Lutto
Daniela, da Montecatini alla Spagna: la storia della mamma 40enne morta nel disastro ferroviario
Dalle radici familiari nella zona della Caciona a una carriera internazionale nel settore della diagnostica per immagini. Il ricordo commosso della cugina Daniela Dami: «Quel meraviglioso sorriso non potrà più rallegrare la vita del suo bambino»
MONTECATINI. Daniela Dami piange Daniela Vannina Millàn Parlanti, sua cugina di secondo grado. Le lacrime montecatinesi raggiungono la Spagna dove ha tragicamente perso la vita nel disastro ferroviario di Urda, nei pressi di Toledo, la 40enne italo-venezuelana, iscritta all’Anagrafe degli italiani residenti all’esterno (Aire) dal 2008, con il certificato di nascita registrato in Comune a Montecatini (come lei anche sua madre, Ana Maria Parlanti). Era partita da Madrid diretta a Siviglia per lavoro.
Una carriera internazionale
La donna era nata a Caracas, ma il ramo materno della sua famiglia ha origine montecatinese, poi la sua carriera professionale, legata alle tecnologie di ecografia e diagnostica per immagini, l'ha portata a Panama, in Argentina e in Spagna. Si è formata all'Università Centrale del Venezuela, dove ha studiato Tecnologie Cardiorespiratorie tra il 2004 e il 2008. Dopo aver ricoperto diverse posizioni nel settore sanitario è entrata a fare parte di Philips Spagna nel 2019. Da allora lavorava a Madrid come specialista di supporto alle vendite cliniche.
Il ricordo della cugina
Daniela Dami, cugina di secondo grado della 40enne, non si dà pace. «Sono stati giorni terribili – racconta – fino all'ultimo minuto abbiamo sperato in un miracolo. Poi lunedì 2 novembre è arrivata la certezza. Daniela era morta, la sua giovane vita spezzata. Quel meraviglioso sorriso non potrà più rallegrare e consolare la vita del suo bambino di dieci anni».
Una storia che parte da Montecatini
La storia di Daniela Millàn Parlanti sembra quella di un film, con la trama che racconta di storie di emigrazione negli anni Cinquanta del secolo scorso. «Siamo tutti originari di Montecatini Terme – va avanti la cugina – nello specifico della Caciona, zona Casina Rossa. La zia Mara, che era la nonna della povera Daniela, si sposò per procura con Silvano Parlanti, anche lui di Montecatini Terme, che era già partito anni prima per l'Argentina. Lei era giovanissima, ma molto determinata. Con suo marito aprì un ristorante a Buenos Aires. Purtroppo nel periodo della dittatura dei militari, durante un tumulto, il ristorante fu distrutto e la coppia partita dalla nostra città scappò a Caracas, perdendo ciò che avevano con sacrificio costruito».
Una famiglia divisa dall’oceano, ma unita dagli affetti
Ma l’Oceano non è riuscito a dividere la famiglia Parlanti. «La zia Mara riuscì a ritornare a Montecatini per rivedere la sua adorata mamma dopo quasi trent'anni. Fu una festa enorme. Una tradizione che poi è continuata nel tempo. Tutte le estati cugini di primo e secondo grado, zii e zie puntualmente arrivavano in Toscana per trascorrere del tempo con tutti noi. A volte prendevano in affitto una casa a Fiesole, e poi ci incontravamo da noi a turno per ricordare e stare insieme. Noi cugini siamo tutti molto legati, ci vogliamo tantissimo bene. Anche i nomi di battesimo sono sempre gli stessi e si tramandano di famiglia in famiglia».
Le lettere, le cartoline e una poesia
«Di tutti quegli anni restano pacchi di lettere e cartoline, perché allora si comunicava in questo modo – prosegue Dami – personalmente ho voluto dedicare a questa mia enorme e meravigliosa famiglia anche una poesia, che dice: “Par Avion. Quel volo cercato da tempo sognato in una scesa di scale a Caracas, umide gocce sulla pelle, dentro gli occhi il tuo grande mare, ti raccontavo già nella prima vita, scorrendo le strade di righe nere sulla carta, par Avion era tempo di radio per voci lontane e l'emozione gustava, di quel pane straniero».
L’ultimo viaggio
Daniela era bellissima, intelligente e innamorata dell'Italia. «Lei si spostava continuamente per lavoro – dice ancora Daniela Dami – era solita prendere il treno, per ritrovarla hanno cercato subito in quella maledetta carrozza. Perché dalla prenotazione avevano visto che il suo posto assegnato purtroppo era proprio nel convoglio distrutto. Ormai le speranze sono finite. Il pensiero va a suo figlio e a tutti noi che la pensiamo tanto e non abbiamo più lacrime».
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