Il Tirreno

L’intervista

Gazzarri (Compagnia Portuali): «Porto di Piombino, siamo ancora a metà del guado»

di Maurizio Campogiani

	Francesco Gazzarri
Francesco Gazzarri

Un excursus sulle opere in via di realizzazione, sulla situazione dei traffici e sulla legge di riforma approdata in Parlamento

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PIOMBINO. Nelle scorse settimane è stato riconfermato alla guida della Compagnia Portuali Piombino. Una riconferma che arriva in un momento di particolare effervescenza per lo scalo marittimo piombinese, che vede una discreta crescita dei traffici.

Francesco Gazzarri, che momento è complessivamente per il porto di Piombino?

«Direi un momento di “delicata transizione” in cui convivono criticità strutturali e grandi aspettative di rilancio. Dal punto di vista infrastrutturale, constatiamo come il governo abbia appena stanziato 92 milioni per il completamento della Banchina Nord finalizzata alla realizzazione del progetto siderurgico legato alla nuova acciaieria Metinvest-Danieli e come in contemporanea stiano procedendo i lavori della nuova bretella stradale di collegamento tra la variante Aurelia e il porto che dovrebbero migliorare l’accessibilità logistica alle banchine evitando disagi per merci e passeggeri. Dal punto di vista operativo il porto di Piombino si conferma lo scalo di riferimento per l’Elba, un importante hub energetico e un polo di cantieristica navale d’eccellenza ma permangono problemi evidenti e per certi aspetti cronici legati alla stagnazione del comparto siderurgico e crocieristico. Da troppi anni, la sensazione generale è che il porto si trovi a metà del guado tra un ridimensionamento progressivo e un rilancio che valorizzi l’intero territorio».

E che momento è, invece, per la Compagnia Portuali?

«Un momento sostanzialmente positivo. La Compagnia Portuali di Piombino in questi anni ha completato un ringiovanimento del proprio organico ma anche una riduzione della sua forza lavoro. E’ stata capace di adattarsi al cambiamento dei traffici portuali concentrando la sua operatività non solo sulle banchine ma anche sui servizi logistici per i propri clienti e con grande soddisfazione oggi è partner operativo di tutti i player del porto».

Quali sono le previsioni dei traffici per il resto dell’anno? Già possibile fare previsioni per il 2027?

«In un contesto così instabile come quello attuale, sia a livello globale sia a livello locale, è davvero difficile fare previsioni attendibili sia per l’anno in corso sia per il 2027. Il 2026 è iniziato con una gran bella notizia: la risoluzione della vertenza Venator di Scarlino e il passaggio alla Sol Tiox. La ripresa delle attività produttive in stabilimento ha garantito nuovi sbarchi di titanio che sono andati ad incrementare i traffici legati al comparto delle rinfuse solide e liquide. L’ accordo di massima per il passaggio dello stabilimento Liberty Magona a Trasteel non può che essere accolto con entusiasmo facendo ipotizzare una ripresa anche dei traffici siderurgici che proprio in questi giorni hanno visto operare le maestranze portuali sia su navi del cliente Tenaris sia della JSW. Guardiamo con fiduciose aspettative i prossimi mesi pur constatando l’assenza di collegamenti Ro-Ro per la Sardegna e la Corsica».

Si risente in qualche modo della situazione legata alla guerra in Medio Oriente?

«Non direttamente, il nostro porto non ha legami con quelle aree. Nel mondo dello shipping le conseguenze della guerra in Medio Oriente ci sono e si registrano su tutta la logistica marittima con tempi di viaggio più lunghi, aumento dei noli, delle assicurazioni e ritardi nelle catene di approvvigionamento. Una cosa è certa, l’aumento del costo del carburante dovuto alla guerra, per la Compagnia Portuali che fa della movimentazione con macchine operatici la base del proprio lavoro avrà una ricaduta pesantissima».

Qual è il suo giudizio sulla bozza della riforma presentata dal Ministero e che adesso inizia l’iter parlamentare?

«Questa riforma, incentrata sulla società pubblica Porti d’Italia S.p.A., punta a rendere il sistema portuale italiano storicamente disomogeneo molto più centralizzato. L’obiettivo è quello di coordinare gli investimenti strategici nazionali, gestire le grandi opere infrastrutturali e promuovere il sistema portuale italiano creando una semplificazione ma il rischio è che possa complicare se non si definisce bene chi decide cosa. Certo è che le AdSP verranno alleggerite proprio sulle opere infrastrutturali che hanno sempre caratterizzato la loro azione tenendo presenti le peculiarità degli scali. Spiace constatare che nella riforma non ci sia spazio per il fondo di accompagnamento all’esodo per i lavoratori dei porti che garantirebbe il ricambio generazionale e il riconoscimento del lavoro portuale come usurante. Su questi temi mi sarei aspettato maggiore sensibilità dal governo».

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