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Pisa, il dottor Massimo Santini va in pensione: «Il pronto soccorso soffre perché è l’unica risposta»

di Lorenzo Carducci

	Il dottore e il pronto soccorso
Il dottore e il pronto soccorso

Il direttore del Dipartimento emergenza e accettazione e dell’unità operativa medicina di urgenza e pronto soccorso dell’ospedale di Cisanello: «Lascio a malincuore»

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PISA. «Oggi (ieri, ndr) è il mio ultimo giorno, d’ora in poi sarò un peso per la società». Ci scherza su il dottor Massimo Santini, direttore del Dipartimento emergenza e accettazione e dell’unità operativa medicina di urgenza e pronto soccorso dell’ospedale di Cisanello, da oggi in pensione. «Dopo aver lavorato per 40 anni a testa bassa, forse un po’ di pensione me la merito» dice. Che lascia a malincuore lo si sente dal tono della voce, quella di un medico che ha sempre scelto di stare “in prima linea”. E che nei decenni ha vissuto da dentro i cambiamenti e le difficoltà del pronto soccorso.

«Il pronto soccorso ha cambiato totalmente la sua missione – spiega Santini – Ai tempi in cui iniziai si faceva l’urgenza per salvare le vite, oggi si fa anche per quello, ma più in generale si danno risposte ai bisogni. I cosiddetti codici minori ormai rappresentano la quasi totalità di accessi, circa il 95%, mentre le emergenze vere e proprie solo il 5% Questo per una serie di fattori, tra cui l’isolamento sociale e la quasi impossibilità da parte delle persone ad accedere in tempo reale a figure sanitarie diverse. I medici di famiglia sono pochi, quasi tutti massimalisti, non possono dare risposte h24. E poi anche se il sistema sanitario regionale è unico, nelle nostre zone il territorio è meno rappresentato».

«Così il pronto soccorso – va avanti il medico – è diventato sempre di più la risposta a codici minori e il riferimento per persone spesso anziane e sole che non hanno alternative. Il risultato è una crescente pressione sulla medicina d’urgenza, mentre l’attività di filtro è fondamentale, perché purtroppo il posto letto ha un prezzo. Bisognerebbe rendere possibile un altro assetto, anche se non è facile con poche risorse».

Uno dei problemi più attuali e sentiti è poi quello delle aggressioni agli operatori sanitari, fenomeno che di cui fa le spese soprattutto il personale di pronto soccorso. «È la punta dell’iceberg di una società intollerante che vive sui nervi – commenta il medico – Non solo in ospedale ma anche nelle strade. Prendersela con noi ha poco senso, la gente deve capire che siamo qui a dare una mano. Non dico di tornare a quando si dava del lei al dottore, ma il rispetto no, quello non dovrebbe mai mancare».

In un settore così nevralgico non dovrebbero mancare nemmeno i medici, la realtà tuttavia è ben diversa. «Il fatto che la medicina d’urgenza sia diventata una specialità è stata una grande vittoria – premette Santini – il problema è che nonostante i tanti posti messi a bando, i giovani medici scelgono settori che ti fanno vivere più tranquillo e che ti consentono di portare avanti una libera professione. Bisogna pazientare ancora qualche anno, ma in attesa che arrivino forze nuove cerchiamo di non disamorare le vecchie, perché non tutti riescono a reggere la pressione a cui si viene sottoposti al pronto soccorso. Io comunque rimango molto ottimista, però bisogna che ognuno faccia la sua parte fino in fondo».

Abbiamo chiesto al dottor Santini cosa direbbe a un giovane che vuole intraprendere o ha già intrapreso il percorso per diventare un medico. «Non si fa il medico per le direzioni, quelle passano, lo si fa per curare le persone – risponde – Fare il medico non è una scelta d’interesse. Se poi si sogna di fare il cardiologo va bene, ma la scelta della specializzazione oggi è diventata prevalentemente un calcolo e questo la dice lunga. Ai giovani consiglierei di fare ciò che si sentono, con la consapevolezza che fare l’emergenza dà la sensazione di essere un vero medico sul campo, in grado di affrontare qualsiasi difficoltà. Di sicuro serve un occhio di riguardo da parte di tutto il sistema».

Per coprire il posto lasciato dal direttore, nell’immediato l’Aoup opterà per una soluzione interna, aspettando il concorso nazionale. Un ultimo pensiero, il dottor Massimo Santini lo rivolge ai colleghi, senza farsi mancare una nota di ottimismo per il futuro. «Lascio con malinconia e confesso che non so cosa farò – dice – ho vissuto 40 anni totalizzanti, il primo pensiero è riposarmi una decina di giorni. Ma posso dire che lascio un ottimo pronto soccorso, composto da collaboratori, medici, infermieri, oss e dipendenti amministrativi dall’umanità e professionalità elevatissime e questo mi mancherà. Il dottore ultimamente l’ho fatto poco, avendo la direzione di un dipartimento con tante unità operative, ma lascio un gruppo di persone che porto nel cuore, un’azienda che tiene la barra dritta in un mare in tempesta e la visione di quello che credo sarà un grande ospedale. Viene difficile pensare che la bellissima realizzazione del nuovo Santa Chiara non porti con sé una gestione innovativa della sanità. Pisa ha tutte le carte in regola per continuare a essere un punto di riferimento e io sono felice di aver portato il mio mattoncino alla causa».

La carriera

Nato a Massa Marittima in provincia di Grosseto il 4 marzo del 1956 e cresciuto a Piombino dall’età di 6 anni, Massimo Santini frequenta la facoltà di medicina e chirurgia dell’Università di Pisa, dove si laurea nel 1986. È iscritto all’albo dei medici e chirurghi della provincia di Pisa dal 1987 e sempre a Pisa nel 1991 completa la specializzazione in chirurgia dell’apparato digerente ed endoscopia digestiva, in anni in cui matura esperienze anche come guardia medica e nell’ambito della medicina d’urgenza a Follonica e Massa Marittima.

Dal 1992 per dieci anni è responsabile dell’organizzazione della sala operatoria del Dipartimento emergenza accettazione all’Aoup, per poi coordinare il "trauma center" dello stesso dipartimento fino al 2004. In quell’anno diventa direttore del pronto soccorso (all’epoca al Santa Chiara), incarico che gestisce per oltre vent’anni. Nel tempo assume responsabilità crescenti: nel 2010 diventa direttore dell’unità operativa medicina d’urgenza e pronto soccorso e nel 2020 direttore del Dipartimento, una delle grandi articolazioni dell’azienda. Sotto la sua guida sono dunque avvenuti passaggi importanti, come il trasferimento (datato 2010) del pronto soccorso da Santa Chiara a Cisanello. Negli anni collabora anche con l’Università di Pisa, come docente esterno.

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