Prato, Targetti sul caso degli spazzini che hanno mescolato i rifiuti: «Licenziarli è ipocrita»
Il consigliere comunale: «Giusto sospenderli, ma siamo sicuri che loro siano i soli responsabili?». E avvia una sua indagine personale
PRATO. Il consigliere comunale Jonathan Targetti interviene con durezza sulla vicenda della raccolta differenziata gettata in un unico cassone al Soccorso, documentata da un video girato da un residente. I tre dipendenti della cooperativa che si occupa della raccolta dei rifiuti per conto di Alia sono stati sospesi e il presidente della cooperativa ha comunicato ad Alia l’intenzione di licenziarli.
«La risposta dell'azienda è stata immediata: tre sospensioni e un procedimento disciplinare. Peccato che sia la risposta più comoda possibile – commenta Targetti – Si punisce chi ha eseguito e si mette al riparo chi ha responsabilità di governance. Prima di chiudere questa vicenda sacrificando tre lavoratori, è doveroso sapere se quel gesto sia stato un errore isolato o una prassi suggerita o imposta dall'alto per ottimizzare i tempi e reggere ritmi altrimenti insostenibili».
Per il consigliere il problema è strutturale: «Il sistema degli appalti e dei subappalti assottiglia i margini a ogni passaggio, e alla fine della catena restano sempre gli operai: turni più duri, stipendi più bassi, tempi più stretti. Quando il servizio viene spremuto fino all'osso, è sempre l'ultimo anello a spezzarsi. E puntualmente è l'ultimo anello a pagare. I due operatori ecologici morti in servizio pochi giorni fa in provincia di Firenze sono un campanello d'allarme che nessuno può permettersi di ignorare».
Targetti giudica corretta la sospensione cautelativa, «un atto dovuto se le procedure sono state violate», ma avverte: «Un licenziamento sarebbe una sanzione sproporzionata e ipocrita. In questo sistema chi guadagna stipendi dirigenziali a sei cifre, pagati anche con risorse pubbliche, non risponde mai di nulla, mentre chi sta in strada all'alba con salari da fame paga per tutti. Se ci sono responsabilità organizzative, chi dirige deve risponderne prima e più di chi esegue. La differenza tra chi comanda e chi lavora non può essere che i secondi rischiano il posto e i primi mai».
Il consigliere annuncia quindi l'avvio di un'indagine personale, nell'esercizio delle prerogative del proprio mandato: «Voglio capire di chi siano davvero le responsabilità, com'è costruito il contratto d'appalto, con quali margini, con quali tempi di servizio imposti. Invito gli operatori sospesi, i loro colleghi, gli ex dipendenti e i cittadini che abbiano informazioni utili a contattarmi in privato sulla mia pagina o alla mail istituzionale j.targetti@comune.prato.it. Garantisco la massima riservatezza».
«Prato ha bisogno di una gestione dei rifiuti diversa, che funzioni davvero – conclude Targetti – Ma si costruisce partendo da condizioni di lavoro dignitose, non sulla pelle di chi ogni mattina sta sul marciapiede con stipendi da fame».
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