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Portoferraio, neonata morì dopo due ore dal parto: l’Asl condannata a risarcire i genitori
I giudici riconoscono le responsabilità dell’ospedale: il conto è di 800mila euro
PORTOFERRAIO. Una sequenza di omissioni sanitarie che in un arco temporale breve trasformò l’aspettativa gioiosa di una coppia di avere una figlia al dramma di dover piangere una neonata rimasta in vita poco più di due ore.
È un caso che da anni è materia di ricorsi e impugnazioni, fino in Cassazione, quello su cui la Corte d’Appello mette un punto fermo condannando l’Asl a risarcire i genitori della piccola deceduta all’ospedale di Portoferraio la mattina del 20 dicembre 2004.
Un conto di 616mila euro che con gli interessi legali di quasi 22 anni supera gli 800mila euro. Somma che non è coperta da assicurazione, la cui polizza non è stata dichiarata operativa perché «i fatti o circostanze erano già noti alla contraente (l’Asl, ndr) anteriormente alla decorrenza della polizza e, come tale, esclusa dalla copertura assicurativa in forza dell’espressa previsione contrattuale».
Il ricovero
La donna, 39 anni, si presenta con forti dolori in ospedale il 18 dicembre 2004. È al termine della gravidanza. Due giorni dopo alle 5 l’ostetrica di turno rileva la rottura del sacco amnio-coriale e chiama il ginecologo che si accorge della presenza di meconio (feci della neonata, ndr), nel liquido amniotico e dispone il cesareo.
Inizia alle 7 e la bimba nasce dopo cinque minuti. È grave. Non respira. Viene intubata e ventilata, ma alle 9,30 il suo cuoricino smette di battere. L’autopsia è chiara: insufficienza respiratoria acuta da aspirazione massiva di meconio. All’epoca la Procura di Livorno aprì un fascicolo con tre indagati con l’accusa di omicidio colposo. Un procedimento che venne archiviato. Ma il fronte civile è rimasto aperto, anche se con una durata infinita.
Le cause
Per i consulenti nominati dai giudici l’inadempimento sanitario «è stato evidenziato attraverso le indagini tecniche espletate ed astrattamente idonei a provocare l’evento dannoso verificatosi, consistenti nel malfunzionamento dell’apparecchio cardiotocografico, nella ritardata esecuzione del cesareo e nell’omessa aspirazione del mecomio dalla trachea della neonata, subito dopo la nascita».
Tra i rilievi mossi la mancata esecuzione di controlli cardiotocografici e auscultatori dopo le 15,30 del 19 dicembre 2004 avrebbe privato della possibilità di «cogliere tempestivamente elementi di non rassicurazione o addirittura di patologia che potevano essere un segnale di sofferenza fetale, diminuendo le chance di prevenire il decesso della piccola permettendo, con ragionevole probabilità, di anticipare la decisione e l'esecuzione del cesareo e così di prevenire interamente o in gran parte i danni successivamente verificatisi». E ancora.
Una volta constatata la presenza di liquido amniotico densamente tinto di meconio, l’estrazione del feto avrebbe dovuto essere effettuata nel più breve tempo possibile visto che «la protrazione di tale situazione accresceva il rischio di aspirazione del meconio».
I ritardi
Tra l’allarme dell’ostetrica alle 5 e l’estrazione della neonata, passarono oltre due ore. I consulenti del primo grado hanno giudicato eccessivo tale intervallo, indicando come accettabile un tempo massimo di 40-45 minuti dall’allerta. Gli specialisti nominati in appello hanno ritenuto eccessivi i 105 minuti intercorsi tra la rottura delle membrane e il parto.
Secondo le perizie il ritardo nell’esecuzione dell’intervento prolungò la permanenza del feto «nell’ambiente uterino ipossico e inquinato da meconio, aumentando così il rischio di inalazione del meconio stesso, poi concretamente verificatasi verosimilmente in prossimità della nascita, sicché un’estrazione più precoce avrebbe ridotto il periodo di esposizione del feto alla situazione di rischio e, conseguentemente, la probabilità che l’inalazione si verificasse».
Messi in fila tutti i passaggi avvenuti nel gestire la donna, tra scelte sanitarie e tempi di esecuzione, la Corte d’Appello ha accertato la responsabilità dell’ospedale nel decesso della neonata e il diritto dei genitori a essere risarciti.
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