Caso Acca, il gip di Prato non convalida il sequestro della merce: altro punto a favore del sindacato
Il giudice ha deciso sul provvedimento che aveva innescato lo sgombero del picchetto davanti al deposito della logistica cinese di Seano
PRATO. Il sindacato Sudd Cobas non ha ancora vinto la battaglia per salvare i 95 posti di lavoro a rischio per l’annunciata chiusura della logistica cinese Acca di Seano, ma sta cominciando a vincere nei tribunali. Il giudice per le indagini preliminari Costanza Chiantini non ha convalidato il decreto di sequestro d’urgenza della merce di 21 pronto moda cinesi bloccata nel deposito di via Copernico, disposto alla fine di giugno dal procuratore Luca Tescaroli e in forza del quale si era proceduto il 3 luglio allo sgombero del picchetto sindacale davanti al cancello della Acca.
La decisione del gip risale all’8 luglio, ma il sindacato Sudd Cobas, che l’ha resa nota oggi, 21 luglio, lo ha saputo solo ieri perché il giudice non era tenuto a notificare il provvedimento a sindacalisti e lavoratori in sciopero ma solo alla Procura, che ha puntualmente fatto appello (se ne discuterà nell’udienza del 27 luglio).
Questa decisione però innesca un effetto a catena su altre cose che sono successe dopo. Per esempio sul ricorso d’urgenza di 14 pronto moda per rientrare in possesso della merce ferma nel deposito, che lo scorso 16 luglio è stato accolto da un giudice del lavoro del Tribunale di Pisa. In quel provvedimento, preso “inaudita altera parte”, cioè senza sentire le ragioni dei lavoratori e del sindacato, il giudice faceva esplicito riferimento al sequestro disposto dalla Procura di Prato, senza sapere che nel frattempo quel sequestro non era stato convalidato. Sarebbe toccato al giudice di Pisa informarsi sull’esito di quel sequestro, ma evidentemente non lo ha fatto.
«Quello che è successo basterebbe a chiedere scusa – hanno commentato Luca Toscano e Sarah Caudiero del Sudd Cobas, tuttora indagati per violenza privata – Quando è stato eseguito lo sgombero c’è stato un ribaltamento della realtà, non eravamo noi gli aggressori, noi eravamo gli aggrediti (il 23 giugno c’era stato l’assalto di centinaia di imprenditori cinesi che volevano riprendersi la merce con la forza, ndr). Sembra che ci sia un uso dei Tribunali come “gratta e vinci”. Provo a Prato, non mi va bene e allora provo a Pisa, ma ormai le cose sono chiare. Si sta alzano una cortina di fumo per parlare di altro, anziché di 95 lavoratori che fino a due anni fa erano sfruttati e che hanno conquistato i loro diritti letteralmente col sangue (il riferimento è ai sei operai pestati dai caporali perché si erano rivolti al sindacato, ndr), mentre ora l’azienda vuole liberarsi di loro riaprendo con un altro nome da un’altra parte. Non vogliamo più parlare della merce, vogliamo parlare dei lavoratori».
Prima della conferenza stampa sul marciapiede di via Copernico c’è stato un duro scontro tra i sindacalisti e un paio di ufficiali giudiziari che volevano accedere al magazzino in forza di quel provvedimento del giudice di Pisa che evidentemente era basato su un sequestro poi non convalidato dal gip di Prato. I due ufficiali, dopo un vivace scambio di battute coi sindacalisti, sono stati costretti a battere in ritirata.
In attesa dell’appello sulla mancata convalida del sequestro d’urgenza disposto dalla Procura, il sindacato segna dunque un altro punto a suo favore, che si somma ad altre due pronunce favorevoli, quella del giudice civile che ha respinto il ricorso di 51 pronto moda cinesi per rientrare in possesso della merce e quella di lunedì di un altro giudice che ha respinto il ricorso di un autotrasportatore che chiedeva l’accesso al deposito.
Intanto prosegue il presidio sindacale in via Leonardo da Vinci a Campi Bisenzio, dove Acca ha preso in affitto una parte del deposito dello spedizioniere Albini & Pitigliani per stoccare la merce in arrivo dalla Cina (tessuti e capi d’abbigliamento).
«Mentre dicono che non c’è lavoro, hanno trasferito lì una parte dell’attività. Vi sembra normale?» si chiedono i sindacalisti.
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