Il Tirreno

Prato

L’indagine

Prato, picchia la dipendente che voleva essere pagata: arrestato

di Paolo Nencioni
Prato, picchia la dipendente che voleva essere pagata: arrestato

In manette un confezionista cinese: nella sua azienda c’erano 16 operai senza contratto (di cui 12 clandestini) che lavoravano 15 ore al giorno e venivano pagati a cottimo

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PRATO. Aveva alle sue dipendenze ben 16 operai senza contratto di lavoro, di cui 12 senza permesso di soggiorno. Per questo un confezionista cinese è stato arrestato con le accuse di intermediazione illecita del lavoro (il caporalato) e sfruttamento della manodopera clandestina. Lo rende noto oggi, 27 giugno, la Procura di Prato. L’arresto è l’esito di un’indagine che è durata alcune settimane nell’ambito del progetto “Alt caporalato” promosso dalla stessa Procura insieme ai carabinieri e all’Ispettorato del lavoro e finanziato con fondi europei.

L’inchiesta è nata in seguito alla denuncia di un’operaia cinese che era stata pesantemente picchiata dal titolare di fatto della confezione (quello che poi è stato arrestato) solo perché pretendeva di essere pagata. L’uomo l’avrebbe colpita con un ventilatore rompendole una costola e provocandole lesioni guaribili in 25 giorni.

Le indagini hanno accertato che i dipendenti dell’azienda cinese venivano pagati a cottimo per un compenso oscillante tra i 40 centesimi e i 2 euro al pezzo, a seconda della difficoltà della lavorazione, e lavoravano dalle 15 alle 16 ore al giorno, per sei o sette giorni alla settimana.

Prima di fare accesso nell’azienda, i carabinieri hanno eseguito pedinamenti e installato telecamere nascoste. I dipendenti in nero o clandestini hanno poi collaborato alle indagini raccontando quello che succedeva nella confezione. In 14 vivevano in un dormitorio composto di 8 stanze divise da pannelli di cartongesso con un solo bagno e condizioni igienico-sanitarie pessime. Ora hanno ottenuto un permesso di soggiorno per motivi di giustizia, oltre ad assistenza economica e alloggiativa, ai sensi del protocollo firmato in Procura lo scorso 15 ottobre.

L’imprenditore cinese arrestato è comparso davanti al gip ammettendo di sapere che molti dei suoi dipendenti erano senza permesso di soggiorno e il giudice ha disposto per lui gli arresti domiciliari col braccialetto elettronico.

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