Prato, un operaio su tre lavora senza un regolare contratto nel “distretto parallelo”
L’esito delle ispezioni in 12 aziende: sfruttamento sistematico. È caduto anche l’alibi della clandestinità: solo tre stranieri su 90 erano senza permesso di soggiorno
PRATO. Un lavoratore su tre senza contratto. E sugli altri bisognerà vedere quanti avevano un contratto part time che quasi sempre significa full time con la conseguente evasione dei contributi.
Dopo anni di ispezioni nel “distretto parallelo”, è questo l’esito dell’ultimo giro di controlli eseguiti dalla squadra interforze coordinata dalla Prefettura su 12 aziende di cui non si specifica la conduzione ma si dà per scontato che la maggioranza sia gestita da imprenditori cinesi.
Numeri impietosi, quelli emersi dalle verifiche: su 90 operai controllati, ben 32 sono risultati senza un regolare contratto di lavoro. Questo significa che verosimilmente venivano pagati in nero e che nessun contributo previdenziale è mai stato versato.
A rendere ancora più preoccupante il risultato del controllo è che solo tre lavoratori su 90 sono risultati senza permesso di soggiorno, vale a dire che per gli altri non c’è nemmeno l’alibi della condizione di clandestinità che impedisce la stipula di un contratto. Si tratta dell’ennesima conferma di un sistema produttivo che si basa sullo sfruttamento della manodopera. Lavoratori che quasi sempre vengono messi di fronte a una scelta che per molti è obbligata: o lavori a queste condizioni oppure niente.
Sono in tanti ad accettare, per mancanza di alternative. Pochi ancora, ma in aumento, quelli che una volta entrati nel giro poi decidono di denunciare gli sfruttatori. All’inizio del mese la Procura ha fatto i conti e ha detto che finora sono stati 190 i lavoratori che hanno sporto denuncia. Dai loro racconti si svilupperanno i procedimenti penali che forse un giorno faranno cambiare direzione al “distretto parallelo”, ma non è ancora arrivato il momento, perché come detto, ancora oggi un lavoratore su tre è senza contratto. E non è stato ancora debellato il fenomeno dei dormitori abusivi, che sembrava fosse stato sostituito con la sistemazione degli operai in appartamenti presi in affitto e stipati di persone.
Nel corso dei controlli alle 12 aziende, spiega la Prefettura, sono stati individuati due dormitori abusivi, «ricavati all’interno dei capannoni industriali in violazione della normativa edilizia; uno di essi risultava articolato in sei locali adibiti a dormitorio». I due dormitori sono stati sottoposti a sequestro preventivo, mentre l’attività di sette delle 12 aziende controllate è stata sospesa. Anche su questo bisogna fare un inciso, perché capita spesso che la sospensione duri solo poche ore, il tempo di pagare le sanzioni e si può ricominciare.
Complessivamente sono state notificate multe per 131.000 euro, che possono sembrare molti, ma in realtà sono pochi, perché con quello che si guadagna facendo lavorare gli operai senza contratto ci si può permettere di pagare le sanzioni e da continuare ad avere il portafoglio gonfio.
Di fronte a questi profitti passa quasi in secondo piano il fatto che durante i controlli siano stati sequestrati macchinari non a norma e notificate altre sanzioni per il mancato rispetto delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e sulla prevenzione degli incendi.
