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Sant’Anna di Stazzema, contestato il sindaco di Lucca: le parole di Conte e Tajani, il messaggio di Mattarella – La diretta

di Redazione Lucca

	La contestazione al sindaco di Lucca 
La contestazione al sindaco di Lucca 

La commemorazione della strage si è aperta con momenti di tensione e una protesta diretta contro il primo cittadino lucchese, mentre sul palco istituzionale si sono susseguiti interventi che hanno rilanciato il tema della memoria antifascista e del ruolo delle istituzioni di fronte ai nuovi segnali di intolleranza

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SANT’ANNA DI STAZZEMA (LUCCA). «Pardini: il vice fascista hai voluto, qui non sei il benvenuto». Questo il testo scritto su uno striscione che nella mattina di mercoledì 12 agosto, anniversario della strage di Sant’Anna di Stazzema, è stato esposto da alcuni manifestanti all’arrivo del sindaco di Lucca, Mario Pardini. «Su queste strade se vorrai tornare ai nostri posti ci ritroverai», le altre parole sullo striscione.

Cosa è successo

L’episodio è avvenuto prima dell’inizio delle celebrazioni di commemorazione della strage. I manifestanti si definiscono «giovani lucchesi» e hanno deciso «di impedire al sindaco della nostra città di partecipare alla commemorazione dell'eccidio» poiché «violerebbe la memoria della nostra gente e del nostro territorio tutto».

Il motivo della contestazione

Una contestazione legata – stando a quanto affermano i manifestanti – non tanto alla figura del sindaco, lo ricordiamo da sempre in prima linea in occasione delle celebrazioni e delle iniziative di ricordo e valorizzazione della memoria contro il nazifascismo, come di recente in occasione dell’anniversario dell’uccisione di Don Aldo Mei a Lucca, quanto al fatto che Pardini avrebbe «dato potere di vicesindaco a un politico legato attraverso una lista civica civetta alla organizzazione neo fascista CasaPound Italia». Un attacco diretto, insomma, alla figura di Fabio Barsanti che renderebbe Pardini, così affermano i manifestanti, «stretto collaboratore delle organizzazioni neofasciste lucchesi». Mario Pardini si è fermato a  parlare con i manifestanti. Al suo fianco anche il sindaco di Stazzema Maurizio Verona.

Le parole di Conte

Alla celebrazione ha partecipato il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che ha parlato così: «Non possiamo permetterci neppure oggi, a distanza di anni, di essere indulgenti verso ideologie o prassi ispirate al fascismo. Non ci possiamo permettere nessun cedimento, nessuna ambiguità, incertezza verso azioni o pensieri nostalgici. Raccolgo l'invito del sindaco Verona. Anche io, per quanto mi compete dall'opposizione e per la mia parte politica, spingerò perché si apra una discussione in commissione Giustizia su questa proposta di iniziativa popolare volta a bandire simboli e gadget nazifascisti. Le soluzioni democratiche vanno oggi sempre difese, protette. Non bastano - ha aggiunto Conte - gesti formali o parole di circostanza. La memoria ritrovata, la memoria viva di quel che è successo in questo luogo ci impone di onorare chi scelse la libertà a prezzo della vita. Anzi, chi si professa patriota dovrebbe essere qui per onorare la patria. Non possiamo onorare la patria se non onoriamo chi non si è piegato alla dittatura e poi per questo ha sacrificato la propria vita. Chi non si inchina davanti a questo sacrario civile, chi evita di pronunciare parole di verità, non solo continua a ferire un'intera comunità, ma finisce per disconoscere i fondamenti stessi della nostra storia repubblicana. La nostra presenza oggi è un rinnovato atto di fede nei valori della Costituzione repubblicana. E dobbiamo chiarirlo forte. La nostra Costituzione non è stata solo il frutto maturo del pensiero giuridico novecentesco sui rapporti tra cittadino e istituzioni, sulla definizione i limiti del potere. La nostra Costituzione è stata la reazione agli anni della dittatura fascista. Dell'esilio delle istituzioni democratiche, dell'approvazione delle leggi razziali, della partecipazione a fianco della Germania nazista al secondo conflitto mondiale, che determinò una lacerazione della nostra identità. Tale da mettere in crisi l'idea stessa di nazione. Con la Resistenza agli italiani e ripresero in mano il proprio destino e riuscirono attraverso grandi sacrifici, compreso quello della vita, a restituire al paese, la dignità perduta. La nostra Costituzione è stata scritta per affermare con chiarezza mai più fascismo». Conte poi ha parlato anche di pace: «La pace non significa solo ripudio della guerra come strumento di offesa alla dignità e alla libertà di altri popoli. La pace impone il primato della politica, della diplomazia, implica una specifica proiezione internazionale dell'Italia, che in forza della sua natura di Paese democratico deve costantemente tendere alla collaborazione con gli altri Stati e deve sempre rispettare il diritto internazionale. La pace origina dalla consapevolezza dei devastanti orrori della guerra, una consapevolezza che deve spingerci a costruire con coraggio percorsi di dialogo. Questi percorsi - ha aggiunto Conte - non possono arrestarsi di fronte alla constatazione che c'è un aggressore e un aggredito, come anche nel conflitto russo-ucraino. L'obiettivo della pace non significa costringere l'aggredito alla resa, ma impegnarsi per evitare un escalation militare che propaghi la spirale di morte e devastazione che coinvolge tante vittime civili. La pace non è mai una resa. La pace richiede coraggio ed è l'opposto dell'ignavia. Non è combattibile con il silenzio complice. Spinge a condannare ad esempio con risoluta fermezza l'orrore di Gaza, con oltre 20.000 bambini inermi sterminati all'esercito israeliano equipaggiato con le più sofisticate tecnologie».

Le dichiarazioni di Tajani

In rappresentanza del Governo il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani: «Dopo tanto tempo il ricordo di quelle vicende è vivo come allora e ci richiama al nostro dovere e alle nostre responsabilità, è stato un crimine deliberato, commesso con l’aiuto di fascisti italiani. Un crimine che non trova alcuna giustificazione. Il sangue di quei martiri innocente richiama le istituzioni ad un grande dovere: non basta dire mai più occorre agire affinché tutto questo non succeda. Quello commesso dalle truppe della Germania nazista che occupavano e opprimevano il nostro paese è un crimine deliberato. Commesso con l'aiuto di fascisti italiani, italiani che indicavano ai nazisti italiani innocenti da eliminare. Un crimine che non trova alcuna giustificazione, né quella della tragica fatalità, né quella delle dure leggi della guerra. Dunque, il sangue di quei martiri innocenti, donne, bambini, neonati, anziani, pacifici lavoratori, richiama la politica, richiama le istituzioni, richiama tutti quanti noi ad un grande dovere. Non basta dire mai più. Occorre agire concretamente per garantire che tutto questo non si ripeta. I valori sui quali si fonda l'Italia democratica - ha aggiunto Tajani - sono i valori sui quali si è basata la guerra di liberazione. Una guerra sanguinosa che non avremmo vinto se non fosse stata anche per il contributo decisivo degli alleati. Ma l'Italia non avrebbe riscattato l'onore e la dignità morale della patria se gli italiani non avessero partecipato attivamente alla liberazione e non avessero combattuto con valore dalla parte della libertà». Tajani ha quindi parlato di intolleranza ed estremismo: «La storia della nostra libertà è la storia di tanto sangue innocente, è la storia di tragedie che hanno colpito in modo particolare proprio questa terra toscana, così vicino alla linea gotica, l'ultimo fronte che divise in due l'Italia fino alla fine della guerra. Anche per questo è preziosa la libertà che le nostre istituzioni democratiche sono chiamate a tutelare e garantire di fronte ai pericoli vecchi e nuovi. Il nazismo e il fascismo sono la tragedia del passato che non ritorneranno in quelle forme. Ma l'Europa e il mondo sono attraversati proprio in questi anni dallo stesso spettro dell'intolleranza, dell'estremismo, della falsificazione ideologica. Vi sono nel mondo regimi che aggrediscono stati sovrani come l'Ucraina con la legge del più forte. Vi sono sistemi totalitari che posseggono l'arma atomica o mirano a realizzarla».

La nota di Mattarella

Con una nota interviene anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: «La Repubblica avverte il dovere di ricordare gli innocenti – donne, anziani, bambini – uccisi senza alcuna pietà a Sant’Anna e nelle frazioni di Stazzema, oltraggiando e bruciando i loro corpi, calpestando ogni sentimento di umanità. In questo sacrario civile, come in altri luoghi di dolore, si trovano le radici della Repubblica. La mattina del 12 agosto 1944, i reparti delle SS, con la complicità dei fascisti, diedero inizio alla strage. Un simbolo dell’abisso in cui le guerre possono precipitare, cancellando la dignità dell’uomo, facendo prevalere l’orrore dell’annientamento», continua il capo dello Stato, sotttolineando che «la comunità di Stazzema, dopo il dolore, è stata capace di ritrovare fiducia, con l’Italia e l’Europa che hanno riscattato con la pace, la libertà, la democrazia, con i diritti eguali e universali, con la progressiva integrazione, quanto di più terribile la storia aveva prodotto. Ora le guerre sono tornate a gettare la loro ombra sui nostri giorni, ora le volontà di potenza e i propositi di dominio si riaffacciano, manifestandosi in forme anche inedite. Fare memoria, oltre che atto di responsabilità, è atto di liberazione che si rinnova. Sono più che mai preziose le testimonianze e le coscienze capaci di trasmettere esperienze e valori. Sono capaci di respingere violenza, odio, il disprezzo per il rispetto del pluralismo, dell’identità delle persone», aggiunge infine il capo dello Stato.

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