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Prato, la tramvia della discordia: quel tracciato non convince

di Paolo Nencioni
Prato, la tramvia della discordia: quel tracciato non convince

Due candidati sindaci contro il progetto presentato da Giani, passare da Campi Bisenzio per arrivare a Firenze allungherebbe inevitabilmente i tempi di percorrenza

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PRATO. Per andare da Prato a Firenze, e viceversa, si prende il treno, oppure l’autostrada, oppure la Perfetti-Ricasoli (cercando di scansare le code). A pochi verrebbe in mente di passare da Campi Bisenzio, ma proprio da Campi passerà la tramvia immaginata dal presidente della Regione Eugenio Giani e rilanciata in questi giorni come altre volte alla vigilia di appuntamenti elettorali.

E puntuale riemerge la polemica su un tracciato che fin dalla sua presentazione, l’anno scorso, fa discutere. Quel tracciato non convince due candidati sindaci, Gianluca Banchelli (centrodestra) e Jonathan Targetti (lista civica L’alternativa c’è).

Per Banchelli quel tracciato rappresenta «uno spreco enorme di risorse pubbliche» e l’annuncio del presidente Giani gli sembra «più uno “spot elettorale” a beneficio del centrosinistra che una vera esigenza del territorio».

«Il progetto della fantomatica “tramvia Prato-Firenze” – sostiene Banchelli – negli ultimi dieci anni, è spesso tornato in auge in occasioni delle varie tornate elettorali, tra comunali e regionali. Faccio notare come inizialmente il piano proposto dal Pd riguardasse un collegamento diretto tra Prato e Firenze: ecco quindi che già il progetto Prato-Campi Bisenzio ne rappresenta un ridimensionamento evidente, ma si tratta di un'opera che, in relazione al costo previsto di circa mezzo miliardo di euro, non apporta vantaggi significativi al territorio. Si parla inoltre di un ipotetico “secondo tratto” che collegherebbe Villa Montalvo a Firenze, che richiederà probabilmente uno sforzo economico analogo e per il quale la Regione non ha annunciato le tempistiche necessarie. Ammesso e non concesso che l'operazione vada in porto, si tratterebbe di centinaia di milioni di euro di soldi dei cittadini spesi per un tragitto che allungherebbe i tempi di percorrenza rispetto al treno: ecco come il Partito democratico gestisce le risorse della cittadinanza, anche considerando che il solo progetto del primo tratto costerà 10 milioni di euro». Insomma, secondo Banchelli «Prato non ha bisogno della tramvia fino a Villa Montalvo».

Ancora più duro il candidato sindaco Jonathan Targetti, secondo il quale la tramvia pensata da Giani è «un errore strategico, un insulto alla logica dei trasporti e l'ennesimo annuncio elettorale che non tiene conto della realtà».

«Dal 2014 a oggi – ricorda Targetti – abbiamo assistito ad una sfilata di promesse, ma i fatti dicono altro: oggi scopriamo che, per andare a Firenze, il Pd regionale e pratese vorrebbero imporci un “giro largo” da Campi Bisenzio, abbandonando la prospettiva ben più funzionale dell'asse diretto Pecci-Peretola. I dati parlano chiaro: il futuro tempo di percorrenza stimato per la tratta Prato Centrale-Villa Montalvo-Peretola si aggira attorno ai 45 minuti. Un controsenso totale, se si considera che oggi il treno regionale collega Prato Centrale a Firenze Santa Maria Novella in soli 24 minuti».

«Nel resto del mondo – insiste Targetti – le infrastrutture si costruiscono per accorciare i tempi e collegare i territori. Qui si progettano opere da mezzo miliardo di euro per allungarli, condannando i pendolari a un viaggio infinito. Oltre al tracciato illogico, pesano le incognite economiche. Mancano all'appello 489 milioni di euro. Con l’avvio del primo lotto previsto non prima del 2028, è realistico pensare che l'opera non vedrà la luce prima del 2035 per la prima parte e del 2045 per il collegamento completo. Prato non può aspettare vent’anni per un progetto che nascerebbe già obsoleto».

Non solo. «Esprimiamo inoltre profonda preoccupazione per l’inserimento della tranvia nel tessuto cittadino – dice Targetti – Inserire binari su strade già al collasso quotidiano significa dare il colpo di grazia alla viabilità pratese. Chi usa l’auto ogni giorno a Prato sa che la città non può sostenere altri cantieri infiniti e restringimenti di carreggiata per un mezzo che non offre vantaggi competitivi». L’idea di Targetti è un’altra: «Immaginiamo uno sviluppo tranviario sull’asse diretto Ex Banci-Pecci-I Gigli-Peretola. Un tracciato che colleghi i principali punti economici della Piana e che rispetta la direttrice più rapida. Inoltre è necessario un potenziamento immediato della tratta ferroviaria attuale, per offrire fin da subito un servizio metropolitano efficiente».

Il tracciato di cui si parla in questi giorni collegherebbe la stazione centrale di Prato a Villa Montalvo a Campi Bisenzio, un tragitto che solo una piccola parte dei pratesi fa ogni mattina. La stragrande maggioranza dei veicoli si trova invece spesso imbottigliata sulla Declassata, sull’autostrada e sulla Perfetti-Ricasoli.

E anche la Lega si dice perplessa sul progetto. «Sulla tramvia Prato-Campi Bisenzio è ora di parlarsi chiaro, senza tifoserie e senza slogan – si legge in una nota diffusa oggi, 3 maggio – La Lega non dice no a priori: una tranvia, in linea di principio, può essere un'infrastruttura utile e moderna. Ma ci sono tre fatti che nessuno, ripresentandola come spot elettorale, ha il coraggio di mettere sul tavolo davanti ai cittadini. Primo: i tempi. Lo dice la stessa Regione: progetto definitivo nella primavera 2027, cantieri nel 2028, esercizio non prima del 2030. Cinque anni nella migliore delle ipotesi. E non sono ipotesi a caso: dei 489 milioni necessari, oggi sono certi solo i 10 della progettazione. Tutto il resto dipende da un bando ministeriale di cui non si conosce l'esito e, in subordine, da fondi europei 2028-2034 che, come sa chiunque mastichi un minimo di programmazione, non arrivano automaticamente. Secondo: la governance. Quest'opera attraversa due province, otto comuni, una società regionale di trasporti, due gestori tranviari diversi. Chi conosce la Piana sa che mettere d'accordo Prato, Campi, Sesto, Calenzano, Firenze e la Regione su tracciato, viadotti, espropri e priorità è un'impresa in cui tante volte si è già fallito. Pensare che stavolta vada liscia è pio ottimismo, non programmazione. Terzo, ed è il punto politico: con i soldi che si stanno mobilitando, i pratesi avrebbero potuto avere già da domattina un servizio di trasporto pubblico decente. Oggi a Prato dopo le otto di sera l'autobus è un miraggio. Le corse saltano, il parco mezzi è vecchio, i cittadini delle frazioni (Tobbiana, Galciana, Mezzana, Iolo, le Badie) restano isolati. Il biglietto costa 1,70 come a Firenze, ma il servizio non è quello di Firenze: là non c'è solo il tram che va fino a mezzanotte e i bussini fino alle due nel weekend, qui dopo cena devi prendere l'auto o stare a casa. È un'asimmetria inaccettabile, e nessuno la racconta. Il rapporto qualità-prezzo dell'operazione tranvia, così com'è, non torna. Mezzo miliardo per un capolinea a Villa Montalvo che, siamo onesti, è un giardino bellissimo ma non è una destinazione, e che non risolve il problema vero: spostarsi a Prato la sera, andare a Firenze in tempi ragionevoli, tornare la domenica.

Vogliamo discutere di tempi, di ingombro sulle già insufficienti, canalizzate strade pratesi, di tracciato?Benissimo, è quello che chiediamo da due anni e che a noi è stato sempre negato. Vogliamo invece firmare cambiali in bianco per un'opera che, anche se va tutto bene, entrerà in funzione quando i bambini di oggi saranno al liceo? Allora diciamoci una cosa onesta: con una frazione di quei 489 milioni, in dodici mesi, si rimette in piedi il servizio bus, si rinnova il parco mezzi, si copre la fascia serale, si integra la tariffa con il treno. E si dà una risposta vera a chi vuole respirare meglio in città, a chi non può permettersi un'auto, a chi sta aspettando da troppi anni un trasporto pubblico che funzioni davvero. Noi questa discussione la chiediamo. Il Pd fiorentinocentrico, se ha qualcosa da dire, ci risponda nel merito».

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