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Pontedera

Calcio: Serie D

Pontedera, la prima uscita dei brasiliani è uno show: lapsus, lacrime, sorprese e una squadra di ragazzini

di Tommaso Silvi

	Da sinistra: Simone Quintieri e Gustavo Nikitiuk
Da sinistra: Simone Quintieri e Gustavo Nikitiuk

Succede di tutto nella prima conferenza stampa della nuova proprietà del club granata: «Obiettivo? La salvezza in Serie D con un progetto di giovanissimi». E i dubbi crescono

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PONTEDERA. «Il Pontedera non ha mai avuto un progetto. L’unico progetto era giocare per restare in Serie C. Oggi invece abbiamo un progetto diverso». A seguire, sulla mancata conferma di Andrea Caponi: «Caponi per noi è un calciatore come gli altri, che ha perso 18 partite di fila nella stagione appena terminata ed è retrocesso in Serie D, come tutti i suoi compagni. Se vuole, può venire a lavorare nel settore giovanile. Non ho nessun problema». E poi lapsus improvvisi, l’allenatore che si presenta sbagliando il nome del presidente, interventi a sorpresa con attimi di commozione. Lacrime. Succede di tutto martedì 7 luglio nella prima conferenza stampa pubblica del Pontedera modello Brasile, organizzata a 5 mesi dall’arrivo della nuova proprietà capitanata dal fondo Sportheca. Il neo presidente Gustavo Nikitiuk spara subito i fuochi d’artificio con due frasi lapidarie e altrettanti giudizi: prima nei confronti di chi ha permesso al club di restare per 14 anni consecutivi nei professionisti, poi nei confronti dello storico capitano con oltre 300 presenze in maglia granata. La parola d’ordine – nella sala stampa dell’Ettore Mannucci, di fronte a giornalisti e sportivi – è sempre la solita: “progetto”. «Sì, ma quale?» chiede qualcuno dalla platea. E la risposta arriva dal direttore sportivo Simone Quintieri, nel giorno della sua presentazione insieme a mister Giuseppe Mascara e allo staff tecnico. «Mantenere la categoria». Quindi restare in Serie D. Il concetto è chiaro. Sì, ma come? Con tanti giovani, molti dei quali stranieri. Questo è ciò che emerge dalle parole di Quintieri e Nikitiuk. E la parola “progetto” si rincorre frase dopo frase. Subito seguita da “giovani”. Sarà un Pontedera pieno di ragazzini: un po’ del settore giovanile granata, un po’ pescati qua e là per il mondo: FranciaPortogallo, Bosnia. In generale, la conferenza viaggia spesso sulle ali della confusione concettuale. Le certezze sono due: che il Pontedera dei brasiliani ha pochissimo budget – si parla di 190mila euro totali per la costruzione della squadra, roba che si farebbe fatica anche in Eccellenza – ed estrema necessità di far giocare ragazzi di poche pretese economiche. Sperando che tra loro nasca un campione da rivendere a peso d’oro. Con questo “progetto” anche la salvezza in Serie D appare piuttosto difficile. «Ma la città deve sostenerci», dice il presidente Nikitiuk. Si parte il 20 luglio con le visite mediche. Per ora, però, manca ancora l’iscrizione al campionato di Serie D. «Sì, ma la facciamo domani (mercoledì 8 luglio, ndr)», precisa subito Nikitiuk. 

Qual è il progetto?

Il patron del nuovo Pontedera dice che «vuole creare un futuro», che vuole «valorizzare tanti giovani». Sostiene di voler fare qualcosa «che in Italia in questo momento non è facile fare». E poi parla del passato. Chiede a tutti di dimenticare. Di dimenticare che Sportheca è alla guida del Pontedera da gennaio-febbraio 2026, quando la squadra era ultima in Serie C ed è stato deciso di esonerare due allenatori nella seconda parte di campionato, e poi di prendere oltre 15 giocatori con un esborso economico complessivo non indifferente. Tutto per collezionare altre sconfitte e terminare ugualmente all’ultimo posto. Ma il passato – come dice Nikitiuk – va dimenticato. Ora Sportheca ha un altro progetto. Sicuramente a costo (quasi) zero. «A febbraio – aggiunge più di una volta il presidente nel corso della conferenza stampa – avremmo potuto ripensarci e non prendere il Pontedera. Ma non lo abbiamo fatto». Quindi? Verrebbe da dire. Che significa? Che ora è tutto buono come al campetto della chiesa? Boh. 

Messi e il gruppo

Simone Quintieri nel Pontedera ci ha giocato. Era il 2005 e i granata navigavano con fatica in Serie D. Altri tempi. Oggi fa il direttore sportivo e dopo l’esperienza di una manciata di mesi alla Sanremese – nella stagione 2025-2026 –  per lui quella dietro la scrivania del Mannucci è una rivincita vera e propria. Nel giorno della sua presentazione capisce subito che lo scetticismo domina la scena. E sceglie la via della sincerità. «Dobbiamo tener presente che sarà un anno di ripartenza – dice – con una squadra giovane, che deve mantenere la categoria. L’obiettivo è di salvarci, poi costruire qualcosa di importante dall’anno prossimo». Un applauso per l’onestà. Ci sarà da patire: il messaggio alla piazza è chiarissimo. Addio sogni di ritorno rapido in Serie C. Sulla scelta di Mascara, sottolinea che «è la persona giusta per mantenere un canale aperto tra il settore giovanile e la prima squadra». Ma la “domandaccia” è dietro l’angolo. Obbligatoria. «Ma in Serie D non possiamo fare una squadra solo di giovani. Serve una colonna vertebrale di giocatori esperti. Non pensate che sia difficile lavorare solo con i giovani?», chiede qualcuno. E Quintieri risponde come può: «Voglio fare una squadra per non retrocedere, per salvare la categoria». Poi frena: «È normale, sarà un anno di ricostruzione. Quando resetti tutto hai anche dei momenti di difficoltà. La squadra è composta di calciatori che hanno fatto la Serie D per diversi anni (di nomi ancora non se ne parla, ndr). Calciatori che secondo me in categoria possono fare bene». La spiegazione convince poco, qualcuno glielo fa notare e lui rilancia: «Le presenze in Serie D contano poco. Il Psg ha preso Messi, Neymar e Mbappé ma è uscito nei quarti di finale...». Forse si poteva fare un paragone migliore. 

Nomi sbagliati e commozione

Poi a Quintieri viene chiesta la composizione dello staff tecnico. Lapsus. Non ricorda i nomi. Sarà l’emozione. Il presidente gli passa un foglio. Legge. Ed ecco lo staff. Recupero infortuni e assistente allenatore: Clemente Borromeo. Vice allenatore: Gabriele Giannini. Match analyst: Simone Tognetti. Preparatore portieri: Michele Ribechini (confermato). Preparatore atletico: Dario Tammaro. E si arriva al momento finale. Il collegamento in videochiamata con il nuovo allenatore Giuseppe Mascara, dalla Sicilia coi voli bloccati a causa dell’eruzione dell’Etna. «Mi dispiace, avrei voluto essere presente», esordisce Mascara, che prima dell’avventura in granata ha collezionato esperienze da allenatore in categorie dilettantistiche tranne le quattro partite al Novara nella stagione 2024-2025. Il mister tesse le lodi del Pontedera e annuncia che la sera del 19 luglio sarà in città. Quindi il mezzo scivolone. «Ho avuto la possibilità di conoscere Gustavo (riferito a Nikitiuk, ndr) e il presidente Beto (riferito a Beto Rappa, consulente di Sportheca che però non figura nell’organigramma del Pontedera)». Silenzio in sala. Un allenatore che non conosce il nome del presidente: grottesco. Sicuramente – anche per lui – sarà stata l’emozione a giocare un brutto scherzo. Sulla squadra: «Sarà giovane, ma competitiva. Non sarà una squadra di bambini, ma predisposta alle nostre mentalità, mia, dello staff e della società». Sull’idea tattica: «Ho avuto la fortuna di giocare sempre con il 4-3-3, ma vedremo». 

Il fuori programma

A margine della conferenza stampa c’è spazio anche per un fuori programma. Perché seduto in prima fila c’è Giovanni Vaglini, pontederese, storico preparatore atletico personale di Alessandro Del Piero con varie esperienze nel mondo del calcio anche all’estero – si vocifera che nel Pontedera arriveranno sia il figlio che il nipote della storica bandiera juventina – che non viene presentato ufficialmente durante l’incontro ma decide ugualmente di prendere la parola mentre in molti stanno già abbandonando la sala stampa. Dice di aver «appoggiato il Pontedera» attraverso una società di analisi, spiega che sarà il «direttore tecnico» di questo «progetto» che sarà a supporto dello staff tecnico – anche se non spiega nel dettaglio di cosa si tratterà – e prosegue, precisando che lui parla da «tifoso ed esperto tecnico». E dice che il “progetto” è già iniziato «lavorando coi giovani, cercando di dare un’identità. Noi queste cose le stiamo facendo. Capisco le vostre perplessità. Da parte mia la scelta di venire qua è per dare un senso di modernità a questo lavoro. Quello che posso dire, da consulente esterno, è che ognuno ci sta mettendo la faccia. Se siamo qua è perché crediamo in questa cosa». Poi si commuove: «Sono venuto a vedere diverse partite, ho vissuto sulla pelle la retrocessione da pontederese e mi sto emozionando mentre lo dico perché mi ricordo anche di mio padre. Giudicateci per quello che costruiremo, dateci la possibilità di costruire un progetto in cui tutti stiamo credendo». E la conferenza stampa finisce così. Da dove era iniziata. Dal “progetto”. Quale? Quello di un Pontedera giovane, economicamente a filo gas e con tanti punti interrogativi.  

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