Il Tirreno

Prato

La sorpresa

Prato, nuova inchiesta sulla morte di Luana D’Orazio

di Redazione Prato

	Un murale dedicato alla memoria di Luana D'Orazio
Un murale dedicato alla memoria di Luana D'Orazio

La Procura ha ordinato ulteriori accertamenti dopo l’assoluzione in primo grado del manutentore dell’orditoio

2 MINUTI DI LETTURA





PRATO. La Procura di Prato ha riaperto il dossier sulla morte di Luana D'Orazio, la giovane operaia di 22 anni rimasta uccisa il 3 maggio 2021 in una fabbrica tessile di Montemurlo, stritolata da un orditoio mentre lavorava.

L'obiettivo degli inquirenti è quello di ripercorrere tutti gli atti dell'indagine già svolta per capire se nella ricostruzione di quella tragedia esistano ancora elementi da chiarire e, soprattutto, eventuali ulteriori profili di responsabilità.

La notizia è riportata oggi, 11 maggio, da "La Repubblica". La decisione maturerebbe anche alla luce degli esiti giudiziari finora raggiunti: i titolari dell'azienda, Luana Coppini e il marito Daniele Faggi, hanno patteggiato pene rispettivamente di due anni e un anno e mezzo, mentre il tecnico manutentore Mario Cusimano, accusato di aver rimosso il sistema di sicurezza del macchinario, è stato assolto in primo grado. Sentenze considerate da molti troppo lievi rispetto alla gravità dei fatti contestati. Nel frattempo, l'azienda avrebbe continuato a operare senza particolari restrizioni.

Massimo riserbo sulle nuove verifiche, affidate agli specialisti del Dipartimento di prevenzione, igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro dell’Asl Toscana Centro. L'indagine dovrebbe svilupparsi lungo due direttrici: da un lato il riesame del vecchio fascicolo, dall'altro nuovi accertamenti e audizioni di persone vicine alla vittima e di ex colleghi di lavoro, con l'obiettivo di far emergere eventuali altre violazioni delle norme antinfortunistiche.

Solo poche settimane fa il procuratore di Prato, Luca Tescaroli, aveva annunciato il ricorso in appello contro l'assoluzione del tecnico manutentore. Una esito giudiziario commentato con amarezza dalla madre di Luana, Emma Marrazzo: «È una sentenza ingiusta, me l'hanno ammazzata due volte. Se non è stato il tecnico, chi ha manomesso quell'apparecchio?».

Luana D'Orazio sognava di diventare attrice, ma aveva scelto il lavoro in fabbrica per mantenere il figlio piccolo. Secondo la ricostruzione della Procura, il macchinario su cui stava lavorando era stato modificato per funzionare senza il sistema di sicurezza attivo, così da rendere più rapide e semplici le operazioni degli operai. La giovane rimase agganciata agli ingranaggi dell'orditoio e trascinata verso le lamiere del macchinario, morendo per asfissia da schiacciamento toracico.

Nonostante la gravità delle accuse, il giudice aveva concesso attenuanti ai titolari dell'azienda, anche in virtù del risarcimento da oltre un milione di euro versato alla famiglia della vittima e dell'adeguamento dei macchinari alle prescrizioni imposte dalla Asl dopo il sequestro.

Ora, però, la Procura pratese vuole capire se quella verità giudiziaria sia davvero completa.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Firenze, bimbo di 5 anni morto al Meyer: aperta un’inchiesta per omicidio colposo

di Redazione Firenze
Speciale Scuola 2030