La guida
Calcio, Pontedera: chi sono i brasiliani a capo del club, la domanda di riammissione in C e i progetti – Il sindaco: «Vi spiego tutto»
Matteo Franconi spiega presente e futuro del club: «Ora vietato mollare». Zero dubbi sulla solidità della nuova proprietà: «Vi dico chi c’è dietro al fondo»
PONTEDERA. Finalmente si rompe il rumoroso e preoccupante silenzio delle ultime settimane. Finalmente una spiegazione chiara su cosa sta succedendo al calcio della città. E soprattutto su cosa succederà nei prossimi mesi. Con delle importanti novità. Le parole sono rassicuranti. La fonte autorevole. Perché a parlare è il sindaco di Pontedera, Matteo Franconi. Ma facciamo un passo indietro. L’Us Città di Pontedera sta affrontando il momento più delicato degli ultimi 15 anni. La squadra è ultima in classifica nel girone B di Serie C ed è ormai - salvo un clamoroso miracolo, sia sportivo che matematico, da compiere nelle ultime tre giornate - da considerarsi retrocessa. Questo significa che dopo 14 campionati consecutivi nei professionisti, il popolo granata si appresta a sprofondare di nuovo nel pallone dei dilettanti. Anche se- come spiega il sindaco - il club sarebbe al lavoro per provare a mantenere la categoria anche oltre il calcio giocato. Di sicuro da febbraio 2026 il Pontedera è passato nelle mani di un nuovo gruppo societario, capitanato dal fondo brasiliano Sportheca. Nel mercato di gennaio sono stati presi 15 giocatori e ne sono partiti 17. Con tre allenatori diversi in panchina nel corso della stagione. Una rivoluzione dietro l’altra senza però alcun effetto concreto. La squadra non vince dal 16 novembre e ora - a tre gare dal termine del campionato - è sostanzialmente spacciata. In tutto questo per il momento la nuova proprietà, che non ha mai effettuato alcuna conferenza stampa di presentazione ai tifosi, si è affidata solo a uno scarno comunicato in cui si elencano una serie di buone intenzioni a breve e lungo termine.
Sindaco, da primo cittadino e da tifoso come sta vivendo la catastrofe granata?
«Con rabbia. Di sicuro la fortuna non ci ha mai assistito nel corso della stagione. Ora vorrei che nessuno mollasse, prima di tutto in campo. I processi si fanno alla fine del campionato. E invece gli unici che non stanno mollando ad oggi sono i tifosi. Bisogna chiudere al meglio la stagione. Di sicuro sono stati commessi degli errori, prima e dopo l’arrivo della nuova proprietà, dal punto di vista gestionale è stata pagata l’inesperienza del club nel gestire una crisi di risultati, questo è evidente».
Non crede che la proprietà brasiliana stia tenendo un profilo decisamente troppo “silenzioso” considerata la situazione?
«Con il numero uno di Sportheca, Eduardo Tega, mi sento molto spesso. Secondo me il silenzio è un elemento che fa parte dell’impostazione concettuale della nuova proprietà. In Italia si vive molto di comunicazione, mentre Sportheca è molto più attivo sul lato operativo. A Pontedera siamo abituati a sentire spesso la voce del presidente, ma ora la guida del club è cambiata. Credo che i nuovi soci debbano ambientarsi. Non scordiamoci che hanno rilevato il club in un momento critico, non è facile per loro. Sicuramente stanno rispettando ogni scadenza economica con precisione e grande senso di responsabilità. Questa secondo me è la cosa più importante. Non ci dimentichiamo che Sportheca avrebbe potuto aspettare la fine della stagione e legare l’ingresso nel club ai risultati sportivi, e invece ha investito da subito nonostante la classifica fosse già molto complicata. Questo a mio avviso dimostra chiaramente la volontà di progettare a lungo termine, ben oltre la stagione in corso».
Ma concretamente cos’è Sportheca e perché questo fondo si è avvicinato al Pontedera?
«Sportheca lavora nel mondo dei contatti generati dalle applicazioni per cellulari. In Brasile hanno una app da 8 milioni di utenti e ogni utente ha un valore economico reale. Punta molto al mondo dei giovani e vuole creare uno spazio proprio per loro all’interno dello stadio. Pontedera per Sportheca è un punto di arrivo, dato che da tempo cerca di entrare nel calcio italiano. Qualche anno fa stava per rilevare la Lucchese, ma la situazione finanziaria del club non era convincente. Il fondo è arricchito da una serie di imprenditori. Per citarne alcuni, nel pacchetto di Sportheca c’è uno dei più grandi esportatori del mondo di cemento, un altro imprenditore che opera a livello mondiale nel settore alimentare e un terzo soggetto del comparto sanitario che ha oltre 120 case di cura in Brasile. Credo che la solidità finanziaria non sia in alcun modo un problema di Sportheca».
Perdoni l’insistenza, ma perché Sportheca ha scelto proprio Pontedera?
«Perché vuole mettere in rete gli imprenditori vicini al fondo con il mercato italiano. Per questo a Pontedera realizzeremo “Casa Pontedera Italia” e in Brasile “Casa Pontedera Brasile”. Due luoghi che favoriranno gli scambi e i progetti commerciali. Stiamo inoltre valutando l’idea di realizzare una foresteria per gli sportivi in generale, più che altro legati al mondo del calcio, che vogliono venire a Pontedera per fare un’esperienza di vita e di sport. Una sorta di campus. Dalla prossima settimana inizieremo a fare tutti i passi burocratici per stringere un vero e proprio gemellaggio sportivo tra Pontedera e il Brasile, coinvolgendo anche l’ambasciata. Eduardo Tega vuole trasferirsi in Italia almeno sei mesi all’anno, ha già iniziato l’iter per richiedere la cittadinanza italiana».
Però l’unico comunicato ufficiale della nuova proprietà porta la firma di “Br Football”, non di Sportheca. Cos’è Br Football e perché il presidente è l’ex consigliere comunale Emilio Montagnani, a lei molto vicino?
«Non c’è alcun mistero. Br Football Italia è stata creata per velocizzare l’ingresso nel club di Sportheca. Si tratta della società costituita in Italia da Sportheca. Altrimenti avremmo dovuto misurarci con la burocrazia brasiliana rischiando di allungare notevolmente i tempi della chiusura della trattativa. Montagnani? È un uomo di fiducia e per me è una garanzia. Essendo Br Football una società italiana serviva una persona italiana. Il vicepresidente del club, ora, per esempio, è Stefano Lucchesi. L’idea è di affiancare a Sportheca personalità del territorio».
Per una piccola realtà come Pontedera cosa significa l’arrivo di un fondo internazionale?
«Significa sopravvivere e avere un futuro. Voglio essere chiaro. Il calcio in Italia è cambiato. Fino a qualche anno fa il Pontedera con 1,3 milioni di euro faceva la squadra e 900mila euro arrivavano dalla Lega per la valorizzazione e il minutaggio dei giovani. Oggi ci vogliono almeno 2-2,5 milioni. Facciamo uno straordinario lavoro di sponsorizzazione, ma senza una proprietà solida non saremmo più in grado di sostenere i costi della Serie C. Sportheca è un fondo con interessi commerciali in Italia e ha scelto Pontedera per inserirsi nel nostro mercato».
Che ruolo ha Andrea Bagnoli nel Pontedera? L’ex calciatore granata e oggi procuratore è sempre presente negli uffici societari...
«Andrea Bagnoli non ha alcun ruolo ufficiale all’interno del Pontedera. Di sicuro è stato un tramite prezioso per portare Sportheca a chiudere l’acquisizione del 95% delle quote del Pontedera. Vedremo se in futuro ricoprirà ruoli ufficiali, ma questo non dipende da me».
Ultima domanda. Ma la più importante per i tifosi. In caso di retrocessione in Serie D la società valuterà di chiedere il ripescaggio?
«La società sta lavorando alla documentazione per presentare domanda di riammissione al termine del campionato, se dovesse arrivare la retrocessione. Ma dobbiamo fare più punti possibile nelle ultime tre partite. E dai calciatori mi aspetto qualcosa in più. Si stanno giocando un pezzo di carriera, vorrei vedere più “fame” da parte loro. Già da domenica contro il Ravenna».
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