Prato, orti cinesi fuori controllo: sequestrato un terreno di oltre 14 ettari
La Procura ipotizza i reati di caporalato, frode in commercio e abbandono di rifiuti e segnala il rischio per la salute pubblica
PRATO. Un vasto appezzamento di terreno di 145.000 metri quadrati, pari a oltre 14 ettari, nella zona compresa tra Tavola e l’ex discarica del Coderino, è stato sequestrato all’esito di un’indagine su tre orti cinesi condotta dalla Procura di Prato tramite i carabinieri forestali. Le ipotesi di reato sono l’intermediazione illecita e lo sfruttamento lavorativo (caporalato), l’assunzione di lavoratori privi di permesso di soggiorno, la frode in commercio e l’abbandono di rifiuti.
«Il focus dell'attività – spiega una nota della Procura – è stato concentrato sulla verifica delle condizioni di lavoro e sulla presenza di situazioni di clandestinità e sfruttamento lavorativo di manodopera straniera, sugli aspetti concernenti abusi edilizi, sulla presenza di dormitori di fortuna, sulla gestione dei rifiuti e delle discariche e sull'impiego di serre non autorizzate. L'attenzione è stata, altresì, dedicata alla salubrità dei prodotti oggetto di coltivazione che spesso finiscono sul mercano rionale o nei canali della ristorazione con gravi rischi per il consumatore finale, anche attraverso la verifica delle sementi utilizzate e acquisite clandestinamente e sui prodotti fitosanitari impiegati, così come sulle fonti di approvvigionamento idrico».
Gli inquirenti parlano di «presenza diffusa pressoché su tutta la superficie di rifiuti speciali non pericolosi di natura plastica, lignea e ferrosa, nonché un casolare diroccato, adibito a dormitorio e ad abitazione aziendale totalmente carente sotto il profilo igienico sanitario data la totale assenza dei minimi requisiti di abitabilità (impianto elettrico fatiscente, assenza di riscaldamento e di aereazione, assenza di barriere o elementi di isolamento tra camere e spazi esterni, pavimentazione non isolata, in quanto i letti risultano posizionati sul calcestruzzo) e ambienti impropriamente adibiti a cucine con pareti fortemente interessate da unto, grasso e sporco».
«Le camere erano utilizzate dai lavoratori – spiega ancora la Procura – vista la presenza dei loro effetti personali e di lenzuola. Alcuni lavoratori sono risultati assunti. in nero. Uno degli orti operava in violazione di un provvedimento di sospensione datato 2023, in ordine al quale sussisteva già l'ipotesi di reato di cui all'art. 650 per l'accertata inosservanza (una reiterazione della reiterazione nella violazione)».
All'indagine ha preso parte un gruppo interforze coordinato dalla Procura e composto da carabinieri forestali del Nipaf, carabinieri dei Nas, il Dipartimento di Prevenzione dell'Asl Toscana Centro con i suoi servizi specializzati, l’Ispettorato del Lavoro, il Nucleo Ispettorato del Lavoro dei carabinieri, Inps, Genio Civile di Prato e Pistoia, la Compagnia dei carabinieri di Prato e la Polizia locale.
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