Armi in porto, Usb su Piombino: dall’esposto allo sciopero di settore
Il sindacato verso l’assemblea del 3 ottobre a Genova in preparazione della manifestazione internazionale
PIOMBINO. Usb, che in merito ai «carichi di armi dal porto di Piombino» ha presentato un esposto urgente alla Procura e interessato gli enti e le autorità dello scalo marittimo, parteciperà all’assemblea di Genova del 3 ottobre preparatoria dello sciopero internazionale.
«Da circa un anno i carichi di armi, mezzi militari ed esplosivi movimentati attraverso il porto di Piombino sono aumentati in maniera significativa e quello che per molto tempo è apparso come un fenomeno episodico si è progressivamente trasformato in una presenza ricorrente». La denuncia della sigla parla della nave Capucine che sarebbe entrata nello scalo per effettuare carichi di materiale bellico diretto a Gedda, in Arabia Saudita. L’organizzazione sindacale ha inviato al riguardo un esposto urgente anche alla Capitaneria di porto, all’Agenzia delle Dogane, alla Guardia di finanza e all’Autorità di sistema portuale, sottolinea che un ultimo carico è avvenuto poche settimane fa attraverso la Severine, nave gemella della Capucine, lamenta la mancata informazione al riguardo; e ricorda che i porti non sono neutrali quando trasportano la guerra. Per questo, annuncia la partecipazione sabato prossimo nel capoluogo ligure all’assemblea nazionale preparatoria dello sciopero internazionale in programma il 30 ottobre.
Al riguardo, Usb ricorda che otto sindacati in sette Paesi europei e del Mediterraneo, con l’adesione anche del sindacato Segdamelin-Peo di Cipro, scenderanno insieme in lotta. L’organizzazione sindacale lancia un appello a tutti i sindacati e gruppi di portuali a unirsi a quei porti francesi, greci, dei Paesi Baschi, turchi, marocchini, italiani e ciprioti che quel giorno lotteranno insieme contro qualsiasi complicità nell’utilizzo dei porti come basi di carico e di transito per il genocidio e le guerre, per fermare i governi e le loro guerre, i loro piani riarmo e quello in atto di militarizzare i porti e le infrastrutture strategiche. Usb spiega che la giornata di astensione dal lavoro dei portuali vorrà anche contrastare il processo collegato di automazione dei porti e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per cancellare migliaia di posti di lavoro e per chiedere che non si spendano risorse in armi ma per alzare i salari, le pensioni e garantire servizi pubblici.
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