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Pisa, l'ira di professor Barco dopo la chiusura del suo centro clinico: «Basta, vado via dall'Italia»

di Luca Cinotti

	A sx il professor Giovanni Barco, a dx il centro clinico dopo la chiusura imposta da Nas e Asl
A sx il professor Giovanni Barco, a dx il centro clinico dopo la chiusura imposta da Nas e Asl

Lo stop all’istituto di Ospedaletto ordinato dopo un’ispezione di Asl e Nas: «Non c’erano farmaci scaduti, erano stati acquistati in Vaticano. Viglio lasciare questo ambiente tossico»

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PISA. «Basta, vado via. Il tempo di organizzarmi e lascio l’Italia». È un fiume in piena il professor Giovanni Barco, titolare del brevetto per la terapia con l’ossigeno poliatomico e titolare dell’Istituto omonimo a Ospedaletto. Quello che è stato chiuso dopo un’ispezione di Asl e Nas che contestano la presenza di farmaci scaduti e il mancato accreditamento per il tipo di trattamento eseguito. Accuse che il biochimico e chimico clinico respinge in toto, parlando di «un ambiente tossico nel quale non voglio più stare. E mi riferisco a Pisa e alla Regione».

Professore, andiamo con ordine. Cosa è successo con Nas e Asl?

«Mi contestano la presenza di farmaci scaduti, ma in realtà sono acquistati all’estero, in Vaticano. L’ho fatto per conto di alcuni pazienti che mi hanno chiesto di farlo visto che le farmacie italiane ne erano sprovviste. Mi si dice che ci vuole l’autorizzazione per comprare all’estero, ma a me non risulta».

Però le viene contestato anche il mancato accreditamento.

«Non c’è scritto da nessuna parte che ho bisogno di un accreditamento per fare una terapia con l’ossigeno. Se ci fosse stata una legge a imporlo lo avrei fatto».

Non c’è una legge, ma c’è un parere del 2018 dell’Organismo toscano del governo clinico che è piuttosto critico su questo trattamento.

«Ripeto, questo non è un vincolo di legge. E poi si dicono delle cose non vere».

Quali?

«Si sostiene che non ci sono articoli. Ma ce n’è uno del 2021 su Aip che fa un’analisi qualitativa e quantitativa sull’Opl, condotta con il Cnr di Pisa. Successivamente ci sono anche articoli di Oxford sull’utilizzo di Rons (specie reattive dell’ossigeno e dell’azoto, ndr). E poi come si fa a sostenere che l’ossigeno nel sangue è dannoso quando ne abbiamo disciolto nel plasma?».

Veniamo alla sua terapia con le infusioni di ossigeno. A quali patologie può essere applicata?

«È altamente attivabile per i tumori e la malattie del sistema nervoso centrale, come la Sla. In quest’ultimo caso riesce a bloccarne il decorso».

E sui tumori come agisce?

«Nelle nostre cellule abbiamo i mitocondri, che forniscono energia. In caso di tumore utilizzano due elettroni di ossigeno anziché uno e questo crea dei problemi. Noi facciamo in modo di ripristinare l’ossidazione corretta. Inoltre possiamo attivare, sempre attraverso i mitocondri, l’apoptosi delle cellule tumorali, cioè la loro morte programmata».

Professore, lei è contrario ai trattamenti ordinari come la chemioterapia?

«Assolutamente no! Non ho mai detto a un mio paziente “non fare la chemio”. Anzi, il mio trattamento deve andare in parallelo con la chemio perché ne aumenta l’efficacia e ne riduce gli effetti collaterali, che possono essere importanti. E questo vale anche per la radioterapia, che ha un impatto sistemico sull’organismo. Però, ripeto, non ho mai sconsigliato chemio e radio. Anche perché, insieme alla chirurgia, sono le armi che abbiamo contro i tumori. E, a proposito di tumori, ora siamo in terza fase di ricerca per l’applicazione all’adenocarcinoma del pancreas».

È vero che ha avuto in cura anche importanti?

«Certo. Con l’Opl ho trattato l’invecchiamento di molti personaggi: non è solo un “anti aging”, ma un riportare indietro l’orologio, riprogrammando le cellule».

E ora cosa farà, al netto delle decisioni che potrà prendere il Tar al quale ha fatto ricorso?

«Me ne vado dall’Italia, da questo ambiente tossico. Mi trovo a combattere contro persone che non so neanche chi sono. Lo stop all’attività mi è stato comunicato con una Pec, quando io ho persone in condizioni gravissime in trattamento. Persone che sanno benissimo quali sono le loro condizioni e i giorni o settimane di vita che hanno. Ma che sanno anche quali sono le terapie che le fanno stare meglio. E poi mi accusano di approfittarmi dei pazienti: lo dicono a me, che non faccio pagare i bambini e i ragazzi...».

Dove pensa di andare?

«Ho già delle richieste dagli Stati Uniti, dove sono molto più aperti. E hanno capito che le terapie ossidative sono il futuro. E di una cosa sono sicuro...».

Di cosa?

«Per la Toscana la terapia Opl della quale ho il brevetto sarà per sempre off limits. Potranno dire che sono cattivo ma, come dice Sciascia, “a ciascuno il suo”».

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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