La vacanza per le mete più pop (e vip) si paga a rate? Il don toscano rilancia: «Io vi do un’alternativa». E consiglia tre cammini speciali
Pur di fare la valigia per le ferie di agosto tante famiglie carraresi (e non solo) ricorrono ai prestiti. Le aspettative crescono però insieme ai debiti: ecco come si può uscire dal circolo vizioso, le parole di don Piero Albanesi, parroco del Duomo
CARRARA. Ci sono anche i soldi entrati nei conti correnti dei carraresi (e subito usciti) in quei 170 milioni di euro che gli italiani hanno chiesto a banche e finanziarie nei primi cinque mesi del 2026 per potersi permettere di andare in vacanza: e chissà la cifra – calcolata da un’indagine di Facile.it e rilanciata anche dal Sole 24 ore – a quanto è cresciuta nei mesi successivi fino a questi giorni di ferie d’agosto. Prestiti personali, è semplice. Nella Capitale del marmo capita, anzi, è sempre capitato, che si viva al di sopra delle proprie possibilità, annaspando nell’attesa che giunga il giudizio degli altri: fa parte del “costume locale”, non un vizio, ma un’abitudine.
Basta mettere il naso nelle tasche dei vicini di casa o tendere l’orecchio sotto l’ombrellone per scoprire che sono sempre di più i carraresi che ricorrono ai soldi in prestito – si indebitano opprimendosi mensilmente con rate da pagare – pur di fare la valigia. E se a Natale si può anche stare sul divano, d’estate no: bisogna andare; quest’anno in Calabria a Tropea, in Puglia a Vieste, a San Teodoro in Sardegna; in Francia e Spagna, Grecia e Croazia. Must-have. Anche per il divertimento si vive di diktat. Santo cielo. Deve esistere un’altra strada che non esclude il diritto allo stare bene. Il Tirreno l’ha cercata per i suoi lettori sottoponendo il fenomeno della vacanza a rate a un uomo di spirito: di fede, ma in grado di fornire anche risposte laiche, brillante e arguto interprete dello Specchio dei tempi. È don Piero Albanesi, parroco del Duomo di Carrara.
Cosa ne pensa delle vacanze a tutti i costi, anche a rischio indebitamento delle famiglie?
«Credo sia un bisogno indotto dalla società. Ognuno deve far vedere che fa qualcosa e deve farlo nei soliti luoghi. E invece si possono trovare fresco e svago anche al di fuori dei contesti turistici inflazionati».
Ha un suggerimento da dare a caldo?
«Innanzitutto, direi di stare attenti ai desideri indotti da una società che è in grado di pilotare le nostre necessità: a questo aspetto, sì, presterei attenzione perché puoi avere tante aspettative per un’esperienza, la fai, e poi resti deluso. Chiediamoci: ma che bisogno c’è di andare in vacanza in quella località lì? Perché ci vanno tutti? Basta questo?».
Secondo lei, la vacanza cosa dovrebbe essere?
«A prescindere dalla fede, bisogna liberarci dagli schemi che ci imprigionano. La vacanza deve essere un’esperienza che ci rigenera interiormente, e invece vedo che la tendenza è quella di riempire i soliti luoghi, come se i luoghi dovessero essere riempiti. La vacanza invece è stare con persone con cui condividi esperienze di vita, a contatto con la natura: per me, per esempio, è questo.
Cosa non fare e cosa fare.
«Banale è scoprire località, luoghi, posti perché vengono lanciati da un film o da un blogger. Ognuno, invece, ha dentro di sé la capacità di poterseli scegliere, di trovare il proprio posto che magari non è frequentato in modo massiccio. Un aspetto interessante della vacanza è conoscere persone in quel contesto dove ti trovi: se vai dove c’è un gran affollamento, istintivamente tendi a stare per conto tuo».
Ci racconta una sua vacanza recente?
«Con gli scout, per esempio, siamo stati in Trentino e abbiamo percorso tutto il “gruppo” delle Dolomiti sopra Predazzo e sopra Moena. È stata un’esperienza anche faticosa, avevamo 15 chili di zaino...».
Una vacanza-pellegrinaggio.
«Attenzione, però, a prescindere dalla motivazione della fede, l’esperienza dei pellegrinaggi dovrebbe indurre a fare cammini non necessariamente battuti: il Cammino di Santiago, per esempio, è ormai iper-gettonato, rischi di fare file infinite con una folla immensa».
Che cosa consiglia, quindi?
«Ci sono cammini minori come la Via del Volto Santo in Lunigiana ( via della fede, percorsa anche da escursionisti laici, che corre dalla Lunigiana a Lucca, ndr) o della Via Francigena (l’antica via di pellegrinaggio medievale, da Canterbury, in Inghilterra, fino a Roma, attraversando la Francia e la Svizzera, ndr). Un altro cammino può essere quello della Via degli Abati, da Bobbio a Pontremoli (attraverso l’Appennino, ndr).
Perché uno dovrebbe scegliere una vacanza-in marcia?
«Perché queste sono esperienze interessanti: attraversi paesi che non sono dentro circuiti turistici noti, ma vuoi mettere il fascino di fermarti a salutare un bambino o un anziano? Ti arricchisci della vita degli altri e dai qualcosa. Sono esperienze anche a buon mercato perché non sono luoghi massivamente proposti dove sperperi denaro perché aumenta la domanda; certo, presuppongono prestazioni fisiche che non tutti possono avere, ma ti dai la possibilità di smarcare proposte nuove, di scoprire di che cosa hai davvero bisogno, di avere l’effetto-wow, la sorpresa, che è la persona del giorno. A proposito: a fine settembre io vado con un altro prete giovane sulla Via Vandelli (storica strada del ’700), partiamo da Modena e arriviamo a Massa: se qualcuno volesse venire, ci chiami».
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