Lutto
Damien Comolli e il progetto per il Pisa: ambizioni, stadio, algoritmi e come essere sostenibili
Il nuovo presidente e amministratore delegato del club spiega i piani per presente e futuro: musica per le orecchie dei tifosi
PISA. Come coniugare passione dei tifosi, interessi della città e investimenti sportivi? Secondo Damien Comolli la risposta è solo una: «Giocando in Serie A stabilmente». Un avverbio finale che scalda i cuori nerazzurri, ancora con l’amaro in bocca dopo aver riassaggiato il massimo campionato la scorsa stagione dopo 35 anni, ma con un esito più che deludente. Una convergenza che si allarga alle ambizioni della città, ai rapporti con le istituzioni locali, a tutto ciò che ruota intorno al Pisa e a Pisa con «l’obiettivo di crescere insieme». Il tutto in una visione di insieme che, ieri, il nuovo presidente e amministratore delegato del club ha anticipato al Tirreno e «alla stampa locale, che per noi è la più importante perché la più vicina alla città» e di conseguenza ai tifosi.
Il progetto
L’obiettivo primo di tornare in serie A è sicuramente legato ai tifosi, ma anche perché «se la squadra rimane in Serie B, non vi è sostenibilità finanziaria». Forse è una visione meno romantica rispetto al sogno dei fan, ma in un calcio multimilionario il bilancio conta. Eccome se conta. «Siamo fortunati ad avere un proprietario come Alexander Knaster che investe emozioni, tempo e denaro in questo progetto – sottolinea Comolli –. Ad oggi, però, senza questo supporto la squadra non sarebbe economicamente sostenibile». Da qui la necessità degli «introiti derivanti dal partecipare al massimo campionato». Perché Knaster non ha certo intenzione di «interrompere il suo supporto», ma il futuro del club passa da un «progetto di sviluppo che si articolerà in due fasi – svela il presidente –: la prima è il completamento del centro sportivo, la seconda è lo stadio».
Le infrastrutture
«A livello di tempistiche, la prima fase deve essere completata a breve termine, nell’arco di un anno, per la seconda ci muoviamo più verso un medio-lungo termine», sottolinea Comolli lasciando intendere che devono essere fatte altre riflessioni sulla questione stadio. «Condivido la visione della proprietà sulla Cetilar Arena. Ho discusso con il direttore operativo (Daniele Freggia, ndr) e ci sono diverse domande che dobbiamo porci: quanto costerà e se sia in linea con le esigenze dei tifosi e della città. Poi ci sono questioni tecniche e di fattibilità del progetto», spiega sottolineando che «l’argomento è stato trattato anche con il sindaco». Michele Conti che, probabilmente, non potrà chiudere il fascicolo nuovo stadio durante il suo mandato che perché, secondo Comolli, «lo stadio è un passaggio che il club potrà fare quando sarà stabilmente in Serie A: senza non sarà finanziariamente sostenibile ristrutturare l’Arena».
L’atmosfera dell’ Arena
L’obiettivo resta comunque dotare il Pisa di un nuovo impianto. Anche perché «Tutto ciò che facciamo è per rendere i tifosi e la città orgogliosi del club», aggiunge. Del resto il nuovo presidente è rimasto colpito dall’ambiente nerazzurro: «Ero stato a Pisa con la Juventus la scorsa stagione ed ero rimasto molto colpito dall’atmosfera dello stadio. Mi aveva impressionato e ora ho trovato fantastico come i tifosi hanno sostenuto la squadra durante la partita contro il Palermo».
Le opportunità della città
E Comolli e altrettanto interessato a creare relazioni con le eccellenze della città. In particolare le sue Università e i centri di ricerca, visti come un’opportunità di crescita da un dirigente calcistico che punta su algoritmi e intelligenza artificiale. «Ho letto un’intervista (pubblicata sul Tirreno il 23 ottobre) a un gruppo di ricercatori che si occupano di management dello sport (nella Scuola Sant’Anna, ndr) e vorrei incontrarli». Del resto per lui non è una novità: «In ogni club con cui ho lavorato negli ultimi anni ho sempre stabilito una relazione con le università o i centro di ricerca della città – rivela –. A Liverpool avevamo una partnership con la John Lewis University che a livello sportivo è prima al mondo. A Tolosa con la facoltà di business e la facoltà di economia e di gestione delle squadre sportive». «Mi piace confrontarmi con il mondo della ricerca e il mondo accademico», prosegue e non a caso, sempre a Tolosa, aveva tra i suoi consulenti Jean Tirole, premio Nobel per l’Economia nel 2014: «Se ho l’occasione di potermi interfacciare con persone di tale calibro, sono disposto a percorrere mari e monti per farlo».
L’ambizione
Del resto, secondo Comolli, tutto contribuisce al raggiungimento del risultato. Vale a dire quella Serie A da «non considerare un ossessione o «un obbligo» da centrare subito, «ma se avremo l’opportunità di andarci, da parte nostra non ci sarà alcuna esitazione». Musica per le orecchie dei tifosi pisani.
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