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Prato, quelli che non ce l’hanno fatta: in aumento le liquidazioni giudiziali

di Paolo Nencioni
Prato, quelli che non ce l’hanno fatta: in aumento le liquidazioni giudiziali

Sono passate dalle 56 del 2023 alle 84 del 2024: ora sono 93

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PRATO. Da tre anni a questa parte i fallimenti non si chiamano più fallimenti, ma liquidazioni giudiziali, grazie alla riforma della legge fallimentare entrata in vigore a metà del 2022 col Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Ma pur con un altro nome, le imprese che non ce la fanno a stare sul mercato continuano a chiudere e le liquidazioni giudiziali a Prato sono in aumento. Furono appena 6 nel primo anno di applicazione delle nuove norme; sono poi diventate 56 nel 2023; hanno raggiunto quota 84 nel 2024 e sono arrivate a 93 nell’anno che si è appena chiuso.

C’è anche uno storico bar del centro ma si tratta della società che lo gestiva fino a qualche anno fa, prima del cambio di gestione. Il bar è regolarmente aperto.

C’è stato un tempo in cui gli imprenditori cinesi che fallivano erano mosche bianche. Ora non è più così, e nell’elenco delle liquidazioni giudiziali è frequente trovare anche loro: nell’elenco del 2025 ce ne sono almeno cinque.

La riforma della legge fallimentare italiana è stata attuata attraverso il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza ha spostato il focus dalla sanzione alla prevenzione e al risanamento aziendale, introducendo strumenti come la composizione negoziata della crisi e l’allerta precoce, e riformando procedure come il concordato preventivo, con l’obiettivo di ridurre costi, tempi e stigma associato all’insolvenza. In sostanza viene data priorità alle soluzioni che garantiscono la prosecuzione dell’attività d’impresa, con un’attenzione maggiore al flusso di cassa. La riforma ha inoltre introdotto meccanismi di allerta precoce (non ancora del tutto attivi) e della composizione negoziata della crisi per far emergere le difficoltà prima che diventino irrisolvibili. In altre parole, a differenza della precedente normativa che si concentrava sulla sanzione del fallimento (che in alcuni casi diventava, ma può diventare anche oggi, bancarotta fraudolenta) , le nuove norme mirano a rendere la gestione dell’insolvenza più moderna, efficiente e orientata al salvataggio dell’impresa, anziché alla sua semplice liquidazione.

La tendenza all’aumento delle liquidazioni giudiziali era emersa già l’anno scorso in Toscana. Nella regione si era passati dalle 605 procedure del 2022, alle 655 del 2023 (+8,3%), fino alle 761 procedure concorsuali gravi del 2024 (+16,2%) che interessano tutte le forme giuridiche, secondo i dati dell’Osservatorio Procedure e Liquidazioni di Cerved. La Toscana è la quarta regione italiana per numero di procedure gravi, preceduta solo da Lombardia (1.945 nel 2024), Lazio (1.126) e Veneto 786. Dopo la Toscana si piazzano la Campania (750), il Piemonte (659), la Sicilia (642) e l’Emilia-Romagna (631).

Il dato toscano era in linea con quello nazionale: +9,8% nel 2023 e +17,2% nel 2024, quando si sono registrate 9.194 procedure concorsuali gravi. I settori a più alto tasso di crisi sono l’edilizia (la fine della stagione dei bonus ha messo in difficoltà le aziende più fragili nel gestire l’indebitamento) e la ristorazione.

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