Montecatini, l’amministrazione: «Insostenibili i 9 milioni di euro per la piscina. Valutiamo anche la demolizione per ricostruirla più piccola»
Cautela di viale Verdi sulla strada da prendere per la riapertura dell’impianto di via Cimabue
Montecatini Quello della piscina comunale è probabilmente il dossier più complicato che attende l’amministrazione nei prossimi mesi. «Non nascondiamo le nostre difficoltà, ma non ci sentiamo responsabili di questa situazione», ammette il sindaco Claudio Del Rosso.
Per dare una nuova vita all’impianto di via Cimabue - chiuso dall’agosto 2024 nella parte al coperto e senza gestore da fine gennaio per scadenza naturale della concessione, in fase di valutazione una riapertura estiva - è in corso la manifestazione d’interesse nella procedura di partenariato pubblico-privato. «La cifra di 9 milioni di euro emersa nella prima proposta arrivata per la ristrutturazione radicale e la gestione ventennale è plausibile, ma non sostenibile per il bilancio comunale – ancora Del Rosso – noi ora dobbiamo capire cosa possiamo fare e quanto possiamo pagare».
È in questo scenario che si inserisce anche l’ipotesi di una demolizione totale o parziale della struttura, per poi ricostruirla più piccola ma al passo coi tempi e con le norme. Aggiunge il sindaco: «Il detto “faccio prima a tirarla giù che a rifarla” potrebbe calzare a pennello. La piscina rappresenta perfettamente Montecatini: un impianto costruito nei primi anni ’80, allora all’avanguardia ma poi lasciato a se stesso, senza interventi significativi di manutenzione in oltre 40 anni. Questo ragionamento vale anche per il Palaterme, il bocciodromo, lo stadio, il cimitero, il Palavinci dove il cantiere partirà a giugno, il Palazzo del Turismo ex Apt, per non parlare poi delle nostre Terme. Stiamo cercando di risolvere una serie di problemi che non sono mai stati affrontati nei decenni. Ma la responsabilità della piscina chiusa non è certo nostra».
La storia più recente è ripercorsa dal dirigente ai lavori pubblici, Claudio Gariboldi. «Il reparto tecnico ha fatto una ricognizione degli ultimi 15 anni di gestione, dal 2011 quando è partita la concessione scaduta due mesi fa – spiega Gariboldi – secondo quel contratto, la manutenzione ordinaria e straordinaria era in carico al gestore. Il Comune ha finanziato in questi anni con 620mila euro, mentre mancano da parte del concessionario le opere di manutenzione, quantificate in almeno 300mila euro. Ci sono inoltre tre cause intentate contro il Comune durante la precedente amministrazione, tutte per presunte pendenze economiche». «Le condizioni attuali sono pessime – va avanti il dirigente – nonostante i lavori tampone da 80mila euro fatti a inizio 2025 e le opere provvisionali del 2017, con installazione di puntelli e reti di protezione, ma tutto si è deteriorato. La ristrutturazione da fare è ingente: secondo una stima, la piscina rinnovata e messa in sicurezza potrebbe costare 150mila euro l’anno di sole spese ordinarie, utenze e quant’altro».
L’ultima spada di Damocle è una relazione tecnica dell’ottobre 2023 e spuntata l’agosto successivo - «eravamo in carica da due mesi ed emerse subito questo grave aspetto», evidenzia Del Rosso - che ha portato appunto alla chiusura della parte al coperto per la mancanza delle condizioni di sicurezza. E c’è un parere dell’Anac (Autorità anticorruzione) con il quale si rileva come il contratto stipulato nel 2011 per la gestione «risulta sin dalla sua genesi viziato da elementi di criticità, non avendo l’amministrazione adeguatamente valutato né le fasi progettuali, né il piano economico finanziario presentato in sede di offerta, rivelatosi successivamente non sostenibile».
Ecco perché c’è molta cautela sulla strada da prendere per la rinascita della piscina comunale. La sostanza del discorso: meglio qualche tempo di chiusura in più, che altri guai all’orizzonte. «Va valutato nel miglior modo possibile l’investimento, ma non possiamo ingessare la macchina amministrativa solo per questo impianto», sottolinea l’assessore allo sport Marco Silvestri. «E io non ho mai detto che rifare la piscina è a costo zero – precisa l’omologo ai lavori pubblici Luca Bini – ma che il Comune con il partenariato inizierà a pagare una volta consegnato l’impianto a lavori conclusi, ma va valutato bene il progetto, che in questo procedimento ci verrà fornito a costo zero senza che ci sia il diritto di prelazione per chi ha formulato la prima proposta».
