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Turismo, è Pistoia o “Tristoia”? Le due visioni di città fra potenzialità e paradossi: «Ma qui non siamo a Lucca». «Ecco cosa intendo per valorizzare»

di Giancarlo Fioretti

	Il centro città (foto Nucci)
Il centro città (foto Nucci)

Intervista a Ilaria Nardi, presidente Aigo, e a Pietro Bonino (hotel Patria) che per Natale hanno fatto scelte opposte

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PISTOIA. Pistoia o Tristoia, questo è il dilemma. Sì perché, all’indomani delle vacanze natalizie, in città c’è chi si dice soddisfatto dell’andamento turistico del periodo e chi invece ritiene che Pistoia non sia ancora per niente una città a misura di turista. Ad accendere la miccia della polemica, le dichiarazioni del presidente di Confcommercio Gianluca Spampani che, ravvisando come in Toscana il turismo cresca ovunque meno che nella nostra città. A questo punto si spalancano quindi due prospettive.

Il tema

Da un lato ci sono coloro che ritengono che Pistoia, pur essendo uno scrigno d’arte e di cultura di notevole spessore, non abbia la possibilità di competere con il movimento turistico diretto in luoghi iconici della nostra Regione come Firenze, Pisa o Lucca. Per questa corrente di pensiero Pistoia può comunque ambire a ritagliarsi un suo spazio tutto suo.

A esprimere un punto di vista del tutto differente sono invece coloro che sostengono che in definitiva, Pistoia sia come una bellissima fuori serie a cui però il conducente non sappia o non voglia inserire oltre la terza marcia, tra assenza di una vera e propria programmazione e la scarsa volontà di interagire con le altre realtà turistiche della Regione.

Per questo abbiamo sentito i pareri di due albergatori la cui opinione è agli antipodi, come il titolare dell’Hotel Patria, che ha preferito tenere chiuso per il periodo natalizio, cui fa da contraltare la posizione della titolare della presidente dell’Aigo, l’associazione italiana gestori ospitalità, che invece vede il bicchiere decisamente mezzo pieno.

Qui Ilaria Nardi: «Non siamo Lucca»

Tanta gente in città nel periodo natalizio e un movimento turistico destinato a crescere di anno in anno: questa è la fotografia, a colori sgargianti, scattata dalla percezione di Ilaria Nardi, notissima albergatrice pistoiese del centro storico nonché presidente dell’Aigo, l’associazione italiana gestori ospitalità, associazione delle dimore storiche associata a Confesercenti. È la versione del "bicchiere mezzo pieno", per il quale l raffronti con altre realtà turistiche consolidate della nostra regione sono ingenerosi e inapplicabili, con Pistoia che comunque può giocare le sue carte, rappresentate per esempio dal sistema dei collegamenti e, soprattutto, dal fattore verde.

Insomma, secondo questa lettura, occorre comprendere il tipo di realtà in cui ci muoviamo, il tipo di cliente cui possiamo rivolgerci anche in base a cosa possiamo offrire, e non lasciarsi andare a voli pindarici e ad aspirazioni che non possono trovare applicazione nella realtà.

Tanta gente in città, quello appena trascorso è stato quindi un Natale all’insegna del segno "più"?

«Non parlerei di Natale in sé e per sé, quanto più diffusamente di periodo natalizio. Essendo il Natale una festività dedicata esclusivamente alla famiglia, gli arrivi che abbiamo registrato in questo periodo sono stati esclusivamente di persone che sono venute in città per ricongiungersi, almeno per qualche giorno, alla loro famiglia di origine. Chi però è venuto in città, ha trovato ad accoglierlo moltissime iniziative di intrattenimento come non si vedevano da anni. Anche per questo motivo la permanenza dei turisti è stata più gradevole e non ci sono state partenze in anticipo».

Pistoia può diventare una meta turistica importante al pari di città al momento più "quotate", come, per fare un esempio, la vicina Lucca?

«Pistoia deve essere ancora più consapevole dei suoi mezzi e delle sue potenzialità turistiche. Il nostro centro storico colpisce sempre al cuore i nostri visitatori, che rimangono affascinati dalla qualità della vita che traspare dalla quotidianità delle nostre strade e delle nostre piazze. Paragonare le potenzialità turistiche di Pistoia con quelle di Firenze, Pisa o anche Lucca, tuttavia, non solo è una cosa sbagliata ma ingenerosa».

Quali sono le leve turistiche su cui Pistoia può far valere la sua forza?

«Innanzitutto, la posizione geografica estremamente favorevole. La nostra città si trova lungo l’autostrada A11 Firenze-Mare ed è attraversata dalla linea ferroviaria Firenze-Viareggio. L’aeroporto di Firenze Peretola dista appena 20 minuti, connettendo di fatto Pistoia con il mondo intero. Questa posizione d’incanto si va ad incrociare con una realtà territoriale fatta di boschi, prati e giardini che fanno di Pistoia una delle capitali mondiali del verde. Facendo leva su queste caratteristiche, Pistoia può lanciarsi alla conquista di un tipo di turismo che ben si confà alle sue caratteristiche. Un turismo lento, lontano magari dai grandi numeri ma vicino all’essenza del suo territorio».

Ha fiducia in un futuro turistico della città?

«Senz’altro. Vedo tanta buona volontà da parte delle istituzioni, ma anche da parte delle categorie economiche. Certo, è vero che si può e si deve sempre migliorare. L’importante però è avere la consapevolezza della tipicità della nostra città rispetto alle altre, senza pretendere quindi traguardi che, già in partenza, sono irrealizzabili».

Qui Pietro Bonino: «Manca vera valorizzazione»

Un turismo diverso da quello pisano o fiorentino, almeno su questo punto le due visioni dell’accoglienza pistoiese concordano. La differenza però emerge sul come muoversi davanti a questo stato di fatto. Per questa lettura Pistoia avrebbe tanto da esprimere, ma non verrebbero ancora concepite le potenzialità di sviluppo e non verrebbero adottate politiche che potrebbero lanciare questa voce. «Quando le grandi realtà economiche cittadine hanno sospeso la loro attività per le vacanze natalizie, il mio hotel ha fatto altrettanto, preferendo quindi sospendere l’attività fino ai primi giorni del nuovo anno»: per Pietro Bonino quindi, titolare del conosciutissimo Hotel Patria nel centro storico, il Natale a Pistoia non è dunque sinonimo di buoni affari. Questo mentre, al contrario, ha scelto di tenere aperto l’altro hotel di famiglia, a Lucca.

Perché avete preferito tenere chiuso l’hotel invece di puntare sulla capacità di attrazione turistica della città in occasione delle festività?

«Perché per noi la gran parte del lavoro arriva dalle grandi aziende metallurgiche e vivaistiche. Aziende che a partire dal 15 di dicembre chiudono, per poi riaprire dopo l’Epifania. Pistoia non è una città veramente turistica come lo è Lucca, dove peraltro la mia famiglia ha un’altra attività dell’accoglienza. Per questo, meglio razionalizzare le ferie dei nostri dipendenti in questo periodo dell’anno e in agosto, altro periodo di fermo delle diverse attività economiche, siamo chiusi».

Pistoia quindi non è una città a misura di turista?

«A mio parere no. Non perché non sia attrattiva ma perché non ha mai puntato su questo tipo di sviluppo né, tantomeno, sembra intenzionata a farlo».

A proposito di una realtà che conosce bene, quali differenze vede con la vicina Lucca?

«Sostanziali. A Lucca le associazioni di categoria e l’amministrazione pubblica si coordinano continuamente per ciò che concerne le iniziative e gli eventi da proporre. Niente viene lasciato al caso e i risultati si stanno vedendo. Lucca sta infatti vivendo una "primavera turistica" che si protrae negli anni. Ma questo non è dovuto alla buona sorte, quanto piuttosto a un lungo e capillare lavoro di programmazione che Pistoia non ha mai veramente messo in campo».

Cosa dovrebbe fare Pistoia se vuol veramente puntare sul turismo?

«Intanto deve fare chiarezza se intende veramente dedicarsi a intercettare i flussi turistici che l’attraversano. Finora i pochi turisti che soggiornano in città lo fanno o perché non trovano posto altrove, oppure per sfuggire ai prezzi, da loro ritenuti troppo alti, di altre realtà. A mio parere invece Pistoia dovrebbe valorizzare la sua immagine proponendola a livello internazionale come finora non ha mai fatto».

Quale può essere il primo passo in questa direzione?

«Innanzitutto, rendersi conto che i vicini aeroporti di Firenze e di Pisa possono rappresentare la chiave di volta per il vero lancio turistico della città. A Lucca abbiamo lavorato in sinergia con l’aeroporto di Pisa, studiando le rotte turistiche che vengono proposte in ogni periodo dell’anno. Così facendo, sono state fatte campagne pubblicitarie mirate, proprio in quei paesi da cui provengono i turisti che sbarcano al Galileo Galilei. A Pistoia si può e si deve fare altrettanto».

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