Livorno, la Regione e i danni dell’alluvione: i cittadini perdono la causa pilota
L’aveva promossa il vicepresidente del Comitato. Rigettato anche l’appello
LIVORNO. Per il Comitato alluvionati è di fatto un duro colpo: la causa pilota promossa quattro anni fa per chiedere di riconoscere le responsabilità della Regione Toscana e vedere risarciti i danni causati dall’alluvione del 2017 alla fine non farà da apripista. La Regione ha infatti vinto sia in primo grado che in appello, con il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche che ha di recente rigettato il ricorso presentato dal vicepresidente Francesco Archibugi dopo la prima sentenza di un anno fa.
Il Tirreno lo aveva raccontato nel gennaio del 2022. Fu allora che prese corpo la causa per chiedere all’ente di risarcire in toto i danni causati dalla tragica alluvione, in questo caso lungo il rio Ardenza: una causa pilota perché a metterci direttamente la faccia fu un solo privato, ma con l’obiettivo di fare da apripista, in caso di vittoria, per tutti gli altri. In questo senso assunse un importante valore simbolico proprio il fatto che a esporsi in prima persona fosse stato il vicepresidente del comitato.
L’azione, come spiegò allora il legale Gilberto Giusti, poggiava sull’ipotesi che nel tempo ci fosse stato un «difetto di custodia del fiume», quindi scarsa manutenzione, luci dei ponti non adeguate e così via.
In pratica Archibugi aveva portato in giudizio la Regione, soggetto tenuto alla custodia del rio, sostenendo che sebbene quell’alluvione fosse stata di portata ultra duecentennale, «le difese spondali del fiume non erano state nel tempo adeguate per contenerla», come invece è poi accaduto dopo l’emergenza.
Ma le conclusioni del Tribunale Superiore, presieduto da Antonio Pietro Lamorgese, sono state nette: «L’accertata natura eccezionale dell’evento dannoso, unitamente al mancato conseguimento della prova certa che il danno avrebbe potuto essere evitato qualora le opere di contenimento (...) fossero state realizzate prima, costituiscono motivi sufficienti per escludere la sussistenza della responsabilità della Regione». Confermando così la sentenza 743 emessa nel 2025 dal Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche.
A pagina 9 viene in particolare evidenziato che «secondo la consolidata interpretazione di questo Tribunale Superiore, un evento caratterizzato da un tempo di ritorno superiore a 200 anni è considerabile come eccezionale e imprevedibile». E citando due sentenze (95 e 96) del luglio 2024, viene data continuità al principio secondo cui «in materia di responsabilità per i danni cagionati dalle cose in custodia (...), un evento meteorologico può assumere rilievo di caso fortuito, idoneo a escludere il nesso causale tra la condotta del custode e il danno, quando possiede i caratteri dell’eccezionalità e dell’imprevedibilità, ravvisabili se il tempo di ritorno associato all’evento sia superiore a 200 anni». Visto che in questo caso «il tempo di ritorno è stato stimato addirittura superiore a 1000 anni, la configurazione di un evento di carattere eccezionale, operata dal giudice di prime cure, merita di essere confermata…».
«Questa sentenza ci ha lasciato con l’amaro in bocca», si limita a dire per ora Archibugi, che l’altro ieri ha informato l’assemblea del Comitato alluvionati dell’esito dell’azione legale: «L’esperienza indubbiamente negativa va in ogni caso utilizzata in supporto di altre situazioni che purtroppo diventano sempre più frequenti in Toscana e non solo. Ne potrà essere fatto tesoro, insomma, per future azioni, perché da ora in poi cambierà il modo di approcciare i ricorsi e la problematica».
Questo ricorso era stato presentato per ottenere un risarcimento intorno ai 22 mila euro. Dalla sua aveva anche una trentina di sostenitori (compresi condomini interi di via Pacinotti e dintorni) che avevano versato una quota a sostegno. Il Tribunale ha condannato l’appellante al pagamento delle spese del secondo grado di giudizio (3.500 euro), oltre al rimborso delle spese generali (nella misura del 15 per cento), Iva, cassa avvocati e tutti gli accessori previsti della legge, per una somma che dovrebbe superare i 10mila euro.
Va ricordato che all’inizio il giudice aveva proposto un accordo tra le parti che prevedeva un indennizzo importante a fronte del mancato riconoscimento della responsabilità della Regione, ma proprio per questo il diretto interessato aveva rifiutato.
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