Montecatini, di padre in figlio. Lorenzo Colonnese vince al Viareggio (ed è il miglior giocatore)
Neo 18enne, è il capitano del Genoa che ha trionfato alla Coppa Carnevale. Dal calcio al basket, perché è anche nipote d’arte: la famiglia materna si chiama Natali
Montecatini Da difensore centrale, il suo idolo è Sergio Ramos. Ma l'umiltà e la concretezza sono quelle del babbo, quel Francesco “Ciccio” Colonnese che per quasi 15 anni ha calcato i rettangoli verdi della serie A, con le maglie di Roma, Napoli, Inter, Lazio e Siena. Forza fisica (è 1,85), carisma, un sogno da inseguire e una maturità fuori dal comune per un neo 18enne (classe 2007). Ma soprattutto, da lunedì, anche il trofeo della 75ª edizione della Viareggio Cup, alzato da capitano con la maglia del Genoa under 18 (1-0 in finale con la Fiorentina), con tanto di premio come miglior giocatore del torneo vetrina di calcio giovanile. In questo momento Lorenzo Colonnese, campioncino di Montecatini partito dal Margine Coperta, è sulla bocca di tutti. Essere figlio d’arte non è mai facile - nel suo caso anche nipote d’arte sia di nonno che di zio materni, Gino e Nicola Natali, leggenda del basket termale e capitano degli Herons Montecatini in serie B Nazionale - ma da come parla ha già la mentalità di un professionista.
Lorenzo, questa Viareggio Cup è stata meglio di un sogno. Che cosa provi?
«È un torneo che venivo a vedere da bambino, speravo un giorno di essere in campo ma mai avrei pensato di vincerlo e di essere premiato come miglior giocatore. Invece il sogno si è realizzato, peraltro in un bellissimo impianto rinnovato per l'occasione. Abbiamo vinto da vera squadra, il nostro motto è la concretezza e credo siano emerse anche le nostre qualità umane. Per me vincere doppiamente è stato molto emozionante».
Anticipi, chiusure, dominio nelle palle alte, ma anche una certa leadership. Ti ispiri a Sergio Ramos, cosa ti piace di lui?
«Ammiro le sue qualità fisiche, la sua elevazione ma anche la sua tecnica nell’impostazione e la capacità di far gol. Cerco di ispirarmi a lui, quest’anno con l’under 18 ho segnato tre volte di testa. La leadership può essere una caratteristica innata, nel tempo la sto sviluppando anche perché nel mio ruolo è importante guidare i movimenti della linea difensiva».
Beh, in famiglia c’è qualcuno che può darti consigli preziosi..
«Il babbo è la mia guida in tutto. Facendo anche io il difensore, mi ha sempre dato consigli tecnici e sui movimenti. Ma soprattutto mi ha insegnato che crescere come uomo è ancor più fondamentale».
Questo te lo avranno detto anche il nonno e lo zio.
«Il nonno mi ha sempre dato consigli saggi, non solo sugli aspetti di campo ma soprattutto su ciò che ruota attorno al giocatore. Nicola è il mio fratellone, sono molto legato a lui. Lo stimo per l'uomo che è oltre al basket, anche per ciò che ha studiato e che piacerebbe studiare anche a me (avendo fatto la “primina” è al quinto anno, ndr), cioè l’ambito del management e marketing applicati allo sport e al calcio».
Che effetto fa avere Marcello Lippi come tifoso e amico di famiglia?
«Bellissimo, ha seguito tutte le mie partite assieme a sua moglie, due veri tifosi. Quando c’è lui nella stanza si nota. È una persona incredibile».
Dal Margine Coperta al Genoa, che percorso è stato e che cosa ti aspetta?
«Nel Margine ho mosso i primi passi, poi sono stato cinque anni al Tau Altopascio dove ho avuto l’opportunità di crescere. Questo è il mio quarto anno al Genoa, che è diventata la mia casa. Ho trovato un ambiente bellissimo, che vive di calcio. Quest’anno mi alleno con la Primavera e gioco nell’under 18 coi miei coetanei. Allenarmi coi ragazzi più grandi mi aiuta tantissimo a migliorare come giocatore, spero di dimostrare il mio valore. Con l’under 18 siamo attaccati ai playoff, di qui a giugno vorremmo toglierci un'altra soddisfazione. Per il futuro vedremo, a fine anno andrò in scadenza di contratto».
Ma è vero che da piccolino giocavi anche a basket?
«Sì, grazie a Raffaele Romano che è stata una figura importante per me. Con lui ho fatto un po’ di minibasket, quando ancora riuscivo a fare più sport, e questo mi ha aiutato anche nel calcio, nel salto e non solo. Sono tuttora appassionato di basket, grazie anche al nonno e a Nicola. Quando posso seguo sempre gli Herons». l