Il Tirreno

Il braccio di ferro

Terminal gas a Piombino, Giani non si smuove «Non firmo senza compensazioni»

di Luca Centini

	Il rigassificatore di Piombino
Il rigassificatore di Piombino

Posizione immutata nonostante il decreto convertito in legge

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PIOMBINO.  Decreto o non decreto la posizione non cambia. «No, io quella autorizzazione non la firmo, a meno che il governo non conceda le compensazioni pattuite prima dell’arrivo della nave». Così il presidente della Regione Eugenio Giani, commissario straordinario al rigassificatore di Piombino, ribadisce il proprio status di “spina nel fianco” sul terminal gas di Piombino, che è destinato a restare operativo anche dopo i tre anni previsti dalla autorizzazione rilasciata proprio dal commissario Giani nel 2022. In questi giorni il decreto legge ha di fatto prorogato la permanenza del terminal gas sulla banchina Est della darsena Nord di Piombino fino a quando si possa concretizzare l’ipotesi di trasferimento della nave (al momento non si registrano novità) o fino al rilascio di una nuova autorizzazione. Senza, tuttavia, imporre un limite temporale.

La conclusione positiva dell’iter parlamentare del “decreto commissari”, tuttavia, non ha modificato di una virgola la posizione assunta ormai da mesi dal commissario straordinario al rigassificatore a cui spetta, spiega lo stesso Giani, la firma di una nuova autorizzazione che, sulla scia del decreto, dovrebbe garantire l’operatività del terminal gas anche dopo i tre anni di esercizio previsti nel decreto commissariale firmato nell’agosto del 2022. «Ho già spiegato a voce la mia posizione al ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin – risponde Giani al Tirreno che lo ha contattato sulla questione del rigassificatore, alla luce della conversione in legge del decreto commissari – nelle prossime ore provvederò a inviare una comunicazione formale al governo. Lo farò per chiarire che senza un impegno concreto sulle compensazioni io non sono disposto a firmare alcuna autorizzazione». Il presidente della Regione va più in profondità. «Il decreto parla di una proroga degli stessi atti autorizzativi rilasciati prima dell’arrivo della nave – argomenta Giani – ecco, nell’agosto del 2022 io ho firmato l’autorizzazione che tuttavia era subordinata al rispetto delle compensazioni per il territorio, inserite nel memorandum e concordate a suo tempo con il governo Draghi. Quindi, se si ritiene che vi siano le condizioni affinché il rigassificatore debba restare nel porto di Piombino anche dopo la scadenza prevista, dovranno essere rispettati i punti del memorandum».

Dichiarazioni simili a quelle rilasciate dal commissario straordinario al rigassificatore nella conferenza stampa del gennaio scorso. La permanenza della nave a Piombino senza le contropartite per il territorio non è un’ipotesi contemplata dal presidente Giani. Quindi? Come si esce da questo cortocircuito istituzionale tra Firenze e Roma? Questo Giani non lo dice espressamente, ma basta unire i puntini per dare forma alla nuova fase del braccio di ferro istituzionale. Se il governo vorrà continuare a spingere sull’acceleratore del Gnl a Piombino, senza allargare il cordone della borsa a favore della città, potrà farlo solo rimuovendo il presidente Giani dal ruolo di commissario straordinario. Sarebbe Roma, dunque, ad assumersi la piena responsabilità della proroga concessa. Se, invece, il ministero sarà disposto a riaprire concretamente il tavolo delle contropartite, allora la frattura tra governo e Regione potrà essere evitata. I tempi per capire quale strada Pichetto Fratin intenderà percorrere dovrebbero essere brevi. La comunicazione “formale” annunciata dal commissario Giani, sarà recapitata a Roma già nelle prossime ore.
 

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