Guerra
Pisa, Rossi Calzature in Banchi chiude dopo quasi un secolo – La storia, il peso dell’e-commerce e chi subentra
Giù la saracinesca a maggio per il negozio uomo e donna: «Con l’e-commerce è diventata una battaglia contro i mulini a vento»
PISA. Un pezzo di storia del commercio e dell’identità di Pisa si appresta a salutare la città. Dopo quasi un secolo di attività ininterrotta, lo storico negozio di calzature uomo e donna "Francesco Rossi di Roberto ed Enrico Rossi" abbasserà definitivamente le saracinesche all’inizio di maggio. Fondata nel 1927, l’attività ha attraversato ben quattro generazioni, rappresentando non solo un semplice esercizio commerciale, ma un vero e proprio punto di riferimento sociale per i cittadini pisani. Quello che si conclude tra non molte settimane è un viaggio, lungo quasi un secolo, fatto di sacrifici, passione e dedizione assoluta al lavoro. Più che la vendita di calzature, a caratterizzare la bottega è sempre stata l’attenzione al cliente e la costruzione di relazioni autentiche e durature nel tempo.
Il peso dell’e-commerce
«Il mercato è cambiato moltissimo negli ultimi due decenni - dice Enrico Rossi -, prima con il mercato libero e poi con gli acquisti online. Nel primo caso abbiamo retto alla concorrenza grazie a una clientela affezionata e fidelizzata, ma negli ultimi anni, con l’incremento dell’e-commerce, è diventata una battaglia contro i mulini a vento. La nostra quindi non è una resa, ma una scelta dettata dalla realtà dei tempi. Abbiamo resistito, sperato e atteso, ma oggi ci troviamo a dover prendere questa decisione. Una scelta consapevole e responsabile».
(Il negozio “Francesco Rossi di Roberto ed Enrico Rossi” all’inizio dell’attività)
Una storia centenaria
Ma, fanno sapere, l’emozione è comunque forte. Erano gli anni Venti del Novecento quando il capostipite Francesco Rossi, che aveva una piccolissima manifattura a Figline Valdarno, luogo di origine, si trasferì a Marina di Pisa per avviare una piccola attività di vendita, ma dopo pochissimo tempo approdò in città per aprire il primo negozio, cui seguì nel 1970 il negozio da bambini. Una storia centenaria che ha visto soprattutto protagonista il figlio Roberto Rossi, pilastro del commercio pisano che ha dato prestigio al marchio diventato un punto di riferimento per intere generazioni di famiglie pisane e non solo. Appena diplomatosi ragioniere prese le redini del negozio e fu il grande animatore della ripresa delle attività dopo la Seconda guerra mondiale, i cui bombardamenti che devastarono buona parte della città non risparmiarono il palazzo dove sorgono i negozi, ridotti a un cumulo di macerie. La merce da buttare via o saccheggiata: tutto si era praticamente azzerato. Ma Roberto Rossi era un tipo tosto, appassionato e determinato. A maniche rimboccate ripartì nonostante i tempi duri che non risparmiarono il primissimo dopoguerra. Ma poi arrivò il boom economico: in molti cercavano un paio di scarpe belle e di qualità.
«Il fondo a una realtà pisana»
«Sono stati anni bellissimi in cui il mercato era florido, le persone venivano a comprare non solo da fuori città, ma anche oltre i confini della provincia. Con il cliente si creava un rapporto umano forte, con alcuni stretto al punto da diventati amici». Una capacità, quella dei Rossi, di saper fare rinnovamento generazionale senza perdere il senso della tradizione. Così il figlio di Enrico, Roberto, all’inizio dei Duemila, è entrato nella compagine societaria cercando di muoversi in un mercato più complesso e che richiedeva scelte puntuali rispetto a un prodotto che aveva richieste stilistiche sempre più esigenti. «Per me è stato un onore lavorare nell’attività di famiglia per ben 25 anni e non nascondo una forte emozione nel pronunciare queste parole di congedo - dice Roberto -, ma siamo confortati dal fatto che, nonostante la chiusura dell’attività, il legame della famiglia Rossi con Pisa rimarrà saldo: il fondo commerciale di nostra di proprietà non verrà ceduto a grandi catene impersonali, bensì dato in affitto a una realtà pisana che saprà rappresentare al meglio lo spirito, le tradizioni e l’identità della città».
Infine Enrico Rossi, la moglie Stefania, il figlio Roberto e la figlia Roberta desiderano «esprimere il proprio ringraziamento più sincero e commosso a tutta la cittadinanza: dai clienti storici a chi ha varcato la soglia del negozio anche solo una volta, per aver permesso a questo sogno di durare così a lungo, e un sentito ringraziamento va ai dipendenti del passato e del presente, in particolare Giovanna Burchi ed Enrico Mazzanti per oltre 40 anni preziosi collaboratori».
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