La rivolta sulla gestione dei rifiuti. Dopo la mossa di Montecatini, ci stanno quasi tutti i sindaci della Valdinievole
L’insofferenza è generale ma le voci hanno accenti differenti
Montecatini La rivolta ha toni e sfumature differenti come era prevedibile, ma comunque sempre di rivolta si tratta, espressa più o meno con vigoria. Le uniche a smarcarsi da quello che vuole essere un fronte della Valdinievole sono per ora le sindache di Massa e Cozzile Marzia Niccoli e di Larciano Lisa Amidei. La prima derubrica la cosa sul punto «non abbiamo i problemi di Montecatini»; l’altra invece non commenta.
Si è aperta comunque la strada agli scissionisti dopo che il Comune di Montecatini ha avviato la procedura per individuare un ente autonomo e indipendente che punti un faro sugli adempimenti contrattuali e sull’operato della società di gestione dei rifiuti Alia spa, attività in capo all’Autorità di ambito Ato Toscana Centro. Chiedendo l’adesione alla mossa anche delle altre amministrazioni, in modo appunto da formare uno schieramento che abbia poteri maggiori. Il tutto si spiega nel tentativo di arginare il caro bollette e migliorare la raccolta dell’immondizia.
Così la sindaca di Lamporecchio Anna Trassi: «Apprendo con enorme piacere e soddisfazione che anche altri sindaci, tra cui quelli di Comuni vicini al nostro, finalmente hanno compreso il problema del servizio raccolta e smaltimento rifiuti, così come attualmente viene gestito da Alia-Plures S.p.A., svegliandosi da un inspiegabile torpore. La mia posizione, condivisa dall’Amminstrazione da me guidata, è (o quantomeno dovrebbe essere) da tempo conosciuta e nota, avendo votato nelle assemblee pubbliche di Ato e di Alia, unico luogo deputato a manifestare (in questo caso) il proprio dissenso, convintamente e con cognizione di causa, sempre no sia ai bilanci previsionali che ai piani economici finanziari (Pef). Mi sembra chiaro chi sia stato contrario da sempre, avendo manifestato pubblicamente il proprio dissenso. Non posso che vedere di buon occhio questo fronte che sta nascendo, la cui esistenza ho appreso solo a mezzo stampa. Da parte mia non posso che ribadire quanto già sostenuto in data 13 agosto dal mio assessore al bilancio: chiedere al gestore e al controllore (Ato) l’apertura di un tavolo di confronto su tutte le criticità del servizio offerto, aumenti inclusi».
Apre un ulteriore varco il sindaco di Ponte Buggianese Nicola Tesi. «Il problema secondo me si chiama Alia, il problema si chiamano Firenze, Prato, Pistoia ed Empoli – afferma – chi governa questa società e l’amministra deve imporre a questo management di cambiare la sua politica, di passare da quella dei dividendi a quella dell’ottimizzazione dei costi e quindi alla riduzione delle tariffe. Il meccanismo non funziona, basta guardare il lato costa con Retiambiente: là le tariffe sono invariate da due o tre anni. E credo che la soluzione almeno per la Valdinievole Ovest sia il passaggio a Retiambiente. Qui invece credo che ci sia la necessità di cambiare il management di Alia». Altra proposta non banale del sindaco di Buggiano Daniele Bettarini: «Occorrerebbe una class action dei Comuni non soci di Alia ma obbligati ad averla come gestore che però non ricevono utili, pretendendo che una quota di questi vada ad abbattere le proprie tariffe. I Comuni soci (soprattutto i più grandi) la distribuzione degli utili se la spendono come vogliono essendo liberi di farlo, trovo quest'ultima cosa altamente immorale. Quindi posso anche aderire – aggiunge – ma solo se alle azioni annunciate si aggiungono le mie considerazioni, altrimenti perderemo solo tempo, il problema non è solo tecnico ma politico e direi anche morale».
A puntare il dito contro il modello di gestione di Alia - più che sull’Ato Centro - è anche Monsummano. Così la vicesindaca Monica Marraccini: «Credo che una razionalizzazione del servizio e della sua gestione siano necessarie e anche che Ato faccia e abbia fatto fin qui un ottimo lavoro di verifica, controllo e supervisione dell’attività del gestore. Ma la sterzata, affinché possa produrre risultati, deve avvenire all’interno di Alia e nell’indirizzo della sua attività. Dirimente sarà il prossimo piano industriale, è in quella sede che dovranno essere fatte le condivise scelte strategiche». Anche secondo il sindaco di Uzzano Dino Cordio «il problema più del controllore (Ato) sta nel controllato (Alia) che, a mio modestissimo parere, contiene al suo interno troppi soggetti non propriamente "liberi" da condizionamenti di natura politica. Non so se sfiduciare il lavoro di Ato sia la scelta giusta, considerando che a sorvegliare il lavoro fatto da Ato abbiamo messo una sorta di coordinamento politico». Dello stesso avviso il primo cittadino di Marliana Federico Bruschi: «Credo che il vero peso in questa questione lo abbiano Firenze e Prato che detengono quote rilevanti della società di gestione. Per noi il Piano economico e finanziario è in costante aumento e purtroppo in questo ultimo periodo devo anche registrare una diminuzione della qualità del servizio. Aggiungo che dovremmo rivedere anche il sistema di raccolta che non funziona».
Per il vicesindaco di Pescia Luca Tridente «in assemblea Ato abbiamo espresso voto contrario perché avevamo già valutato in modo approfondito i contenuti del Pef. Se ci sarà l’occasione per una discussione e un approfondimento a un livello più ampio non ci tireremo indietro, perché continuiamo a ritenere che questa situazione non sia più sostenibile per nessuno». La sindaca di Pieve a Nievole Gilda Diolaiuti tende la mano: «Dopo un'approfondita analisi del Pef a livello politico e tecnico, la nostra amministrazione ha deciso di votare in modo contrario. Se altri Comuni che hanno avuto una posizione differente dalla nostra decidono di svolgere ulteriori approfondimenti non possiamo che esserne soddisfatti: più si entra nel merito della questione e meglio è per i cittadini e le imprese». Da Chiesina Uzzanese il vicesindaco Lorenzo Vignali dice che «in linea di principio controllare le spese e i costi che ricadono sui cittadini non può che trovarmi d’accordo, ma di fatto si andrebbe a creare un doppione nell’attività di controllo andando a sfiduciare l’Ato e gli altri sindaci». l
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