Il Tirreno

Tribunale

Piombino, madre di 45 anni muore per una colica renale: medici a giudizio con ipotesi di omicidio colposo

di Matteo Scardigli

	L'ospedale Villamarina (foto archivio)
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L'ospedale Villamarina (foto archivio)

Si tratta della morte di Amalay Gonzales, avvenuta nel marzo 2021: per il marito vedovo e la figlia, la responsabilità è dei tre medici che la visitarono al pronto soccorso

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PIOMBINO. Un padre e una figlia perdono la moglie e la madre in appena un giorno e mezzo. Seguono accuse, indagini, richieste di archiviazione; respinte. Ora due medici rinviati a giudizio e un terzo che ottiene il rito abbreviato. Un iter destinato a restituire la verità giudiziaria sulla morte di Amalay Gonzales, 45 anni. L’ipotesi è omicidio colposo.

I fatti 

È il 20 marzo del 2021, un sabato. Sono passate da poco le 21,45 quando Gonzales entra al pronto soccorso di Villamarina accusando forti dolori al fianco destro e nella corrispondente regione lombare (la parte bassa della schiena). Viene dimessa poco prima di mezzanotte, dopo un periodo di osservazione durato poco più di due ore, con la diagnosi, formulata dal dottor Luca Petrini, di una colica renale e una prognosi di tre giorni: un’ecografia all’addome ha individuato una «evidente calico-pielectasia a carico del rene dx e dilatazione dell’uretere alla sua origine», cioè un "tappo" che spiegherebbe il dolore, e viene prescritta una «utile rivalutazione in ambito clinico specialistico urologico/nefrologico», visita che viene fissata per il lunedì successivo, il 22, alla scadenza della prognosi. La paziente può tornare a casa.

Il ritorno al Ps

Gonzales però sta male, sempre peggio, e si ripresenta in via Forlanini poco dopo le 6,50 di domenica 21. Passano quasi due ore e 20 minuti prima che il dottor Umberto Dell’Agnello richieda una valutazione urologica, che eseguirà il collega Renzo Papini (che nel frattempo gli è subentrato) alle 14, dopo cinque ore. Il quadro, però, cambia in modo radicale. La paziente avrebbe una sospetta embolia polmonare, il medico ordina una Tac e formula una nuova diagnosi: polmonite. In tutto questo tempo a Gonzales non sarebbe stato somministrato alcun antibiotico per via parenterale, cioè attraverso una via diversa dal tratto gastrointestinale. Anzi. Alle 18,30 di domenica 21, dodici ore dopo il secondo ricovero e 20 ore dopo il primo, le vengono dati tazobactam e piperacillina, cioè un inibitore e un antibiotico ad ampio spettro a base di penicillina; alla quale lei, però, come riportato più volte nei verbali redatti da quegli stessi professionisti sanitari, è allergica.

La morte

La situazione precipita e un quarto medico richiede il trasferimento d’urgenza a Livorno. Amalay Gonzales, 45 anni, senza alcun problema di salute e non soggetta ad alcuna terapia, viene colpita da tre arresti cardiaci prima dell’infarto fatale all’ospedale del capoluogo causato - si ritiene - da un’infezione da Escherichia Coli.

Le indagini

Alessandro Benvenuti e Sara Alicia Benvenuti Gonzales, vedovo e figlia della coppia, si rivolgono all’avvocato Lorenzo Pellegrini. Al termine delle indagini, che coinvolgono i quattro professionisti tra perizie e controperizie, relazioni e controrelazioni, il sostituto procuratore Giuseppe Rizzo presenta una prima richiesta di archiviazione che il legale di parte offesa riesce a far respingere e poi una seconda, stesso esito. Solo la posizione del quarto medico, quello che ha ordinato il trasferimento, viene archiviata: di fatto non ha mai avuto in cura la paziente. A settembre del 2025 il giudice per le indagini preliminari ordina al pubblico ministero la formulazione dell’imputazione, Rizzo la deposita poco tempo dopo. Due giorni fa l’udienza preliminare. «Il giudice ha disposto il rinvio a giudizio di due sanitari, con udienza dibattimentale fissata per il 9 aprile 2027, mentre per un terzo imputato il procedimento proseguirà nelle forme del rito abbreviato con supplemento peritale», riassume Pellegrini, che aggiunge: «Per la famiglia Benvenuti questo provvedimento non rappresenta un approdo, ma il riconoscimento che i fatti emersi richiedono un vaglio pieno, serio e approfondito. I familiari vivono questa fase con sofferenza composta e con fiducia, perché da tempo chiedono soltanto che sia fatta chiarezza su quanto avvenuto tra il 19 e il 20 marzo 2021 presso l’ospedale di Piombino, Villamarina. Il loro dolore resta immutato, ma oggi avvertono che la richiesta di verità e giustizia ha trovato un ascolto concreto nel percorso processuale».

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