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La protesta

Pisa, la mobilitazione universitaria si allarga: occupato il Polo Fibonacci

di Redazione Pisa

	Gli striscioni appesi al polo Fibonacci occupato 
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Gli striscioni appesi al polo Fibonacci occupato 

Dopo la Sapienza i movimenti studenteschi ma anche studenti non appartenenti a gruppi hanno occupato la sede di matematica, fisica e informatica. Azione Universitaria: «È inaccettabile che una minoranza imponga le proprie decisioni a migliaia di studenti»

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PISA. La mobilitazione universitaria si allarga dalla Sapienza al Polo Fibonacci, sede di matematica, fisica e informatica, occupato già dalla serata di lunedì 2 novembre dai movimenti studenteschi Sinistra Per.., Exploit e Redshifts, ma anche da studenti non appartenenti a gruppi che hanno voluto unirsi alla protesta.

Cosa sta succedendo

Al momento risultano occupate le aule B, X5, X6 e X7, mentre nelle altre le lezioni proseguono regolarmente. Alla base dell'occupazione i motivi già rivendicati da studenti e giovani nello sciopero di venerdì scorso (30 ottobre), ossia il dissenso verso il carovita, il riarmo e i tagli del governo all'istruzione. Ma anche ragioni più strettamente legate agli spazi dell'Università di Pisa e alla città, a partire dalla progressiva estromissione degli studenti dalla vita cittadina con scelte come quelle inserite nel piano operativo comunale di realizzare nuovi parcheggi al posto dell'aula studio Pacinotti e della mensa Martiri.

Il comunicato di Azione Universitaria

Di seguito la nota diramata dagli studenti di Azione Universitaria: «Prendiamo atto che il Rettore Riccardo Zucchi ha scelto di schierarsi dalla parte di chi da giorni occupa illegalmente il Palazzo della Sapienza. Dopo aver incontrato gli occupanti – come se il proprietario di un’abitazione si sedesse a discutere con i ladri intenti a rubare – ha disposto la sospensione delle lezioni di lunedì 9 novembre, dalle 9 alle 15:30, per consentire lo svolgimento della loro assemblea. Tutto questo mentre sono in corso condotte potenzialmente riconducibili a precise fattispecie di reato previste dal Codice penale. È un tradimento della missione dell’istituzione che Zucchi è chiamato a rappresentare. Un Magnifico Rettore dovrebbe essere il primo garante della legalità e del diritto allo studio. Invece siamo arrivati al paradosso: non sono gli occupanti a restituire gli spazi alla comunità universitaria, ma è l’Università ad adeguare le proprie attività alle loro pretese. Ricordiamo inoltre al Rettore che, in quanto pubblico ufficiale, l’art. 331 del Codice di procedura penale gli impone di denunciare senza ritardo i reati perseguibili d’ufficio di cui abbia notizia nell’esercizio delle proprie funzioni. Le condotte degli occupanti configurano i reati di invasione di edifici e interruzione di pubblico servizio, previsti rispettivamente dagli artt. 633 e 340 del Codice penale. La legalità non è una scelta politica, ma un dovere istituzionale.”

Nessuno mette in discussione il diritto di manifestare. Ma un’occupazione che ha già provocato l’interruzione di un convegno scientifico internazionale e continua a sottrarre spazi alla comunità accademica non può essere tollerata, tantomeno assecondata. È inaccettabile che una minoranza imponga le proprie decisioni a migliaia di studenti. Questa scelta costituisce un precedente gravissimo: trasmette il messaggio che occupare illegalmente un edificio e impedire le attività didattiche sia uno strumento efficace per ottenere concessioni. Quando un’istituzione subordina il proprio funzionamento alle pretese di chi ne viola le regole, non esercita il dialogo: rinuncia alla propria autorità. È la resa, e quindi la morte, delle istituzioni. Come Azione Universitaria chiederemo formalmente al Rettore un’immediata retromarcia, il ripristino delle lezioni di lunedì 9 novembre e la denuncia dei fatti penalmente rilevanti alle autorità competenti, affinché si proceda alla liberazione della Sapienza. Trasmetteremo inoltre una segnalazione al Ministero dell’Università e della Ricerca, alla Procura della Repubblica, al Prefetto e al Questore, valutando anche un esposto per l’accertamento delle eventuali responsabilità penali degli occupanti. L’Università di Pisa non appartiene ai collettivi e non vi apparterrà mai. Appartiene agli studenti, ai docenti e a tutta la comunità accademica. Continueremo a difendere la legalità, le istituzioni e il diritto allo studio. Ma se Zucchi non è disposto a tutelare questi principi, abbia almeno il coraggio di fare un passo indietro e lasciare il posto a chi è pronto ad assumersi questa responsabilità». 

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