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Pontedera

Il caso

Keu, la procura ricorre in appello contro la sentenza di proscioglimento

di Nilo Di Modica

	I carabinieri nella sede di Aquarno all’inizio dell’inchiesta sul keu
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I carabinieri nella sede di Aquarno all’inizio dell’inchiesta sul keu

L’opposizione della pm von Borries riguarda politici, tecnici e imprenditori

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SANTA CROCE. Il pubblico ministero della Procura di Firenze ricorre in appello nei confronti della sentenza di non luogo a procedere che a marzo scorso aveva prosciolto numerosi imputati a vario titolo nell’inchiesta keu, il materiale derivante dalla lavorazione conciaria finito al centro dell’indagine per smaltimento illecito di rifiuti.

La pm Christine von Borries contesta la decisione del giudice dell’udienza preliminare di Firenze che aveva deciso una serie di proscioglimenti, oltre che per gli esponenti politici, anche per alcuni dei vertici delle organizzazioni datoriali, fra cui Assoconciatori, e ad alcuni di quelli legati del sistema di gestione della depurazione del Distretto, lato santacrocese. In quell’occasione il gup Gianluca Mancuso aveva fatto cadere una serie di accuse, fra cui l’associazione per delinquere e la corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, facendo di fatto uscire numerosi attori dal procedimento. Una decisione, questa, che se venisse accolto l’appello appena presentato verrebbe però messa in dubbio, in quanto da rivedere per “contraddittorietà, illogicità e carenza della motivazione”.

Gran parte delle riflessioni del pm girano attorno all’entità della catena di controllo nella gestione dei rifiuti, a cui, secondo l’interpretazione che si propone, legata alla nozione di “responsabilità condivisa”, propone una visione nella quale la responsabilità di tutti gli attori coinvolti è ampiamente allargata. Tema non nuovo, poi, è quello di definizione di “rifiuto”, connesso a suoi usi e alla sua gestione. «Il riciclaggio – si legge sempre nell’appello – non può dare origine ad una sostanza destinata ad altro impianto di trattamento di un rifiuto».

Si fanno poi vari riferimenti ad elementi di contraddittorietà: il giudice avrebbe tralasciato acquisizioni investigative considerate rilevanti, valorizzando alcuni elementi difensivi delle parti coinvolte, escludendo la responsabilità di alcuni imputati senza confrontarsi adeguatamente con il quadro probatorio. La scommessa dell’appellante, poi, ruota attorno all’interpretazione delle azioni specifiche degli imputati. Se nella decisione di marzo si parlava di Ledo Gori – ex capo di gabinetto dell’allora presidente della Regione Enrico Rossi – come di un attore la cui la «mera disponibilità nei confronti degli operatori del settore conciario» non appariva, di per sé, «sintomatica dell’asservimento della funzione pubblica ad interessi privati», oggi l’appellante parla di «emblematico rovesciamento delle finalità dell’azione» per la quale «non veniva compiuta attività di reperimento della discarica per soddisfare nella maniera ottimale un interesse condiviso, ma l’attività di reperimento di una discarica a ogni costo». Per la pm von Borries si sarebbe trattato di un «aggiustamento», «provvisorio», che sarebbe operato senza «una doverosa eliminazione del problema».


 

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