Prato, un altro “colpo” di mister Hu sul terreno (pregiato) di Iolo – I dettagli dell’affare
La “In Fashion” potrà costruire capannoni al Macrolotto nell’ex campo di tiro con l’arco cedendo al Comune un paio di immobili: il Tar ha respinto il ricorso dei macrolottisti italiani
PRATO. C’è un altro terreno al Macrolotto di Iolo sul quale da tempo si sono concentrati gli appetiti degli immobiliaristi, dopo quello di via Ghisleri il cui valore potrebbe lievitare da 280.000 a oltre 7 milioni di euro grazie al cambio di destinazione d’uso previsto nel Piano strutturale del Comune. E anche in questo caso la società interessata è quella dell’immobiliarista cinese Hu Sina, che con la sua “In Fashion Prato srl” tra il 2016 e il 2018 si è accaparrato il terreno di via Ghisleri.
Nel frattempo la società immobiliare, insieme alla Royal Investiment srl, ha messo gli occhi sul terreno dove fino a tre anni fa c’era il campo di tiro con l’arco della società Borgo al Cornio, all’angolo tra via Gora del Pero e via Toscana. Sono 17.000 metri quadri di campo ora incolto che fanno parte di un appezzamento di 15 ettari, potenzialmente una miniera d’oro perché è nel cuore del Macrolotto dove i titolari dei pronto moda cinesi sono sempre a caccia di spazi e, se nel caso di via Ghisleri siamo fermi a un’indicazione del Piano strutturale, in questo caso il Piano operativo del Comune, approvato il 26 settembre 2019, ha reso edificabile il campo dell’ex tiro con l’arco consentendo la realizzazione di fabbricati a uso commerciale, ma anche turistico-ricettivo.
Contro questa previsione si è schierato il Consorzio Conser, cioè i macrolottisti proprietari dei terreni nella zona industriale, insieme ad alcuni soci (Confezioni Bieffe, Sintofibre Immobiliare, Vignali Immobiliare, Fil Bettazzi, F.T.C., Miset, Claudio Toci, Mama Sas, Futurart) che hanno fatto ricorso al Tar chiedendo di annullare il Piano operativo. Martedì 10 febbraio il Tar ha dato ragione al Comune in una sentenza che racconta la storia dell’affare.
L’intenzione del Comune è di cedere il terreno alle due società immobiliari cinesi in cambio di un paio di immobili in centro (dovrebbe trattarsi di un fabbricato adiacente alla biblioteca comunale Lazzerini), sfruttando il meccanismo della perequazione, come accadrà anche per il terreno di via Ghisleri. Il Consorzio Conser e alcuni dei suoi soci, invece, sostenevano che fosse meglio mettere il terreno all’asta per realizzare il prezzo più alto, e utilizzare una parte del ricavato per la riqualificazione del Macrolotto. Soprattutto, in fase di osservazioni al Piano operativo, avevano chiesto di avere anche loro una fetta della torta, cioè il permesso a costruire su una parte dei 150mila metri quadri di terreno qualificati come “standard” e ceduti dai privati al Comune quando fu fatto il Macrolotto. Alcuni soci del Conser volevano fare la stessa operazione dei cinesi, cioè cedere immobili in centro per costruire al Macrolotto. Incassato il no del Comune, sono passati alle carte bollate e hanno perso perché i giudici amministrativi, in sostanza, hanno confermato che il Comune può disporre di quei terreni come meglio crede e cedere quelli che vuole, in base alle sue esigenze.
All’epoca, di fronte alle richieste dei soci del Conser, il Comune scrisse che il permesso a costruire sull’ex campo di tiro con l’arco sarebbe servito a «completare la morfologia insediativa del tessuto urbanistico di appartenenza» e in ogni caso non si volevano autorizzare altre costruzioni per non riempire troppo una zona industriale già piena.
Alla fine sarà una questione di prezzi. I macrolottisti ne parlano nel loro ricorso quando mettono in dubbio che la stima fatta dall’Agenzia delle entrate sul terreno dell’ex tiro con l’arco sia quella giusta. Il valore di questa stima non la conosciamo, ma il Conser fa l’esempio del terreno con una capacità edificatoria di 19.000 metri quadri acquistato anni fa nelle vicinanze dall’immobiliarista Sauro Bigagli per 32 milioni di euro. La domanda è: il valore dei due immobili promessi al Comune in cambio dell’ex tiro con l’arco (che comunque dovrà essere pagato) si avvicinerà a quelle cifre?
Il Tar su questo punto professa ottimismo. «Il ricorso – scrive il giudice Pierpaolo Grauso, estensore della sentenza che dà torto ai macrolottisti – non contiene alcun elemento oggettivo rivelatore della sicura, o anche soltanto plausibile, diseconomicità della permuta rispetto al diverso meccanismo della vendita mediante procedura a evidenza pubblica del lotto di proprietà comunale e successivo esproprio per pubblica utilità dei lotti di proprietà privata, prefigurato dai ricorrenti». In altre parole, dicono i giudici contabili, non c’è la prova che il Comune avrebbe incassato meno da un’asta pubblica rispetto a un accordo con un privato.
Sul terreno di via Ghisleri la Procura ha aperto un’inchiesta per capire se tutte le regole sono state rispettate. Nel caso dell’ex campo di tiro con l’arco non risultano accertamenti in corso.
