo per pezzo le tesi dei pronto moda e difendere il diritto di sciopero – si legge in una nota del Sudd Cobas – Il giudice ha così stravolto la decisione che aveva assunto in precedenza. Il ricorso dei pronto moda, promosso da 14 aziende a cui se ne erano aggiunte ieri l’altro ulteriori 64, è stato rigettato in quanto ritenuto infondato, nel merito e nel metodo. La bocciatura è infatti totale: riguarda sia l'assenza del fumus boni iurius sia del periculum in mora. Una bocciatura nel merito, che si aggiunge a riconoscimento dell'assenza di ogni urgenza che giustifichi un giudizio cautelare».

Non è la prima volta che un giudice dà ragione al Sudd Cobas. «Ad ora sono quattro i giudici che hanno respinto gli attacchi per via giudiziaria al picchetto in corso alla Acca: due giudici civili del Tribunale di Prato e un giudice del Lavoro del Tribunale di Pisa, a cui si aggiunge il gip del Tribunale di Prato che non ha convalidato il decreto di sequestro della Procura che aveva portato allo sgombero del 3 luglio – ricorda il sindacato – Una debacle di cui ci auguriamo che I pronto moda prendano atto. Inizino a fare quello che qualsiasi azienda normale avrebbe fatto, rivolgano le loro istanze alla Acca affinché si risolva la vertenza invece di strumentalizzare la situazione per una campagna di attacco verso il sindacato e gli scioperi».

Ma il nocciolo della questione, secondo il Sudd Cobas, resta un altro: non tanto le merci quanto le prospettive dei 95 operai che rischiano di perdere il posto di lavoro: «Ora non vogliamo più sentire parlare di scatole e merci. Si torni a parlare di 95 operai che perdono il lavoro perché hanno rivendicato diritti. Si parli del fatto che la Acca sta solo spostando il lavoro perché vuole nuovi schiavi da sfruttare. Si parli di quale futuro vogliamo per questo distretto. La prossima settimana è attesa la nuova convocazione del tavolo istituzionale. Il prossimo tavolo arriverà dopo che abbiamo documentato come la Acca stia svolgendo il lavoro nelle strade dei Macrolotti, con operai senza diritti e senza sicurezza, e come abbia trasferito una parte delle attività nel magazzino di via Confini a Prato. Il "chiudi e riapri" va fermato e ci aspettiamo una posizione molto dura verso l'azienda da parte delle istituzioni presenti al tavolo».

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