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Poggio a Caiano, raccolta di firme per chiedere la riapertura del Parco del Bargo


	L'assemblea al circolo Arci Becagli di Poggio a Caiano
L'assemblea al circolo Arci Becagli di Poggio a Caiano

Scontro tra gli ex sindaci Gelli, Martini e Puggelli e l’attuale primo cittadino Palandri

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POGGIO A CAIANO. È scontro sul futuro del Parco del Bargo. Da una parte gli ex sindaci Silvano Gelli, Marco Martini e Francesco Puggelli, dall'altra l'attuale primo cittadino Riccardo Palandri. In mezzo c'è il destino dell'unico grande polmone verde di Poggio a Caiano, chiuso dopo l'interruzione del rapporto tra il Comune e il Demanio dello Stato e diventato oggi uno dei casi politici più caldi dell'estate poggese. Il Partito democratico poggese è pronto a passare all'offensiva. Nei prossimi giorni partirà una raccolta di firme per chiedere l'immediata riapertura del Bargo e il ritiro dell'ordinanza comunale che ha disposto la chiusura dell'area. L'obiettivo è riportare il tema al centro del dibattito pubblico e fare pressione sull'amministrazione Palandri affinché riapra un confronto con il Demanio. Ma è anche quello, più che palese, di "sfiduciare" sindaco e amministrazione comunale, alla luce di quanto detto martedì sera da più voci, ossia "l'incompetenza amministrativa del sindaco". Per il momento, però, l'immagine simbolo della vicenda resta quella dei cancelli chiusi. Un epilogo che interrompe quasi trent'anni di collaborazione tra il Comune e il Demanio e che priva la cittadinanza di un'area naturalistica strategica, collegata all'ex ponte Manetti e al sistema ambientale delle Cascine di Tavola. Martedì sera il Circolo Arci Luigi Becagli ha ospitato un'assemblea pubblica organizzata dal Partito democratico alla quale hanno partecipato circa cento persone. Una serata nella quale, documenti alla mano, gli ex amministratori hanno ricostruito passo dopo passo il percorso amministrativo avviato oltre un decennio fa per arrivare dapprima alla concessione e successivamente al trasferimento della proprietà dell'intero compendio attraverso il federalismo demaniale. Secondo Marco Martini e Francesco Puggelli, il progetto era stato definito fin dal 2012 con gli uffici del Demanio e prevedeva il passaggio al patrimonio comunale della Palazzina Reale, dell'Oasi apistica delle Buche e del Parco del Bargo. «L'attuale amministrazione – hanno sostenuto – non avrebbe né visto né riconosciuto la mole di documentazione predisposta negli anni, che costituiva il percorso condiviso con il Demanio per arrivare all'acquisizione definitiva dell'intero complesso». Le prime due operazioni, hanno ricordato gli ex sindaci, si sono concluse positivamente entro il 2023. Restava da completare il trasferimento del Parco del Bargo, ultimo tassello di un progetto che avrebbe consentito al Comune di acquisire gratuitamente il bene, assumendosi però gli obblighi di tutela, manutenzione e valorizzazione previsti dalla normativa sul federalismo demaniale. «Nel 2012 avevamo concordato con il Demanio di non pagare il canone di concessione, ma soltanto l'occupazione del suolo – ha spiegato Marco Martini – perché l'intesa prevedeva che quel rapporto fosse temporaneo e finalizzato al successivo passaggio di proprietà del bene. Per questo il Comune investiva nella manutenzione e nella valorizzazione del Bargo». Poi il cambio di scenario politico. La partita è ormai tutta politica. Da una parte il centrosinistra accusa la giunta Palandri di aver rinunciato a un patrimonio pubblico costruito in oltre dieci anni di trattative con lo Stato; dall'altra la maggioranza rivendica una scelta dettata dal principio della sostenibilità finanziaria. Nel frattempo, a pagare il prezzo dello scontro sono soprattutto i cittadini, che si ritrovano privati del principale spazio verde del territorio.

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