Il vescovo di Prato ai sacerdoti: «Abbandonate lo stile impiegatizio, non siamo un ufficio pubblico»
Monsignor Nerbini ha esortato a non ricevere su appuntamento e a essere sempre cordiali coi fedeli
PRATO. Sacerdoti, tenetevi alla larga dallo stile impiegatizio, non siamo un ufficio pubblico. L’inedita esortazione è arrivata ieri, 2 aprile, dal vescovo Giovanni Nerbini durante la messa crismale celebrata nella cattedrale di Santo Stefano per la consacrazione degli gli oli santi.
Sul presbiterio erano presenti circa cento sacerdoti e i diaconi permanenti della Diocesi, ha concelebrato il vescovo emerito monsignor Franco Agostinelli. Nell’omelia il vescovo Nerbini ha invitato il clero pratese a tenere lontano «quello stile “impiegatizio” che ci porta a essere disponibili secondo un orario e a ricevere su appuntamento, modalità adatte a un ufficio pubblico, meno ad una parrocchia». Poi, prendendo a prestito le parole di Paolo agli Efesini – «nessuna parola cattiva esca dalla vostra bocca» – ha osservato: «sappiamo per esperienza che a volte una parola sbagliata o di troppo può incrinare una relazione, rompere una amicizia. E una nostra parola, anche semplicemente scortese, allontana l’altro creando distanza e diffidenza. So per esperienza quanto è difficile mantenere la cortesia, la cordialità, specialmente quando sei bersagliato di critiche, ma proprio per questo l’apostolo ci esorta ad avere l’edificazione dei fratelli come obiettivo da coltivare».
Come da tradizione il vescovo ha ricordato gli anniversari di ordinazione. Nel 2026 don Romano Faldi festeggia sessantacinque anni di messa, mentre sono sessanta per don Luciano Pelagatti e don Mauro Bruni. Giubileo sacerdotale, cinquant’anni di sacerdozio, per don Aldo Mauri e don Michele Dattoli, mentre don Giovanni Chiti, don Petre Tamas, don Rudi Lafazia e padre Sergio Perez ricordano venticinque anni dalla loro ordinazione. A loro sono andati il ringraziamento e gli auguri della Chiesa pratese per il loro ministero.
Oggi, venerdì santo, i riti previsti in tutte le chiese sono due: la celebrazione della morte del Signore e la Via Crucis. Dal tempo della pandemia il vescovo Giovanni Nerbini ha deciso di portare croce in ospedale per pregare insieme ai degenti e al personale sanitario. Alle 15,30 – con diretta su Tv Prato – celebrazione della Via Crucis intorno al complesso ospedaliero, con le stazioni curate dall’Ufficio diocesano di pastorale sanitaria e dalle associazioni di volontariato che prestano servizio in ospedale e a favore degli ammalati. A sera in tutte le parrocchie sono in programma processione e rievocazioni. In centro, ritrovo alle ore 21 in piazza Santa Maria delle Carceri, con la processione e le stazioni curate dall’oratorio di Sant’Anna, dal gruppo scout Prato 4, dai ragazzi e i genitori del catechismo. La conclusione sarà nella chiesa di San Francesco.
La domenica di Pasqua la tradizione è tutta pratese con l’ostensione della Sacra Cintola di Maria, la reliquia simbolo della città custodita da oltre otto secoli in cattedrale. Alle 17,30, dopo i vespri solenni, la Sacra Cintola sarà mostrata ai fedeli dal vescovo Giovanni Nerbini affacciato dal pulpito di Donatello e dal balcone interno del duomo. Partecipa un rappresentante dell’Amministrazione commissariale.
Come previsto dal secolare rito, l’ostensione deve avvenire davanti a dei testimoni. In questa occasione, la Diocesi ha chiamato Lina Bellandi Bisori, fondatrice e anima della scuola di italiano per stranieri promossa dai Gruppi di Volontariato Vincenziano, e l’Amministrazione commissariale di Prato ha scelto Jacopo Luchini, medaglia d’oro nello snowbord banked slalom alle paralimpiadi invernali di Milano Cortina 2026.
Quella di Pasqua è la prima delle cinque ostensioni annuali della Sacra Cintola, le altre sono il primo maggio (per l’inizio del mese mariano), il 15 agosto (Assunzione di Maria), l’8 settembre (Natività di Maria) e il giorno di Natale.
