Sfregiata la statua di Francesco Nuti. L’assessore: «Colpi di pistola, un gesto misero»
Il danneggiamento è avvenuto a Cavriglia, in provincia di Arezzo. Indagini in corso
PRATO. E’ in gesto apparentemente inspiegabile quello di cui ha dato notizia oggi, 6 aprile, l’assessore regionale ai Trasporti, Filippo Boni, in un post sulla sua pagina Facebook. Qualcuno durante la notte ha sfregiato la statua che il Comune di Cavriglia (Arezzo), di cui Boni è originario, due anni fa ha dedicato all’attore e regista pratese Francesco Nuti, scomparso il 12 giugno di tre anni fa.
La statua di Nuti, che lo raffigura seduto su una panchina, è stata danneggiata da ignoti durante la notte, secondo Boni a colpi di pistola (ma su questo dovranno essere fatti accertamenti).
«Un gesto piccolo, quasi misero nella sua povertà, eppure capace di produrre una crepa profonda – commenta l’assessore regionale – Perché non si colpisce mai davvero la statua in sé ma ciò che quel materiale tiene in vita. Oggi quel silenzio che Francesco sentiva c’è ancora, ma è cambiato. Non è più il silenzio pieno che ispirava parole, che accoglieva pensieri e li restituiva più limpidi. È un silenzio che pesa, che lascia dentro un senso di smarrimento, come se qualcosa si fosse incrinato nel modo in cui sappiamo riconoscerci. Sparare a una statua significa, in fondo, rivolgere quel colpo verso noi stessi: contro la nostra memoria, contro la nostra capacità di avere cura di ciò che ci ha resi una comunità, contro quella trama invisibile fatta di storie, affetti e rispetto che tiene insieme il passato e il futuro. A chi dice che servono telecamere ovunque viene da rispondere che forse non basteranno mai. Perché gli occhi possono registrare un gesto, ma non riescono a impedire il vuoto che lo genera. Le uniche telecamere davvero necessarie sono quelle che dovremmo imparare ad accendere dentro di noi, lì dove nasce il confine tra ciò che si può fare e ciò che invece si deve saper rispettare. È in quello spazio interiore che si decide se una comunità resta viva o si smarrisce. Stanotte non è solo stato sfregiato Francesco e il suo volto malinconico, ma è stato ferito un modo di stare insieme, una memoria condivisa, un silenzio che un tempo sapeva parlare. E quando il silenzio si ferisce fa rumore soprattutto dentro, in un punto profondo, che non si vede, ma che riguarda tutti noi.
Ripareremo quelle ferite sul tuo volto, Francesco, ma non so quanto sarà possibile riparare quelle nell’animo di chi ti ha colpito, lasciandoci davvero senza parole».
