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L’inchiesta

«Corruzione e favori agli imprenditori», chiesto il processo per l’ex sindaca di Prato Ilaria Bugetti

di Redazione Prato
Ilaria Bugetti
Ilaria Bugetti

Richiesta di rinvio anche per l’imprenditore Matteini Bresci

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PRATO. La richiesta di rinvio a giudizio è arrivata come l’ultimo atto di un’inchiesta che, in meno di un anno, ha fatto cadere una sindaca, commissariato il Comune e riportato Prato dentro una scena nota: politica, impresa, acqua industriale, favori, voti. La Dda di Firenze chiede il processo per Ilaria Bugetti e per l’imprenditore tessile Riccardo Matteini Bresci con l’accusa di corruzione.

L’udienza preliminare è fissata per il 2 luglio davanti al gip Francesca Scarlatti. A sostenere l’accusa sarà il pm Lorenzo Gestri, titolare del fascicolo con Antonino Nastasi e Lorenzo Boscagli.

La procura

Secondo la procura, Bugetti non sarebbe stata soltanto un’interlocutrice politica. Sarebbe stata, nelle istituzioni, una figura “a disposizione” dell’imprenditore. Nelle carte resta la frase attribuita a Matteini Bresci, «un mio attrezzo, una mia creatura», che per gli investigatori racconta il senso del rapporto: stabile, utile, reciproco. Da una parte l’ex sindaca, prima consigliera regionale e poi sindaca di Prato, che si sarebbe mossa per agevolare interessi del gruppo Colle e della depurazione. Dall’altra l’industriale, capace – secondo l’accusa – di garantirle sostegno elettorale, finanziamenti, consenso.

Il cuore dell’inchiesta batte attorno al Consorzio Progetto Acqua, alla fognatura industriale, all’area ex Memorino, ai costi della depurazione. È lì che, per i pm, la funzione pubblica si sarebbe piegata a esigenze private. Nell’avviso di conclusione indagini, notificato il 25 marzo, compaiono anche Alessio Bitozzi, presidente del consorzio, ed Enrico Claudio Cini, amministratore di una srl collegata all’imprenditore. In quella società Bugetti aveva lavorato part time dal 2016 al 2024. Per lei anche l’ipotesi di truffa sulla cassa integrazione Covid: due mesi, 345 euro.

Bugetti ha respinto l’accusa. Le dimissioni evitarono i domiciliari facendo cadere le esigenze cautelari. Matteini Bresci finì già agli arresti. Ora la partita va all’aula. Prato va al voto: commissario in municipio e fascicolo sul tavolo.

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