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La polemica

Pisa, chiusura del Monkey: la dura lettera dei titolari del locale – «Questa è una città per vecchi, ecco la nostra verità»


	Il Monkey a Tirrenia (Foto da Fb: Monkey Beach Club)
Il Monkey a Tirrenia (Foto da Fb: Monkey Beach Club)

Una lettera durissima in cui i gestori contestano punto per punto il provvedimento della questura, ricostruendo episodi, orari, distanze e responsabilità che, secondo loro, non riguarderebbero la discoteca

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TIRRENIA. «Ebbene sì, Pisa è una città per vecchi». È la frase che apre una lunga nota del Monkey, il locale di Tirrenia chiuso per 15 giorni dalla questura: una presa di posizione che non esclude anche la possibilità di spostarsi altrove. Perché non c’è solo il provvedimento del questore, dicono i titolari del locale: «Lo stesso giorno l’amministrazione comunale di Pisa ha pubblicato un’ordinanza, con effetto immediato, per disciplinare le attività di intrattenimento, imponendo limiti orari alla somministrazione di bevande e all’apertura delle discoteche. Quindi, con il mese di settembre, è deciso: alle due tutti a letto. La strana concomitanza dei due provvedimenti lascia quasi pensare a una sorta di volontà di relegare il litorale e le poche attività imprenditoriali superstiti al ruolo di disciplinati inservienti della più grande comunità geriatrica del litorale toscano: la costa pisana, ormai destinata a diventare la più grande residenza per anziani d’Italia. Speriamo, francamente, di sbagliarci».

Amarezza

I titolari parlano di «amarezza» per «responsabilità che riteniamo non essere nostre». Nel mirino ci sono i fatti che sono alla base del provvedimento del questore: «Il primo episodio riguarda una rissa avvenuta sulla strada litoranea, nella quale è stato coinvolto un addetto alla sicurezza dipendente dell’azienda che offre i propri servizi anche al Monkey Beach Club. Quella sera l’addetto aveva terminato il proprio lavoro alle 4 del mattino. La rissa, tuttavia, non è avvenuta all’interno del nostro locale, né nelle sue immediate vicinanze: è accaduta a quasi un chilometro di distanza e alle 6 del mattino. Il secondo episodio riguarda due nostri clienti che, dopo l’orario di chiusura, all’esterno del locale, hanno deciso di venire alle mani per motivi personali e lontano dalla vista dei nostri addetti alla sicurezza. I fatti sono avvenuti a oltre 500 metri dall’ingresso del locale, in una zona non sorvegliata da noi perché collocata sulla pubblica via».

Il lancio delle bottiglie

Poi c’è la questione degli episodi lancio di bottiglie nei giardini di abitazioni «situate in strade a oltre un chilometro dall’ingresso del locale e in orari mattutini, quando il Monkey era chiuso da tempo. Vorremmo ricordare, però, che all’interno del Monkey non possono essere introdotte bottiglie né altre bevande. Ma soprattutto, nessuno dei nostri clienti può uscire dal locale portando con sé bevande, neppure un semplice bicchiere di plastica. Inoltre, nei nostri bar non vengono servite bevande in bottiglia da asporto, anche per ragioni di sicurezza all’interno del locale. Ci chiediamo allora: è vietata la vendita di bevande in vetro da asporto anche negli altri locali del litorale, compresi quelli situati nelle zone limitrofe al Monkey?»

Gli esposti

Per quanto riguarda gli esposti per disturbo della quiete pubblica, causato, da clienti per le strade secondarie di Tirrenia il Monkey si chiede: «Ma se un gruppo di ragazzi, alle 5 o alle 6 del mattino, quindi una o due ore dopo la chiusura del locale, vaga per strada in stato di alterazione oppure semplicemente festeggia in maniera sbagliata e incivile la propria gioventù, si deve necessariamente presumere che quelle persone siano state clienti del Monkey? E, di conseguenza, dobbiamo essere ritenuti responsabili anche del mancato controllo della sicurezza stradale e cittadina?».

La filosofia del locale

I titolari spiegano che la loro attività punta «sulla qualità del servizio e sulla convinzione che chiunque venga nel nostro locale debba sentirsi tranquillo, ma anche comportarsi in maniera civile, educata e rispettosa. Il divertimento di migliaia di ragazzi si è svolto nel nostro locale per tutta l’estate senza che si verificasse un solo episodio di rissa all’interno del locale, né che qualcuno si lamentasse di essere stato importunato o molestato. Abbiamo investito cifre importanti nella vigilanza, nella videosorveglianza e nella formazione del nostro personale».

La sospensione e il personale

Alla fine, però, è arrivata la sospensione di 15 giorni: «Il nostro rammarico maggiore è proprio per il nostro personale, un gruppo di quasi 50 ragazzi che ora perderanno 15 giorni di paga».

I controlli e l’indotto

Dopo aver ricordato gli oltre 10 sopralluoghi di polizia, carabinieri, vigili del fuoco e Asl, senza alcun rilievo, i titolari del locale ricordano come il successo del Monkey abbia ricadute positive su tutto l’indotto del litorale. «Non ci fermeremo – concludono – ma ci preoccupano i segnali politici. Il provvedimento amministrativo che abbiamo ricevuto, che verrà contestato nelle sedi opportune, non ci scoraggia e non fermerà la nostra volontà di proseguire sulla strada che riteniamo giusta e corretta, nel rispetto di tutti, compresi gli abitanti di Tirrenia. Ci preoccupano, invece, i segnali politici che arrivano attraverso l’introduzione di limiti e orari sempre più stringenti, con provvedimenti comunali difficilmente superabili ma che, inevitabilmente, avranno ripercussioni economiche sull’intero litorale. «Saremmo profondamente dispiaciuti di dover cercare una nuova casa al Monkey. Ma, soprattutto, saremmo dispiaciuti se Pisa e il suo litorale decidessero di rinunciare definitivamente a essere una terra capace di accogliere, far divertire e dare opportunità ai giovani».

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