Pisa, costretta al trapianto dopo l’omeopatia: il medico dovrà risarcire
Per diversi mesi la giovane paziente aveva sospeso le cure tradizionali per la malattia autoimmune da cui è affetta. Per il giudice il cambio di terapia ha aggravato le condizioni
PISA. Per anni è stata in cura con la medicina tradizionale per una grave malattia autoimmune. Fino a quando ha incontrato un medico omeopata che l’ha spinta a cambiare terapia. Con il risultato di compromettere in maniera irreversibile la propria situazione, arrivando addirittura alla necessità di un trapianto di rene. Per questo il Tribunale di Firenze ha condannato il professionista – con studio nel capoluogo di regione – a risarcire con oltre 250mila euro la paziente, residente nel pisano: per i giudici, infatti, la responsabilità del rapido tracollo delle condizioni di salute della donna è proprio del medico omeopata.
Terapia tradizionale
La vicenda ha visto come vittima una donna che al momento dei fatti contestati – tra 2016 e 2017 – aveva 28 anni ed era afflitta da lupus erimatoso sistemico. Si tratta di na malattia cronica nella quale il sistema immunitario “sbaglia” il suo bersaglio, attaccando tessuti e organi sani. Il risultato è di causare infiammazioni in vari distretti (articolazioni, pelle, reni, cuore, polmoni, sistema nervoso), con conseguenze che possono essere anche molto gravi.
La donna era stata in un primo momento in cura nell’ospedale Bambin Gesù di Roma, città nella quale risiedeva. Poi la terapia, che prevedeva la somministrazione di immunosoppressori, era continuata nell’ospedale di Pisa, dopo il trasferimento datato 2015.
L’omeopatia
Questo fino a marzo 2016, quando per la prima volta la paziente si era fatta visitare da un medico di base e omeopata con studio a Firenze e che le era stato consigliato da un fisioterapista che l’aveva avuta in cura a Roma. Secondo quanto riportato in sentenza, quest’ultimo «le aveva garantito la guarigione, attraverso il proprio metodo omeopatico, sul presupposto, però, che sospendesse tutte le terapie farmacologiche in atto, le quali non solo impedivano la guarigione, ma provocavano gravi danni all’organismo». Così, a partire dal maggio successivo, la paziente era passata al medico omeopatico.
Il peggioramento
Nel giro di pochi mesi lo stato di salute della donna era andato però incontro a un rapidissimo peggioramento. Così, a febbraio 2017, era ritornata in cura all’ospedale di Cisanello. Ma ormai i danni, in particolare ai reni, erano molto gravi al punto da arrivare alla dialisi per tre volte alla settimana nel 2018 e addirittura al trapianto con donazione dalla madre nel 2019. A quel punto la donna aveva deciso di portare in giudizio l’omeopata ritenendolo responsabile della sua situazione di salute.
La decisione del giudice
Il tribunale civile di Firenze ha accolto la ricostruzione della donna, sulla base di una consulenza che ha legato il peggioramento delle condizioni alla sospensione della terapia tradizionale. Il medico omeopata, d’altro canto, non è riuscito a dimostrare – come sostenevano i suoi avvocati – che lo stop ai farmaci era stata una decisione presa unilateralmente dalla paziente. Per questo è stato condannato a risarcire la signora con circa 254mila euro.
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