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Il caso

Un sondaggio sospetto su Facebook agita la campagna elettorale a Prato

di Alessandro Formichella

	Uno dei post che girano su Facebook
Uno dei post che girano su Facebook

Il post di “Comunità locale” chiede il gradimento dei papabili. Nessuno sa chi abbia commissionato l’iniziativa social ma è alto il rischio che sia un “fake”

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PRATO. Potrebbe essere un algoritmo a decidere quali candidati a sindaco si presenteranno per le prossime elezioni di Prato o potrebbe essere di nuovo un grande “fake” quello che gira in questi giorni su Facebook. Il dubbio emerge dopo la la comparsa di un post che gira su Fb da venerdi sulla pagina “Comunità locale” e che propone un sondaggio in cui si chiede agli utenti chi preferirebbero come candidato alle prossime elezioni comunali della città, sia per il centrosinistra sia per il centrodestra. Tra l’altro un sondaggio, se tale è realmente, è basato essenzialmente su Partito democratico e Fratelli d’Italia con una polarizzazione estrema della sintesi elettorale.

Nel giro di poche ore, tra commenti e condivisioni, sono riemersi due nomi ad alta riconoscibilità: Matteo Biffoni, ex sindaco di Prato e attuale consigliere regionale per il centrosinistra, e Chiara La Porta, ex deputata e ora consigliera regionale di FdI.

Il meccanismo è quello tipico dei social: domanda secca, opzioni “forti”, reazioni immediate. Ma la fotografia che ne esce è più utile a misurare l’umore della bacheca che non i rapporti reali di forza di una competizione elettorale. Sul versante progressista, Biffoni resta un punto di riferimento inevitabile: il suo nome torna. Anzi una domanda specifica del sondaggio chiede proprio se l’utente conosce il nome di Matteo Biffoni. L’ex sindaco ha guidato Prato per due mandati ed è stato uno dei volti più visibili dell’amministrazione cittadina. Oggi, però, il suo ruolo istituzionale è cambiato: è consigliere regionale della Toscana (circoscrizione Prato) e presidente della Commissione salute. Questo rende la sua ricomparsa nei “totonomi” social doppiamente significativa: da un lato segnala quanto la memoria politica locale continui a pesare; dall’altro, mostra come un nome noto sia spesso la scorciatoia più efficace per far decollare un post “interattivo”. Ma anche l’intelligenza artificiale avverte a proposito del sondaggio apparso su Facebook che potrebbe trattarsi di un “termometro social” facilmente manipolabile (brigading, reti di condivisione, account coordinati) che non ha niente di sondaggio statistico, anche se oggi come oggi, attraverso complessi algoritmi, il post pubblicato potrebbe sapere dove andare a pescare le opinioni e su quali profili apparire.

Certo che il sondaggio messo in piedi dalla fantomatica “Comunità locale” potrebbe essere una macchina di engagement o profilazione degli utenti, tanto che il sito sondaggio fa riferimento ad una pagina (poll.opinioni.net), gia in passato associata alla società Demetra Opinioni di Venezia, ma di fatto non emergono informazioni sostanziali o dettagliate, come dovrebbe, sull’autore della pubblicazione. Difetto per niente trascurabile. Fra i nomi che vengono proposti per il centrosinistra ci sono anche quelli di Benedetta Squittieri, Diego Blasi e Cristina Manetti, mentre per il centrodestra quelli di Gianni Cenni, Rita Pieri e Aldo Milone. In ogni caso un sondaggio su Facebook non è un sondaggio. Non ha campione, non ha controlli, non ha ponderazione; può essere influenzato da reti di condivisione, gruppi organizzati, perfino dalla semplice selezione delle opzioni proposte. In molti casi, questo tipo di post secondo gli esperti serve soprattutto a produrre engagement (ossia commenti, reazioni, condivisioni) e a “mettere in agenda” alcuni nomi, lasciandone fuori altri. Ma il rischio, per chi legge o fa informazione è sempre il solito: trasformare un termometro di bacheca digitale e social in un indicatore politico. Di certo, la campagna elettorale è già iniziata.  

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