Il Tirreno

Pistoia

L'intervista

Fabio Fondatori: «Dalle istituzioni al calcio: tutto il mio amore per Pistoia. I vivai sono ossigeno e bellezza e con Iorio vogliamo la Serie C»

di Stefano Baccelli

	Fabio Fondatori, Ad della Pistoiese e in una foto di vent'anni fa con il sindaco Renzo Berti
Fabio Fondatori, Ad della Pistoiese e in una foto di vent'anni fa con il sindaco Renzo Berti

Classe 1967, è amministratore delegato della Pistoiese e il presidente della Fondazione Barone De’ Franceschi, ente storico di Pistoia dedicato alla formazione e al supporto del settore agricolo

7 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. Non da oggi Fabio Fondatori è una figura autorevole della vita di Pistoia, in particolare nelle istituzioni, nel vivaismo e nello sport. Classe 1967, quasi ’68 essendo nato il 31 dicembre, iniziò dal giornalismo. Il binomio vivaismo e sport ha accompagnato per decenni il suo percorso. Da notare che entrambi gli ambiti fanno parte del suo attuale impegno, essendo l’amministratore delegato della Fc Pistoiese e il presidente in carica della Fondazione Barone De’ Franceschi, ente storico di Pistoia dedicato alla formazione e al supporto del settore agricolo e ambientale.

Com’è iniziato il suo rapporto con la vita pubblica della città?

«È coinciso con l’arrivo de Il Tirreno a Pistoia nel 1989, appena finito il servizio militare. I capiservizio erano Giuliano Fontani e Concita De Gregorio, ed erano presenti tanti redattori e collaboratori bravissimi come Alberto Vivarelli, Luigi Scardigli e altri che ricordo. Il primo incarico lo ebbi da Fontani, quando era stata appena istituita l’ora di religione facoltativa. Lui mi disse: "Vai fuori dal Pacini e chiedi agli studenti che escono un parere sull’argomento". Conservo ancora il ritaglio dell’articolo incorniciato a casa».

Raccolse soddisfazioni dal giornalismo?

«Ricordo anche la reprimenda che subii un giorno da Concita De Gregorio davanti a tutti. Sono momenti che insegnano. Avevo scritto una recensione banale su uno spettacolo di Roberto Benigni. Concita mi disse: "Fare il giornalista non è raccontare favolette. Serve rispetto per il lettore, bisogna andare oltre e scavare". Capii quanto fosse importante andare al di là delle cose e informarsi per informare. Conclusi la mia esperienza giornalistica al settimanale pistoiese Settegiorni».

Perché poi cambiò indirizzo professionale?

«Nel 1994, con la discesa in campo di Berlusconi, esplose il mercato della comunicazione politica. Nacque così il bisogno di figure che affiancassero i politici per valorizzare la loro azione nei vari ambiti in cui operavano. Da ciò emerse la funzione degli uffici stampa e decisi di cimentarmi in quel ruolo».

In che modo?

«Iniziai con il parlamentare Galileo Guidi. Nel 1996 divenni responsabile dell’ufficio stampa per l’onorevole Renzo Innocenti, che ritengo uno dei migliori parlamentari pistoiesi in assoluto. Era presidente della Commissione lavoro della Camera dei deputati. Sul territorio Innocenti seguì da vicino le vicende della Breda (l’amianto, il passaggio da Efim ad Ansaldo) e della Sedi di Campo Tizzoro. Fece infine ridurre le accise sul gasolio agricolo in montagna».

Seguì Innocenti per tutta la legislatura?

«Quasi. Nel 2000 il sindaco Lido Scarpetti mi chiamò a occupare il ruolo di portavoce. Nel 2002 fui confermato dal nuovo primo cittadino, Renzo Berti. Due anni dopo, in conseguenza delle dimissioni del capo di gabinetto Claudio Rosati, gli subentrai, continuando a essere anche il portavoce del sindaco. Successivamente sono stato capo di gabinetto fino al 2012».

Finì così il suo impegno nelle istituzioni?

«Sì, ma uscendo con un bagaglio prezioso e un’esperienza di vita importante. A soli 35 anni ricoprivo il ruolo di capo di gabinetto. Si tratta di una funzione cruciale, ovvero la cerniera tra il sindaco e la macchina comunale, nonché il collegamento ufficiale e costante tra il primo cittadino, la città e le sue istituzioni: prefettura, questura, tribunale e categorie economiche. Ciò che ho imparato in questo periodo ha arricchito anche la mia vita professionale successiva».

Si può dire che la sindacatura di Berti sia stata particolarmente prolifica?

«Ospedale, Biblioteca, Porta Nuova, Centro Fiere, Università e il contratto di quartiere alle Fornaci furono le grandi opere del periodo, che hanno un po’ cambiato l’identità di Pistoia, e ne vado fiero. Si tratta dell’ultima epoca di grande sviluppo, in cui fu colmato il gap con le città un po’ più moderne. Un rammarico è stato il mancato completamento delle aree ex Breda a causa del fallimento Giusti».

Ha ricordi particolari dei suoi anni da capo di gabinetto?

«Il più importante: la visita a Pistoia del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi (16 settembre 2002, ndr). Nello stesso anno (7 aprile, ndr) era arrivata in città anche la principessa Sayako Kuroda, figlia dell’imperatore Akihito del Giappone. Ricordo che per rispettare il cerimoniale del capo dello Stato fu necessario bonificare la città e addirittura ristrutturare l’appartamento presidenziale che si trova al primo piano del palazzo della prefettura. Fondamentale fu l’apporto e l’esperienza del dottor Lenzi, segretario generale del Comune, che mi prese per mano e mi guidò. Ci fu poi Dario Fo (23 aprile 2007, ndr) in occasione dell’inaugurazione della Biblioteca San Giorgio».

E dopo quell’esperienza che successe?

«Passai a lavorare nel settore privato e la mia esperienza nelle istituzioni si rivelò un valore. Per cinque anni sono stato marketing manager della Giorgio Tesi Group, che scelsi in quanto si trattava di un’azienda in grande crescita. Ricordo di quell’esperienza il rilancio della rivista Naturart insieme a Niccolò Begliomini e il progetto di Pinocchio in collaborazione con la Fondazione nazionale Collodi».

Dove ha proseguito l’esperienza nel vivaismo?

«Dal 2017, per sette anni, sono stato responsabile marketing di Mati 1909. Avevo scelto di restare nel settore del verde, che ritengo meritevole di essere valorizzato; spesso lo diamo per scontato o lo maltrattiamo, invece è vita, ossigeno e bellezza, anche per Pistoia».

Com’è arrivata la sua nomina a presidente della Fondazione Barone De’ Franceschi?

«Nel 2023 fui chiamato da un erede del barone che avevo conosciuto per lavoro. Mi sono appassionato tantissimo all’oggetto sociale risalente ai primi del Novecento: sostenere la Regia scuola agraria. Assieme alla preside e all’Associazione vivaisti stiamo promuovendo progetti di connessione con le aziende agricole del territorio, che possano coinvolgere gli studenti con attività didattiche di ricerca e sperimentazione da svolgersi anche nel grande parco della scuola agraria di proprietà della Fondazione».

E quella di Ceo della FC Pistoiese?

«Per me è stato il terzo ritorno in arancione. La prima volta fui presidente per necessità dopo un fallimento. Il sindaco Berti creò la Us Pistoiese e mi chiese di fare da garante per un anno. La seconda volta fu con Ferrari, che secondo me fece il massimo che poteva, vincendo due campionati e tenendo la squadra nei professionisti. Poi è arrivato Sergio Iorio, che conoscevo da anni. Per Pistoia è un miracolo, perché è un imprenditore di livello internazionale innamorato della Pistoiese, con grandissime idee e passione. Quest’anno, al secondo anno di vita di questa società, abbiamo sfiorato la promozione e vinto la Coppa Italia, un trofeo nazionale che non vincevamo da cento anni. In condizioni normali sarebbe un’annata da applausi, nei fatti è diventato un dramma collettivo perché non siamo riusciti a ottenere la promozione in C. L’ambiente ci sta comunque dando una mano a non mollare e a ripartire con grande entusiasmo e motivazione».

Che sensazioni le offrono le esperienze "For Special" e Worange Calcio Femminile?

«I bambini della For Special, la prima volta che li vidi, arrivarono con le loro difficoltà e iniziarono l’allenamento in modo circospetto, per poi sciogliersi e divertirsi. Le mamme si nascosero tra gli alberi del Boario a piangere per la gioia. Mi commossi anch’io. La Worange è sinonimo di Giampaolo Bonacchi, mio amico e persona di grande cuore. Pochi mesi fa, prima di lasciarci, era qui in sede per cercare delle soluzioni per sostenere il calcio femminile. E le trovammo».

Nel suo futuro che cosa vede?

«Di recente mi è stata fatta una proposta che mi ha onorato, ma sono felice alla Pistoiese. Voglio mantenere l’impegno con Iorio di riportare gli arancioni nei professionisti. Ho un auspicio: che le istituzioni pistoiesi mettano lo sport al centro delle politiche e non lo considerino un aspetto residuale. In un’epoca in cui tendiamo ad isolarci con i nostri smartphone, lo sport è diventato un’attività fondamentale per la costruzione e la tenuta di reti sociali di aggregazione e dialogo tra le persone, sia giovani che adulti».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Editoria

Ufficiale

Gruppo SAE entra nel capitale de “Il Portico” di Bologna

di Redazione Sae
Speciale Scuola 2030