Lutto
Pisa, Comolli al Tirreno: «L’obiettivo è la Serie A, e ho un'idea per farmi conoscere da tutti i tifosi...»
Il nuovo presidente nerazzurro racconta come è nata la trattativa con Knaster, traccia la strada per il futuro del club e analizza il momento della squadra dopo la sconfitta di Avellino. «Dobbiamo trasformare il talento in risultati», dice, confermando la fiducia nel gruppo e nel lavoro dell'allenatore
PISA. La parte sportiva è un aspetto importante delle sfide che attendono Damien Comolli. Il presidente nerazzurro parte dalla chiamata di Knaster: «Lo conosco da tempo perché abbiamo un amico in comune. Per una serie di coincidenze c’era già stato un primo contato quando ero al Tolosa, poi mi ha scritto dopo la fine dell’avventura con la Juventus. In quel momento gli ho detto che volevo riposarmi per digerire quello che era successo a Torino. E occuparmi della mia famiglia. Dopo l’estate ci siamo sentiti nuovamente e mi ha illustrato il progetto del club e da lì è nato tutto». Ed è lì che Comolli si è convinto che Pisa era la scelta giusta. «Il progetto complessivo mi ha colpito molto. Più me ne parlava e più il mio interesse cresceva. Mi ha parlato della sua visione della squadra, del centro sportivo e del potenziale lavoro da fare sullo stadio. Mi ha colpito la sua ambizione di tornare e restare stabilmente in serie A».
L'esperienza e le ambizioni del nuovo presidente
Comolli spiega che attingerà alla sua esperienza ma senza fare copia e incolla con il passato. «La prima cosa che mi sento di dire è che sono qua perché sono ambizioso tanto quanto Knaster per voler sviluppare il progetto per la squadra. Sono al 35° anno di lavoro nel calcio professionistico e ho girato tanti paesi e tanti club, con ruoli diversi, e tutti i giorni imparo qualcosa. Posso usare la mia esperienza per costruire un progetto di successo».
Il rapporto con i tifosi e il legame con la città
Non sarà secondario l’aspetto dei tifosi. «Sono un fanatico del calcio – rivela Comolli –. Prima di diventare un professionista passavo molto tempo a guardare le partite dietro la porta del Monaco, di cui ero un tifoso. Il ruolo di un club è quello di creare emozioni per i tifosi. La cosa più importante sono loro. Arrivando qua però ho capito quanto sia importante il legame tra i pisani e la squadra. Sono aperto a qualsiasi idea e suggerimento per rafforzare questo legame. Al mio secondo giorno da presidente ho visitato lo stadio e ho detto che avrei voluto incontrare i gruppi dei tifosi. E infatti li incontrerò nei giorni a venire. Con il tempo potrà capitare che non verranno capite alcune nostre decisioni, oppure che non vi sia accordo, o che io non sia in grado di spiegarle, però voglio creare una cultura in cui la squadra e i tifosi lavorano e camminano insieme. Vogliamo sviluppare l’aspetto economico attraverso gli algoritmi ma ci teniamo ad operare nell’interesse dei tifosi».
La sconfitta di Avellino e la fiducia nella squadra
Comolli parla anche del momento della squadra dopo la sconfitta di Avellino per 2-0. «Domenica scorsa è stata una grande delusione. Non ci aspettavamo una prestazione di questo tipo, anche perché venivamo da un bel secondo tempo in casa del Verona e da una buona prestazione contro il Palermo. C’è delusione da parte di tutti: squadra, allenatore, proprietà e dirigenti. In linea generale penso che questa sia una squadra con molti talenti, anche giovani. I tre centrali che hanno giocato contro il Palermo sono molto giovani ma la loro qualità è davvero considerevole. La squadra crea tante occasioni, anche ad Avellino nell’ambito di una gara non soddisfacente. Penso che serva incoraggiamento. Sono un fan dei giovani, è necessario supportarli. Da parte nostra deve esserci fiducia perché la squadra è stata profondamente rinnovata in estate e ha un nuovo allenatore. Mancano ancora 28 giornate alla fine del campionato, quindi ci vuole ancora un po’ di tempo per trovare gli equilibri giusti. Lo step da fare è capire come risolvere l’equazione di trasformare il talento in risultati. Perché voglio essere chiaro: non deve esserci un atteggiamento pavido rispetto alle ambizioni. Se c’è la possibilità di andare in serie A questa occasione deve essere assolutamente colta. Servono i risultati. Tra me, la proprietà, il ds Gabbanini e l’allenatore c’è grande armonia su questa visione».
Il mercato di gennaio e la filosofia di gioco
Si parla anche del mercato di gennaio ma Comolli è concentrato sul presente: «Dobbiamo focalizzarci sui giocatori che abbiamo e i risultati da ottenere nelle prossime partite. Il direttore deve occuparsi del mercato di gennaio, lo sta facendo. Se decideremo di fare qualcosa benissimo. Noi però veniamo da due punti in tre partite e il focus è sulle prossime giornate più che sul mercato di gennaio. Sono “risultatista”? No, perché penso che se non si gioca un buon calcio non si ottengono risultati. Non tradirei mai l’eredità di Arsene Wenger, che è stato il mio maestro, con una squadra che gioca un buon calcio».
La promozione in serie A: obiettivo, non ossessione
La parola serie A non deve essere un ossessione ma neppure un tabu: «Non deve essere un obbligo ma un obiettivo. Se abbiamo l’opportunità di andare in A da parte nostra non ci sarà nessuna esitazione o timidezza. Sono stato parte del progetto che ha portato il Tolosa in serie A e in quel caso avrei parlato di ossessione. L’ossessione può essere qualcosa di sano per me ma può essere nocivo per il resto dell’ambiente squadra. È più utile trasformare la mia ossessione in una spinta e una visione che mostro a chi mi sta intorno».
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