I progetti di Cardini per le Terme di Montecatini: «Resort di lusso alle Leopoldine e bungalow nel parco della Salute»
Parla l’imprenditore interessato a rilevare all’asta gran parte del patrimonio termale
Montecatini Leopoldine e Salute al centro del progetto (ma non per questo non vi potranno rientrare anche altri stabilimenti con ruoli che al momento sembrano più da “comprimari”); strutture dell’accoglienza prefabbricate (come nella migliore tradizione del protagonista dell’operazione), ma anche un centinaio di camere di livello medio-alto (per non dire luxury); un termalismo che punterà dritto al wellness, ma senza dimenticare il prodotto tradizionale (la cura idropinica). Tutto con un investimento da (almeno) 100 milioni di euro, tra acquisto degli immobili e loro ristrutturazione (ma è solo la base di partenza). I tempi? «Speriamo di poter iniziare i lavori entro il 2026». Benvenuti nelle Terme targate Claudio Cardini. La famiglia dell’imprenditore di origine pratese (e residente a Firenze) quarant'anni fa ha fondato la Human Company (che però non partecipa direttamente all’operazione), che da un semplice campeggio a Figline Valdarno è in poco tempo diventata un’azienda florida e specializzata in turismo all’aperto, ma anche nel settore delle dimore di lusso. È lui che, assieme ad altri soci riuniti in una neonata società, la Apt Terme, ha presentato un’offerta irrevocabile d’acquisto per il patrimonio termale, che si va così ad affiancare all'interesse già manifestato da Regione (Tettuccio, Regina ed Excelsior), Comune (Torretta) e Fondazione Caript (Tamerici).
Cardini, da cosa nasce il suo interessamento nei confronti delle Terme?
«Beh, basta guardare la maestosità del Tettuccio per innamorarsi di questa città, che può rinascere sfruttando anche i flussi turistici provenienti da Firenze, ora che i collegamenti ferroviari si sono sviluppati grazie al raddoppio dei binari».
Però in tanti dicono che Montecatini ha bisogno di ripartire, di una nuova stagione di rilancio. Cosa le manca, secondo lei?
«Diciamo che attualmente somiglia a un ristorante che deve essere dotato di sedie e tavolini…».
E quelli li portate voi?
«Li vorremmo portare noi, sì. Mi immagino una Montecatini scintillante, quella che avevo negli occhi di giovane pratese che veniva spesso nella vostra città e ne restava affascinato. I turisti devono tornare a emozionarsi nel vedere tanti alberghi presenti, tutti aperti».
Però non ci ha detto tutto: il suo interesse non può essere nato solo da uno stato emozionale…
«È vero, mi ero affacciato da queste parti due-tre anni fa perché c’erano tanti hotel in vendita e il nostro gruppo aveva bisogno di soddisfare la crescente domanda, cui riuscivamo a rispondere con sempre maggiori difficoltà. Poi non se ne è fatto nulla, ma ancora questo fronte non è chiuso».
Lei sembra farla facile: si passa dal possibile acquisto di un albergo inattivo all’interesse verso il nucleo centrale di un intero territorio: le Terme.
«Eppure è così, con il tempo si è aperta questa possibilità. Non nascondo però che è cambiato tutto con l’opportunità offerta dall’amministrazione comunale di poter realizzare strutture dell’accoglienza all’interno degli stabilimenti termali».
Aspetti, chiariamo questo punto fondamentale: di quali stabilimenti parliamo e di quale tipologia di struttura ricettiva?
«Mi riferisco in particolare a Leopoldine e Salute. Nel primo caso penso a un complesso da 100 camere, tutte di livello medio-alto, con una bella spa e la piscina, seppure con un’area ridotta rispetto al progetto originario. Alla Salute vedo invece una serie di prefabbricati distribuiti nel parco, un’area di 3-4 ettari: in questo campo sono abbastanza esperto, essendo già proprietario di quasi 8mila bungalow. In entrambi i casi, ad ogni modo, nessuna nuova costruzione in muratura nel progetto di cui si occuperà Marco Casamonti, un architetto di fama internazionale che dà garanzie di qualità».
E tutto il resto del patrimonio immobiliare delle Terme?
«Le Redi meritano sicuramente attenzione, a oggi sono sfruttare al massimo al 25% delle loro possibilità. Il Grocco? Perché no. Ma non vado oltre: ancora non c’è neanche il bando di vendita».
Ma la vostra offerta di acquisto, sì. A proposito, ci dà qualche cifra?
«Circa 15 milioni di euro per l’offerta, ma poi servirà un investimento da almeno altri 80 milioni. È ancora tutto in divenire».
Qualcuno ha sollevato timori circa una disattenzione verso l’attività termale più “classica”.
«Se si riferisce alla cura idropinica, posso dire che l’attività proseguirà. Ma dovremo dotare le strutture di maggiori servizi e qualità. Un punto di riferimento potrebbe essere Fiuggi, che per me ha la spa più bella del mondo, o - per restare in Toscana - Saturnia. I clienti chiedono l’idropinica? E noi dovremo essere in grado di dargliela. Ma, come dico spesso, sempre meglio un Inferno con servizi adeguati che un Paradiso che ne è privo».
E per questo Paradiso (con servizi), quanto dovremo aspettare?
«Entro un mese dovrebbe essere pubblicato il bando di vendita, poi ci saranno novanta giorni per raccogliere le offerte. Direi che in estate si dovrebbe definire il tutto. Speriamo quindi di poter iniziare i lavori entro la fine dell’anno. Il primo intervento? Mi piacerebbe portare a termine quel che è stato lasciato a metà ormai da 15 anni (ovvero le Leopoldine, ndr)». l
© RIPRODUZIONE RISERVATA
