Il Tirreno

Prato

Il distretto parallelo

Prato, il blitz nell’hub della logistica “fai da te”, dove si carica per strada la merce dei pronto moda cinesi

di Paolo Nencioni

	La protesta nel piazzale di via Puglia
La protesta nel piazzale di via Puglia

Il sindacato Sudd Cobas denuncia una pratica che va avanti da anni e chiede controlli sul lavoro nero e sulle condizioni di sicurezza

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PRATO. Una decina di autoarticolati sono in attesa nel parcheggio tra via Puglia e il viale XVI Aprile, la tangenziale che costeggia il Macrolotto di Iolo. Le targhe sono italiane, tedesche, irlandesi. Aspettano i furgoni dei pronto moda cinesi per caricare gli scatoloni stipati di capi d’abbigliamento che poi finiranno in giro per l’Italia ma soprattutto in Francia, Germania, Olanda, Regno Unito. Ma stasera l’operazione riesce solo a metà, perché arrivano le bandiere arancioni del Sudd Cobas, arrivano gli operai in sciopero della Acca di Seano e i furgoni dei cinesi si tengono alla larga per evitare grane. Gli autisti dei camion incrociano le braccia e si preparano a una lunga attesa.

E’ la cronaca dell’ultimo blitz organizzato venerdì sera, 26 giugno, dal sindacato per denunciare una pratica che secondo il Sudd Cobas non è legale, o quantomeno dovrebbe essere controllata per capire se c’è l’impiego di lavoro nero e se le condizioni di sicurezza sul lavoro vengono rispettate. Per questo hanno chiesto invano, finora, un tavolo di confronto con Prefettura, Asl e Ispettorato del lavoro. E ora chiedono che i Comuni adottino ordinanze per vietare la pratica del magazzino per strada, cioè la possibilità di effettuare i carichi della merce dove capita, secondo loro per eludere i controlli.

Il fenomeno è arrivato all’onore delle cronache dopo il caso della Acca di Seano, la logistica cinese che ha annunciato la chiusura entro fine mese mandando a casa quasi cento dipendenti, in maggioranza pachistani. Per aggirare il blocco delle merci nel deposito di via Copernico, l’Acca ha dato indicazioni ai clienti di caricare sui camion nelle strade, in via Carpi (Macrolotto 2) e in via Ghisleri (Macrolotto 1). In entrambi i casi il “magazzino su strada” è stato ostacolato dal Sudd Cobas prima che i camion potessero ripartire.

Venerdì sera, per dimostrare quanto il fenomeno sia diffuso, i manifestanti sono andati in via Puglia. Non un giorno a caso. Da anni il martedì e il venerdì lo slargo a due passi dal quadrilatero dove si concentrano decine di pronto moda cinesi e dove il valore dei terreni e i prezzi degli affitti dei capannoni hanno raggiunto livelli stellari, si trasforma nell’hub della logistica fai da te, quella che non ha bisogno di depositi.

L’appuntamento è alle 20 al presidio davanti alla Acca. Una cinquantina di persone si radunano intorno a Luca Toscano, Sarah Caudiero, Francesca Ciuffi, Arturo Gambassi e Riccardo Tamborrino, i sindacalisti impegnati nel duro braccio di ferro con la logistica cinese. Si fa il punto sulla vertenza e poi si danno le indicazioni pratiche sull’“obbiettivo” della serata, il punto di carico delle merci. Un corteo di auto, scooter e biciclette parte alla volta del Macrolotto di Iolo, lasciando un piccolo manipolo di manifestanti a presidiare il picchetto davanti alla Acca, insieme a polizia, carabinieri e guardia di finanza.

In via Puglia lo spiazzo è quasi al completo. Grossi articolati fermi aspettano le consegne. Alcuni sono già pieni per metà. Gli autisti non capiscono che cosa sta succedendo, chi sono questi ragazzi che sventolano le bandiere, chiedono spiegazioni. Molti di loro sono indiani, ci sono anche i figli di Harpal Singh, l’autotrasportatore indiano di 59 anni che il 9 febbraio 2024 fu ucciso a coltellate a Seano, durante una rapina, da due suoi dipendenti pachistani poi arrestati a Torino mentre tentavano di fuggire in treno in Portogallo. Anche loro sono sorpresi perché, dicono, sono oltre 10 anni che al Macrolotto si carica così, facendo arrivare i furgoni dei pronto moda senza bisogno di un deposito. Ma tra i mezzi in attesa ci sono anche quelli di un personaggio che gli operai pachistani di Acca e il Sudd Cobas conoscono molto bene, il presunto “caporale” pachistano ora sotto processo con l’accusa di aver ordinato sei pestaggi di lavoratori “colpevoli” di essersi iscritti al sindacato, mentre quattro amministratori della logistica di Seano devono rispondere di intermediazione illecita del lavoro (il caporalato). Il presunto mandante dei pestaggi ora si è messo a fare le consegne con un furgone arancione e un grosso “bilico” bianco. Il furgone ha già fatto la raccolta nei pronto moda ma rinuncia a caricare sull’autoarticolato. E anche gli altri mezzi pesanti rimangono mezzi vuoti. I furgoni dei cinesi non arrivano perché forse temono controlli o di vedersi bloccata la merce, ma non è questo, stasera, l’obbiettivo dei manifestanti. Vogliono solo mostrare come si lavora nel “distretto parallelo” cinese di Prato.

Tra loro c’è anche la giovane consigliera comunale del Partito democratico Arjana Salimusaj, venuta a portare la sua solidarietà personale e del partito. Anche altri del Pd (il sindaco di Carmignano Edoardo Prestanti, il presidente della Provincia Simone Calamai) sono sono spesi a favore della vertenza in corso alla Acca. Anche loro chiedono un intervento della Prefettura, sia per quanto riguarda il licenziamento degli operai, sia per gli eventuali controlli ai camion che caricano per strada. Sarebbe materia di Ispettorato del lavoro, del Dipartimento di prevenzione dell’Asl, ma in via Puglia non c’è nessuno perché di solito questi controlli, appunto, vengono coordinati dalla Prefettura. Arriva invece una volante della polizia che prende atto della protesta pacifica e annuncia l’arrivo di personale della Digos. Per i controlli bisognerà aspettare un’altra occasione. Forse.

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