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Prato

La sentenza

Prato, abusi edilizi al Beste Hub: il Tar dà ragione al Comune

di Paolo Nencioni

	L'interno del Beste Hub di via Bologna
L'interno del Beste Hub di via Bologna

I giudici amministrativi contestano la realizzazione dei riquadri ornamentali sulla facciata dell’ex Lanificio Affortunati e soprattutto un grande soppalco

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PRATO. La scure del Tribunale amministrativo regionale è calata su quello che forse è stato il più importante progetto di riqualificazione di un ex edificio industriale cittadino degli ultimi anni. Stiamo parlando del Beste Hub di via Bologna, realizzato nel capannone che un tempo ospitava il Lanificio Affortunati Giovacchino, all’angolo con via Ciampi.

Giovedì 8 gennaio la terza sezione del Tar, presieduta da Roberto Maria Bucchi (estensore Guido Gabriele), sciogliendo la riserva dell’udienza del 3 dicembre, ha respinto il ricorso presentato da Beste Spa e Santi Re, la società immobiliare dei fratelli Santi, e anche quello analogo della società Alba Leasing Spa, la proprietaria dell’immobile che l’aveva dato in locazione finanziaria alla Santi Re e poi in affitto alla Beste. Entrambi i ricorsi chiedevano l’annullamento di un’ordinanza comunale del 30 maggio 2023 che ha accertato un lungo elenco di abusi edilizi nei lavori di ristrutturazione dell’ex lanificio e di conseguenza ingiunge a proprietari e conduttori l’abbattimento delle opere non previste dalla normativa vigente, in particolare quella che tutela i complessi di archeologia industriale, ai sensi dell’articolo 116 del Piano operativo comunale.

L’elenco degli abusi

In sostanza il Comune contesta alla Beste di aver snaturato il complesso edilizio dell’ex lanificio e ordina di riportarlo se non alle condizioni originarie, quantomeno di togliere le parti non ammesse dalle norme di tutela. L’elenco, come detto, è abbastanza lungo. Innanzitutto ci sono i tre riquadri ornamentali illuminati che sono stati installati sulla facciata e rappresentano il logo più visibile del progetto; poi c’è il soppalco di 200 metri quadri realizzato all’interno con 18 colonne a base quadrata e solaio in travi in legno pensato per l’esposizione del campionario; il vestibolo d’accesso; la parete apribile in legno e vetro della sala riunioni; l’utilizzo dell’originaria sala mensa come ufficio. Tra le contestazioni c’era anche la realizzazione del campo da padel nella corte interna, ma quello è stato tolto quasi subito dopo le prime contestazioni e non costituisce oggetto del ricorso. Tutto il resto sì, ed è prevedibile che la decisione del Tar, oltre alle sue conseguenze pratiche, diventi oggetto di discussione e forse di polemiche, perché il Beste Hub, inaugurato il 30 settembre 2021 dall’allora ministro del Lavoro Andrea Orlando insieme all’imprenditore Brunello Cucinelli, negli ultimi quattro anni è diventato una specie di agorà per la politica e non solo. Destra e sinistra hanno scelto spesso la grande corte interna (quella dove era stato allestito ili campo da padel) per presentare le loro iniziative, anche in campagna elettorale.

E se si prescinde dalle norme di tutela dell’archeologia industriale, si può dire che il risultato della ristrutturazione dell’ex Lanificio Affortunati era stato un gran bel risultato, dal punto di vista estetico. Uno spazio arioso che funge da vetrina per una delle più importanti aziende del distretto tessile, si presta a eventi privati ma diventa anche spazio pubblico in certe occasioni.

Purtroppo per proprietari e gestori, però, quelle norme sono scritte nero su bianco nel Piano operativo del Comune e su quelle si è basato il Tar per dare ragione all’ente, condannando oltretutto i ricorrenti a pagare 3.000 euro di spese legali.

Ora teoricamente i riquadri ornamentali sulla facciata, il soppalco da 200 metri quadri, il vestibolo e la parete della sala riunioni andrebbero demolite, come ingiunge l’ordinanza comunale confermata dal Tar, ma è evidente che il Beste Hub non sarebbe più il Beste Hub. Soprattutto l’eliminazione del soppalco con l’esposizione dei capi d’abbigliamento sembra l’intervento più problematico da eseguire.

A proprietari e gestori resta la possibilità di fare ricorso al Consiglio di Stato, e probabilmente così faranno. Nel ricorso al Tar, oltre a contestare l’irregolarità dell’intervento sulla facciata, hanno cercato di spiegare, riguardo al soppalco che “si tratterebbe non di un soppalco, ma di un impianto di natura tecnologica, destinato esclusivamente alla esposizione dei capi d’abbigliamento e del tutto privo di aree di calpestio, ad eccezione dei camminamenti”. I giudici amministrativi sono stati di altro avviso e hanno spiegato che “gli abusi accertati vanno valutati nella loro capacità lesiva del valore identitario espresso dal manufatto industriale su cui essi sono stati eseguiti”. Un valore identitario che evidentemente secondo il Tar è stato snaturato.

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