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Livorno, il vescovo Giusti attacca Giani: «Questa città è trattata da Cenerentola, promesse non mantenute» – Lo sfogo e l’intervista

di Claudia Guarino

	Il vescovo Giusti 
Il vescovo Giusti 

Il vescovo denuncia ritardi, promesse mancate e opere ferme: dalla povertà crescente ai nodi irrisolti di nuovo ospedale e Darsena Europa, l’appello a dare finalmente risposte concrete alla città

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LIVORNO. Emporio solidale, atelier per i più poveri e scuola di mestieri. Il tutto gestito dalla Diocesi per aiutare i bisognosi tenendo presente che «collaborando tutti insieme possiamo agire nell’interesse dei cittadini. Ma vanno create occasioni di lavoro. E, in quest’ottica, vanno mantenute le promesse». Il riferimento del vescovo monsignor Simone Giusti, che in occasione della prossima Pasqua fa il punto su quelle che ritiene essere le necessità della città, è a due dei progetti cardine per Livorno nell’ottica di sviluppo e occupazione: il nuovo ospedale e la Darsena Europa. Ma andiamo con ordine.

Monsignor Giusti, si sta avvicinando la Pasqua e il pensiero va anche a chi versa in stato di bisogno. Lei in più occasioni ha avuto modo di sottolineare che in città la povertà esiste ed è sempre più diffusa. Che cosa sta facendo la Diocesi per aiutare chi ha necessità?

«Per esempio stiamo realizzando l’atelier vintage. Cioè un negozio in cui i più poveri possono andare a vestirsi gratuitamente. Funzionerà come l’emporio solidale. Lì le persone vanno a prendere il cibo gratis con la tessera punti e nell’atelier avranno la tessera punti per potersi vestire. Inoltre stiamo portando avanti, col patrocinio della Regione e con un interesse da parte de imprenditori locali, una scuola per mestieri di una volta per insegnare professionalità necessarie a lavorare in porto. Sta nascendo un nuovo istituto professionale? Forse sarebbe eccessivo dire questo ma, l’intenzione è cercare di dare opportunità con brevi percorsi di formazione affinché le persone possano rilanciarsi lavorativamente».

Ma secondo lei se le persone intraprendessero un percorso di formazione poi troverebbero posti di lavoro disponibili sul territorio?

«Li troverebbero se fossero mantenute le promesse e se non si continuasse a vivere di chiacchiere».

Si spieghi meglio.

«Dobbiamo portare a casa alcune infrastrutture chiave, che devono diventare opere compiute e non solo speranze. E per riuscirci va favorita un’intesa tra le parti, a cui la Diocesi è disponibile a collaborare, per arrivare a un’azione comune».

A quali infrastrutture si riferisce?

«Intanto va realizzato il nuovo ospedale. L’architetto Rossi Prodi (il titolare dello studio incaricato di realizzare il progetto per il monoblocco all’ex Pirelli, ndr) deve consegnare il progetto. Avrebbe già dovuto farlo. Perché ha avuto tutto questo ritardo? Dovrebbero esserci penali per la mancata consegna nei tempi».

Anche perché l’ok al progetto è la condizione per accedere ai fondi Inail.

«Intanto non si capisce perché i fondi destinati a Livorno siano finiti a Pisa (il riferimento è ai lavori per il nuovo Santa Chiara, ndr). Io sono pisano, ma nonostante questo non mi felicito di tutto ciò. In altre province la Regione ha messo i soldi, perché qui no e dobbiamo trovarli indebitandoci? È inaccettabile. Personalmente amo Livorno e vorrei che fosse considerata al pari delle altre città. Invece le altre città hanno un ospedale nuovo mentre Livorno è Cenerentola in Toscana».

La posa della prima pietra sarebbe attesa entro l’anno, anche se di recente sono stati dati anche orizzonti temporali più ampi.

«Occorrono tempi certi e occorre che Asl, Comune e Regione li illustrino con chiarezza. I livornesi pagano le tasse come tutti e hanno diritto ad avere un ospedale come tutti. Chiedo dunque di arrivare a un cronoprogramma ufficiale con tempi precisi per consegna del progetto definitivo, appalto e inizio dei lavori. Non ci possiamo accontentare di generiche rassicurazioni».

Se parliamo di grandi opere e di rassicurazioni ci sarebbe anche la Darsena Europa.

«Se ne parla da anni e adesso i soldi per la Darsena Europa vanno a finire in un ponte tra Pisa e Livorno (quello da costruire sullo Scolmatore, ndr). Ancora una volta a Livorno vengono tolte risorse per darle ad altri? Anche questo è inaccettabile. L’opera va fatta, non si può vivere di promesse».

Insomma, secondo lei manca concretezza?

«Si sono fatte montagne di chiacchiere ma nel momento in cui si arriva a stringere è come quando si prova a stringere l’acqua di mare in una mano: non resta nulla. Ho detto a Davide Gariglio (presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, ndr) che faccia una Newsletter dove ogni settimana specifichi quali sono le opere fatte in vista della costruzione della Darsena Europa. È giunto il momento di uscire da un ginepraio di parole e dal rimbalzo di responsabilità per arrivare a dire quando sono pronti i progetti. Livorno non può veder sfumare prospettive di lavoro».

Cosa propone?

«Intanto faccio un appello affinché si portino avanti questi grandi progetti. E in quest’ottica il gioco di squadra è essenziale. Non voglio misconoscere quello che hanno fatto l’Asl e il Comune. Sono in contatto costante con la direttrice generale Maria Letizia Casani e col sindaco Luca Salvetti che devono essere sostenuti, ma bisogna stringere i panni addosso a chi ha la responsabilità. È inaccettabile dire, come ha fatto il presidente Eugenio Giani, “probabilmente prima della fine del mandato ci sarà la posa della prima pietra”. Mettiamo un orologio in via della Meridiana e uno sui silos del porto affinché scandiscano i giorni che mancano alla nascita del nuovo ospedale e della Darsena Europa».

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