Omicidio di Montecalvoli, il paese incredulo: «Nessuno immaginava che Renato girasse armato»
Sgomento e preoccupazione dopo il delitto di Kevin Muharremi. In pochi credono alla lite per futili motivi
SANTA MARIA A MONTE. Un paese incredulo ma anche preoccupato dai rapidi cambiamenti e dai segnali che arrivano dai giovani, specialmente da quelli di “seconda generazione”. Il giorno dopo il delitto avvenuto all’alba della festa di San Valentino, nel paese di Montecalvoli, nel paese non si parla d’altro. Sia la vittima che il presunto autore dell’omicida sono di origini albanesi. Kevin Muharremi, 25 anni, lavorava in un autolavaggio ed era residente a Fucecchio. La madre e la sorella vivono in Albania, con lui sull’auto dell’agguato c’era anche il cugino. Accusato del delitto un ventenne, nato a Pontedera, da genitori di origini albanesi, Renato Xyke e residente vicino al luogo dove è avvenuto il fatto di sangue. Pochi credono alla lite scatenata per futili motivi, vista la reazione avuta dal 20enne, che frequentava assiduamente uno dei bar di Montecalvoli. Ma le indagini sono ancora all’inizio e il movente non è chiaro.
Sconcerto
Siamo tornati in via della Repubblica dove Kevin Muharremi, è stato freddato da alcuni colpi di pistola a distanza ravvicinata. All’altezza del “Barrino” l’auto con a bordo la vittima, sul lato del passeggero, è stata affiancata da quella di Renato Xyke. Poi gli spari che hanno portato dolore e morte. Nel paese Kevin lo conoscono tutti, così come la sua famiglia. «Un ragazzo vivace – racconta un residente – come ce ne sono altri. Negli ultimi tempi i giovani stanno cambiando. Anche se la nostra è una piccola comunità, negli ultimi tempi sono accaduti episodi che fanno riflettere. Spesso sono proprio i minorenni a comportarsi in maniera aggressiva Ma da qui a pensare che vadano in giro armati di pistola ce ne corre. No, nessuno si aspettava un fatto del genere». Nel tempo ci sono stati più episodi. Qualcuno parla di ragazzini senza regole, che spesso se la prendono con le persone anziane, più indifese. I cittadini però non sempre denunciano, per timore di ritorsioni. «Non basta denunciarli, sono minorenni e loro sanno bene che, anche quando vengono denunciati, poi cambia poco».
La psicologa
Intanto la Misericordia ha messo a disposizione dei volontari che per primi sono intervenuti dopo l’agguato una psicologa, per aiutarli ad elaborare l’accaduto. Sono stati proprio i volontari i primi ad arrivare sul posto, dopo il traumatico evento. Ieri per loro c’è stato il primo colloquio con la professionista che li aiuterà ad affrontare l’impatto psicologico. La testimonianza dei soccorritori potrà aiutare a ricostruire la scena del delitto. Così come quella del cugino della vittima e del giovane di San Miniato che era alla guida del Fiat Doblò, su cui viaggiavano i tre amici, ora sequestrato dalla procura.
Inseguimento
Se ci sia stato un inseguimento a partire dal pub dove è avvenuta la lite, tra il Doblò e la Range Rover del presunto omicida non è chiaro. Il sedile del passeggero, dove c’era Kevin, è stato trovato completamente abbassato. Forse il giovane ha cercato di evitare i colpi.
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