La maledizione delle piscine: anche quella di Vernio è chiusa
L’opposizione chiede spiegazioni sull’affidamento della gestione
VERNIO. Non si può andare in piscina a Prato? Beh, allora andiamo a Vernio, ma no, non si può andare nemmeno lì perché anche la piscina di Vernio è chiusa. Lo fa notare il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia con un’interrogazione a risposta orale, a firma del capogruppo Marco Curcio, per chiedere chiarimenti alla giunta «sulle cause del ritardo dell’apertura, sulle tempistiche effettive di riapertura e sulle scelte amministrative che hanno condotto all’attuale situazione di stallo».
L’interrogazione riguarda anche le modalità di affidamento della gestione dell’impianto, avvenuto tramite affidamento diretto dopo che il precedente bando era andato deserto. Una circostanza che, alla luce della situazione attuale, richiede un approfondimento politico e amministrativo sulle valutazioni effettuate dall’Amministrazione. Come evidenzia il coordinatore di Fratelli d’Italia Vernio, Emanuele Millo, dalla semplice consultazione delle informazioni societarie pubblicamente disponibili emergerebbe che il soggetto affidatario risulta principalmente attivo in ambiti di consulenza amministrativa e gestionale senza, apparentemente, esperienza specifica nella gestione di impianti sportivi. Dalle medesime risultanze pubbliche emergerebbero inoltre dati economici estremamente contenuti negli ultimi esercizi, circostanza che impone quantomeno un serio approfondimento sui criteri di scelta adottati. Non si intende in alcun modo mettere in discussione la legittimità degli atti o la serietà del soggetto affidatario, ma appare necessario chiarire quali valutazioni abbiano portato a tale decisione e quali garanzie siano state ritenute sufficienti.
«Alla luce di questi elementi, l’interrogazione pone un interrogativo politico preciso all’amministrazione – accusa FdI – Se la scelta dell’affidamento risponda realmente a una valutazione attenta e coerente dell’idoneità del soggetto individuato rispetto alla gestione di un impianto pubblico complesso come una piscina comunale, oppure se, al contrario, si sia proceduto a una soluzione esclusivamente formale per chiudere la procedura dopo il bando deserto, senza una reale garanzia sulla capacità operativa del gestore e sulla conseguente effettiva apertura del servizio nei tempi dovuti».
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