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«In barca mi sento un Dio, supero i miei limiti»: la lezione di Danilo al campionato Meteor

di Carlo Bardini

	Danilo Malerba (al centro) con il suo equipaggio
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Danilo Malerba (al centro) con il suo equipaggio

Centralinista al tribunale di Pistoia, non vedente, partecipa alla regata nel golfo di Trieste

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PISTOIA. Quando è sulla sua barca, Danilo si sente un “dio”. Dimentica di essere un non vedente e, assieme al suo equipaggio, vive momenti di condivisione bellissimi, tutti concentrati su un solo obiettivo: far vincere la barca. E finalmente la condizione di inclusività diventa reale, per dimostrare che sa fare le cose che fanno tutti. È per questo motivo che ha deciso di partecipare al 53° campionato italiano Meteor che si svolge nel golfo di Trieste da oggi a venerdì prossimo, inserito nel calendario della Barcolana.

Danilo Malerba, 52 anni, è originario di Lentini, in Sicilia, ma da tempo vive a Pistoia. Toscano d'adozione, visto che per un po' di tempo è stato legato anche a Firenze, ormai è pistoiese a tutti gli effetti e, nonostante sia un fisioterapista, attualmente lavora come centralinista al tribunale cittadino. Danilo è diventato non vedente da diversi anni, ma non si è mai abbattuto e vive ogni giorno della sua vita con entusiasmo e con il desiderio di affermare la sua autonomia per quanto gli è possibile. Dal 2003 ha scoperto il navigare a vela, una vera e propria passione che ha coltivato con amore nel tempo. A tal punto che è anche vicepresidente dell'associazione “Homerus”, la prima scuola in Europa di vela autonoma per persone cieche e ipovedenti, fondata nel 1996.

«Ultimamente mi sono comprato la mia seconda barca – spiega Danilo –, migliore di quella che avevo. Tecnicamente è un Meteor, cioè una barca a vela monotipo a chiglia, lunga 6 metri. Senza essere attrezzata in modo particolare, l'ho allestita secondo i miei desideri. Sono in grado di svolgere tutti i ruoli – aggiunge – e già quando facevo il timoniere agli inizi ho cominciato letteralmente a impazzire dalla gioia». Non è la prima volta che partecipa a dei campionati di vela, ma a Trieste è l'unico non vedente su 63 partecipanti in totale.

«Io vado in barca a vela perché mi piace tantissimo – ci spiega –, però uno dei miei obiettivi è anche quello di lanciare il messaggio che i non vedenti possono tranquillamente farlo. L'inclusività è fondamentale. Oggi se ne parla tanto, anche della sua importanza, ma poi nella concretezza, forse, non facciamo abbastanza. Invece l'andare in barca a vela rappresenta una vera inclusione perché ti confronti con persone vedenti e devi obbligatoriamente essere trattato alla pari, perché ognuno ha il suo ruolo. L'obiettivo? Far vincere la barca».

Nonostante Danilo sia in grado di svolgere tutti i ruoli a bordo, ama di più fare l'armatore, cioè colui che sceglie l'attrezzatura di coperta e le manovre per personalizzare la conduzione. «Ho molta soddisfazione a ricoprire questa mansione – spiega il nostro protagonista – proprio per il senso di libertà che la caratterizza nelle decisioni da prendere». A Trieste Danilo è affiancato dall'equipaggio formato da Lorenzo Gallorini (timoniere e randa) e Muriel Plombin Pucci (osservatrice e addetta alle vele di prua). Alla sua imbarcazione di sei metri ha dato anche un nome speciale. «L'ho battezzata Agata – afferma –, perché è il nome di mia madre e di mia figlia».

Poi, da ultimo, ci racconta il suo grande progetto. «Navigare da solo – dice Danilo, emozionato – è sicuramente il mio sogno. Partire con “Agata” da un punto della Toscana e raggiungere la mia Sicilia. È ancora presto per farlo, devo ancora studiare bene come muovermi, ma esiste molta tecnologia che può darmi una mano aiutandomi a mantenere la rotta giusta. Sarebbe una vera manifestazione della mia autonomia. E durante il viaggio vorrei fare tappa nei porti per incontrare le associazioni di vela e spiegare che si può navigare anche da non vedenti».

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