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Il caso

Voleva diventare sindaco di Prato: arrestato per truffa ed evasione

di Redazione Prato

	Lo scontro dell'11 aprile tra Mario Adinolfi e Filippo Roma, inviato delle Iene
Lo scontro dell'11 aprile tra Mario Adinolfi e Filippo Roma, inviato delle Iene

La parabola di Mario Adinolfi, leader del Popolo della famiglia, ora ai domiciliari per la vicenda della “scommessa collettiva”

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PRATO. Due mesi fa sognava di diventare sindaco di Prato e ora è stato arrestato con le accuse di truffa ed evasione fiscale. Il giornalista e leader del Popolo della Famiglia, Mario Adinolfi, è stato messo agli arresti domiciliari nella mattinata di oggi, 8 luglio, su disposizione della Procura di Roma. Il provvedimento, eseguito dalla guardia di finanza, è legato a un'indagine che gli contesta i reati di truffa ed evasione fiscale. Al centro dell'inchiesta c’è il meccanismo della cosiddetta “scommessa collettiva” che avrebbe alimentato una truffa da 5 milioni di euro. Le stesse accuse che gli aveva mosso l’inviato delle Iene Filippo Roma lo scorso 11 aprile davanti all’Art Hotel, quando Adinolfi lo prese per i capelli in un video poi diventato virale. Gli investigatori attribuiscono inoltre ad Adinolfi una presunta evasione fiscale pari a circa 400 mila euro.

Il giornalista romano si era candidato a sindaco di Prato con la lista del Popolo della famiglia, lista poi esclusa per irregolarità nella raccolta delle firme.

Adinolfi è indagato per le ipotesi di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi. Contestualmente, è in corso di esecuzione un decreto di sequestro preventivo per oltre 400 mila euro, finalizzato alla confisca anche per equivalente del profitto dell’evasione fiscale conseguito dall’indagato per un solo anno d’imposta. Le investigazioni sono scaturite da plurime denunce/querele presentate da soggetti che hanno affidato all’indagato somme di denaro nella convinzione di partecipare a un “Betting Group”, denominato “scommessa collettiva”, ideato e promosso attraverso i social network. L’attività riscuoteva l’adesione di un numero considerevole di clienti che - per l’affidabilità nella figura dell’ideatore che la proponeva, la promessa di rendimenti elevati e garantiti in termini percentuali ben oltre i tassi offerti sul mercato finanziario, l’utilizzo di presunti algoritmi e di strategia di scommessa infallibili - sono stati indotti a consegnare ingenti somme di denaro (anche superiori a 100.000 euro per vittima) per l’acquisto di quote di partecipazione, senza ottenere (in tutto o in parte) la restituzione delle somme versate o la remunerazione prospettata. Dalla ricostruzione delle movimentazioni finanziarie sui conti correnti dell’indagato nell’ultimo quinquennio è stata accertata la raccolta di oltre 4,7 milioni di euro. Solo una parte di tali somme sono risultate correlate ad attività di scommesse sportive, mentre la gran parte dei fondi ricevuti sarebbe stato destinato a diversi utilizzi, tra cui trasferimenti verso soggetti terzi e sostenimento di spese personali per l’acquisto di beni di lusso quali orologi, lingotti e monete straniere, quadri, imbarcazioni e pagamenti per l’effettuazione di viaggi.

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