Prato, la frattura invisibile della Toscana che produce: viaggio dentro il doppio distretto che non si parla più
È questa la fotografia che emerge da una ricerca dell’Irpet, l’Istituto regionale per la programmazione economica, presentato alla Commissione sviluppo economico del Consiglio regionale
PRATO. Due distretti nel distretto: è questa la fotografia di Prato che emerge da una ricerca dell’Irpet, l’Istituto regionale per la programmazione economica, presentato alla Commissione sviluppo economico del Consiglio regionale.
Tessile tradizionale e pronto moda cinese
C’è il distretto tradizionale, quello legato alla filiera del tessile, e c’è quello dell’abbigliamento, monopolizzato dall’imprenditoria cinese. Il primo è in declino, il secondo cresce anche se mostra segni di fragilità. Ma soprattutto non si parlano.
Il valore aggiunto che resta a Prato
Fin qui sono cose che si sapevano. Quello che sapevamo un po’ meno è che del valore aggiunto creato lungo la filiera della moda, e stimato in 7 miliardi di euro in Toscana, a Prato restano solo le briciole: per ogni euro di prodotto finale di abbigliamento toscano venduto, il territorio pratese cattura meno di 5 centesimi in termini di valore generato. Il distretto tradizionale risulta remunerato con 2,6 centesimi; il pronto moda circa con 2,1 centesimi.
Declino dal 2000 e nuova configurazione dal 2010
Il distretto pratese ha perso posizioni a partire dal 2000, per gli effetti della globalizzazione e con un aggravamento con la grande crisi mondiale del 2008, «poi ha recuperato posizioni a partire dal 2010, con una nuova configurazione che ha visto un disaccoppiamento tra valore aggiunto ed esportazioni», ha spiegato il direttore dell’Irpet.
L’integrazione del pronto moda nelle catene europee
Il Pronto moda, «a prevalente conduzione cinese, ha finito per integrarsi nelle catene di fornitura della moda italiana ed europea, lavorando non solo per le produzioni a basso costo o fast fashion, ma anche per le produzioni di alto lusso o grandi firme; e parallelamente le imprese tessili o molte di esse hanno visto ridursi il loro peso. Con una convivenza tra un “made in Prato” di alta qualità (fibre, lane, prodotti pregiati) e un distretto della confezione sempre più orientato a servizio rapido per committenti esterni».
Una doppia presenza non integrata
In questa duplice presenza, non integrata, «sembrano essere venuti meno gli elementi aggreganti», con una gerarchia di «rapporti produttivi e di potere che quindi è cambiata rispetto al passato e che desta tensioni sociali». Ancora: nel caso del Pronto moda, «gli ingressi di nuove imprese hanno sopravanzato nel tempo le uscite», mentre «il contrario si è osservato nella componente tessile».
Occupazione: cresce la confezione, crolla il tessile
Anche sotto il profilo occupazionale, «alla crescita intensa degli addetti nelle confezioni (oltre 20mila nel 2022) ha fatto da contraltare il calo drastico degli occupati nei comparti del tessile». Accanto ai fenomeni dimensionali, «c'è anche una trasformazione del mercato del lavoro: sono cresciuti i settori ad alta tecnologia (e salari), ma ancora di più quelli a basso contenuto di conoscenza (e basso contenuto salariale). Si sono svuotati invece i settori della manifattura tradizionale, tradizionalmente associati a salari mediamente più elevati». L'esito di questa trasformazione «non ha aumentato le opportunità ad alto salario per la popolazione residente». Un numero molto elevato di imprese lascia il mercato, sostituito, tuttavia, da un numero ancora più elevato di nuovi ingressi, secondo una logica sì espansiva, ma al ribasso.
I 7 miliardi della filiera moda e la quota che resta a Prato
Come si diceva, l'ammontare complessivo di valore aggiunto che è creato lungo la filiera della moda regionale e a cui Prato partecipa a diverso titolo è stimato in circa 7 miliardi di euro: «Prato riesce a trattenere poco – ha osservato Sciclone – Per ogni euro di prodotto finale di abbigliamento toscano venduto, il territorio pratese cattura meno di 5 centesimi in termini di valore generato. Il distretto tradizionale risulta remunerato con 2,6 centesimi; il Pronto Moda circa con 2,1». La parte strettamente produttiva, «su cui si collocano le imprese pratesi, ha un ruolo subalterno nel momento in cui si distribuiscono i redditi generati».
Un sistema più fragile e polarizzato
Il nuovo quadro generale, «meno lineare», vede dunque Prato capace di mantenere «capacità produttiva e presenza internazionale, ma dopo due decenni di trasformazioni il sistema è più polarizzato e fragile: alcune lavorazioni si sono assottigliate, la redditività è più diseguale, e la riproduzione di competenze/imprenditorialità non è più automatica». Il controllo del mercato finale spesso è esterno. Nel tessile tradizionale emerge il dualismo, con poche imprese solide contro un'ampia fascia a margini bassi.
Le proposte: trattenere valore, competenze e coesione
Emerge la necessità di «non tornare al passato, ma rendere credibile una traiettoria che trattenga valore, competenze e coesione sociale insieme alla capacità produttiva». Per questo, si suggerisce di «far crescere i nodi di collegamento e chi presidia mercati/standard; ricostruire pezzi mancanti della filiera a monte e servizi intermedi; investire su capitale umano e qualità del lavoro; accompagnare la qualificazione del pronto moda con regolazione e supporto per evitare una selezione distruttiva».
